In un precedente articolo avevamo riferito delle gravi violazioni alla libertà di culto imposte con il pretesto della pandemia dal sindaco di New York, il democratico Andrew Cuomo (leggi qui).

Il reverendissimo Nicholas Di Marzio, settimo vescovo della diocesi di Brooklyn ha citato in giudizio Cuomo.

Lo stesso ha fatto anche la comunità ebraica ortodossa, che ha anche organizzato proteste per le strade e ha definito i provvedimenti del sidaco dem “un pogrom soft”.

Il 25 novembre la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso un’ordinanza che blocca temporaneamente le restrizioni di blocco di New York sui luoghi di culto.

Il cuore della sentenza è contenuto nelle seguenti righe:

“I membri di questa Corte non sono esperti di sanità pubblica, e dovremmo rispettare il giudizio di coloro che hanno una particolare competenza e responsabilità in questo settore. Ma anche in una pandemia, la Costituzione non può essere messa da parte e dimenticata. Le restrizioni qui in discussione, impedendo di fatto a molti di partecipare alle funzioni religiose, colpiscono il cuore della garanzia di libertà religiosa del Primo Emendamento.” (leggi qui )

Il giorno precedente la sentenza, il vescovo Nicholas Di Marzio ha pubblicato una lettera che denuncia i gravissimi abusi alla libertà di culto.

E’ quanto mai attuale considerando quanto sta accadendo in Europa e soprattutto in Francia.

La lettera è stata pubblicata su The First Thing, ne riportiamo di seguito ampi stralci nella traduzione di Wanda Massa.

 

Andrew Cuomo (Governatore NY) - Nicholas-Di Marzio (vescovo di NY)
Andrew Cuomo (Governatore NY) – Nicholas-Di Marzio (vescovo di NY)

 

 

IL DIRITTO AL CULTO

 

di Nicholas Di Marzio, 24 Novembre 2020

 

In ottobre, lo Stato di New York ha ordinato un nuovo ciclo di severe restrizioni per il COVID-19 che violano il diritto al libero esercizio della religione. Come pastore della Diocesi cattolica romana di Brooklyn e del Queens, non mi è rimasta altra scelta se non quella di intentare una causa contro lo Stato di New York e il governatore Andrew Cuomo. Nonostante ciò che dice la Costituzione degli Stati Uniti, ai newyorkesi della diocesi di Brooklyn è stato negato il diritto al libero esercizio della religione. Questa causa è ora giunta alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Attendiamo una decisione sulla possibilità che la più alta corte del paese conceda un’ingiunzione d’emergenza per impedire al governatore di applicare tali restrizioni, mentre il nostro caso procede nei tribunali di grado inferiore.

Il punto in questione è il fatto che lo Stato non considera la Chiesa un servizio essenziale. Ma la pratica della propria fede, e il rapporto di una persona con Dio, è senza dubbio una parte essenziale della vita. E direi che la fede di una persona è molto più critica di altri servizi che lo Stato di New York ha classificato come essenziali durante questa pandemia. Le chiese sono state inglobate a teatri, sport e strutture ricreative. […] I negozi di liquori sono considerati “essenziali”, ma partecipare alla Messa non lo è. Questo sfida la logica.

Il governo Cuomo ha istituito zone rosse e arancioni a Brooklyn e nel Queens in ottobre, riducendo la capacità delle chiese all’interno di queste zone a 10 o 25 persone. Le limitazioni imposte, a seconda della classificazione delle zone, ci hanno essenzialmente costretto a chiudere le nostre chiese in quelle zone, nonostante la riuscita attuazione di un piano di riapertura che ha permesso un culto sicuro da quando abbiamo riaperto le nostre chiese a luglio. New York non ha nemmeno considerato le dimensioni delle nostre chiese, molte delle quali possono contenere da 800 a 1000 persone. Limitare la partecipazione a 10 o 25 persone socialmente lontane, che indossano la maschera in queste chiese è ridicolo.

La chiusura di tutte le nostre chiese nella primavera del 2020, durante il culmine della pandemia di coronavirus, è stata devastante per i cattolici di questa diocesi. Per tredici settimane (compresa la Settimana Santa e la Pasqua), da metà marzo fino al fine settimana del 4 luglio, ai nostri fedeli è stata negata ogni possibilità di ricevere la Santa Eucaristia, che li avrebbe nutriti e rafforzati nel corso della pandemia.

Durante la chiusura, ho istituito una task force diocesana operativa COVID-19 che ha analizzato ogni aspetto della nostra Santa Messa e del nostro ambiente ecclesiale. Sotto la guida dell’ex commissario per la gestione delle emergenze della città di New York, Joseph Esposito, questa task force, composta da professionisti esperti, ha sviluppato un piano per il ritorno sicuro alla messa e si è assicurata che le nostre chiese fossero pronte ad aprire quando gli è stato permesso di farlo. La sicurezza dei nostri parrocchiani in tutta Brooklyn e nel Queens è sempre stata la nostra massima priorità.

Sono molto orgoglioso del lavoro di tutti coloro che sono stati coinvolti nella task force COVID-19, di tutti i nostri pastori, dei parroci e del personale, che hanno responsabilmente aderito ad ogni linea guida. Dalla nostra riapertura a luglio, nessuna delle nostre chiese ha avuto un’epidemia di coronavirus. Le nostre chiese sono luoghi sicuri e i nostri protocolli funzionano.

Mentre continuiamo a contestare queste restrizioni di capacità dello Stato in tribunale, abbiamo ripetutamente sottolineato l’iniquità del loro approccio a largo raggio. Sosteniamo che lo Stato deve adattare le loro restrizioni alle diverse situazioni a causa del loro effetto sul sacro diritto al culto.

La pandemia di coronavirus si è impadronita delle nostre vite per gran parte del 2020 e ha colpito ogni singolo aspetto della nostra società, inclusi l’istruzione, la salute, i trasporti e gli affari. […]

La diocesi concorda con lo Stato che ha il dovere di proteggere i suoi cittadini. Allo stesso tempo, questo obbligo non può essere così estremo da violare il diritto delle persone a praticare la loro religione. Di fronte a molte vite perse, a molte malattie, allo stress e alle sfide, le porte della nostra chiesa dovrebbero essere aperte ora più che mai. Le persone si rivolgono a Dio per pregare per i propri cari, per la salute e per i lavoratori essenziali, per se stessi e per una cura. La gente desidera un senso di normalità e di libertà dall’isolamento, e la Messa ha dato questo senso di speranza a tanti.

Nonostante ciò che abbiamo sopportato, la forte fede e l’impegno della nostra gente è fonte di ispirazione. Hanno rispettato tutte le linee guida e i regolamenti in modo da poter partecipare alla Messa e ricevere la Santa Eucaristia in tutta sicurezza.

La diocesi di Brooklyn continuerà a seguire tutte le regole e a far rispettare i protocolli di sicurezza che abbiamo implementato mentre la pandemia di coronavirus continua ad affliggerci. Rimarremo anche fermi nei nostri sforzi per fare in modo che il nostro diritto al culto non ci venga mai tolto.

 

 

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