L’articolo della professoressa Ines Murzaku è stato pubblicato su Catholic World Report e la traduzione è a cura di Ricardo Zenobi

 

Chiesa di Santa Sofia a Istambul

Chiesa di Santa Sofia a Istambul

 

 

di Ines Murzaku

 

“Lascia il posto, dico, rinomato Campidoglio, lascia il posto!” Così scrive Paolo Silenziario (morto nel 575-580), un poeta e ufficiale di palazzo greco a Costantinopoli, famoso per i suoi poemi brevi, ottanta dei quali sono giunti fino a noi. Nel suo poema Descrizione di Santa Sofia, descrisse la magnifica chiesa costruita dall’Imperatore Giustiniano I dell’Impero Romano d’Oriente, che regnò dal 527 al 565:

Sopra di tutto sorge nell’aria incommensurabile il grande elmo [della cupola], che, chinandosi, come i cieli radiosi, abbraccia la chiesa. E nella parte più alta, sulla corona, era raffigurata la croce, la protettrice della città. Ed è meraviglioso vedere come la cupola sale ampiamente dal basso, e cresce di meno man mano che giunge più in alto. Tuttavia non sale verso l’alto fino a un punto acuto, ma è come il firmamento che poggia sull’aria, sebbene la cupola sia fissata sui forti dorsi degli archi.

Secondo Paolo Silenziario, il rinnovamento imperiale, che includeva edifici, intrapreso da Giustiniano, ha di gran lunga sorpassato la Vecchia Roma o la primogenita Roma Latina. Ma il poeta va un passo oltre nel suo poema dedicato alla magnificente chiesa di Hagia Sophia, chiedendo alla Vecchia Roma sul Tevere di lasciare il posto alla Nuova sul Bosforo, perché Costantinopoli era di gran lunga superiore a sua madre – la Vecchia Roma:

Ma vieni, feconda Roma, e inghirlanda il nostro imperatore vivificante, vestendolo abbondantemente di inni puri. . . perché, sollevando questo tempio senza misura sul tuo braccio, ti ha resa più brillante di tua madre sul Tevere. Lascia il posto, dico, rinomato Campidoglio, lascia il posto!

La scorsa settimana, la corte turca ha decretato che la chiesa di Hagia Sophia, di quasi 1500 anni, debba “lasciare il post” dall’essere un museo per diventare una moschea, con l’inizio della preghiera islamica pianificato per il 24 luglio. Folle di sostenitori di Erdogan e del suo Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) si sono riunite di fronte ad Hagia Sophia celebrando la vittoria. Per i sostenitori di Erdogan la decisione di vedere Hagia Sophia convertita in moschea ha significato una seconda vittoria del sultano Maometto II, che il 29 maggio 1453 catturò la città di Costantinopoli e convertì Hagia Sophia in moschea. Erdogan ha mantenuto la sua promessa, dato che tale conversione era parte del suo programma politico.

Perché Erdogan è così ansioso che Hagia Sophia sia una moschea?

La conversione di Hagia Sophia da museo a moschea è parte del programma di cambiare la Turchia e rinnovare l’influenza del vecchio Impero Ottomano. Sotto la guida di Erdogan, la Turchia si sta liberando del kemalismo – ossia, il lascito di Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938), fondatore della moderna Turchia e padre della nazione.

Ataturk promosse l’occidentalizzazione secolarizzata e una Turchia riformata impegnata con ideali europei. L’abolizione del tipico Fez turco indossato dagli uomini fu una delle riforme visibili di Ataturk; i turchi dovevano sembrare europei anche nella moda. La riforma dei cappelli, dare il diritto di voto alle donne, e la riforma dell’alfabeto che cambiarono la scrittura turca dall’alfabeto arabo a quello latino sono solo alcuni dei cambiamenti fatti da Ataturk. La sua Turchia era una Turchia europea, senza il lascito Ottomano; era una potente Turchia europea e secolare. È stato Ataturk a convertire Hagia Sophia da moschea a museo, poiché “voleva rendere Hagia Sophia segno della transizione da un impero teocratico con una mentalità conquistatrice, all’eguale cittadinanza in una società secolare, in uno stato secolare”, ha detto Sua Eminenza l’Arcivescovo Elpidophoros, capo della Chiesa Greco Ortodossa negli Stati Uniti, che è cresciuto ad Istanbul, in un’intervista del 14 luglio 2020 alla BBC.

Erdogan ha abbracciato ciò che Ataturk rigettò: far rivivere il lascito Ottomano e valori religiosi.

La Turchia di Erdogan è fermamente musulmana. Se Ataturk voleva plasmare generazioni europee di turchi, l’attenzione di Erdogan, come lui stesso ha spiegato, è “far crescere generazioni religiose” di turchi. La Turchia di Ataturk era una Repubblica secolare, orientata verso l’Europa e l’Occidente, mentre la Turchia di Erdogan è una Repubblica conservatrice, islamica e neo-Ottomana che cerca di ravvivare il passato Ottomano.

In che modo Erdogan raggiungerà le sue ambizioni politiche e il suo rinnovamento imperiale?

Con potenza dura e morbida; con mortaio e influenza in cui la religione è al centro. Ciò illustra quasi del tutto il poema islamico che Erdogan ha letto nel 1997 e per il quale ha subìto una pena detentiva di dieci mesi:

Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati.

Come gli imperatori e sultani prima di lui, Erdogan ha mostrato un avido appetito per le moschee. Maestose, costose e massicce moschee sono costruite dalla Turchia in Albania, Russia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti e altre nazioni. Tutti gli edifici, del costo di milioni di lire, sono finanziati da Diyanet, il Direttorio Generale Turco per gli Affari Religiosi, che opera sotto stretta supervisione governativa. Costruire maestose moschee che segnano le frontiere geopolitiche dell’Impero Ottomano e convertono importanti terre cristiane a moschee, come nel caso di Hagia Sophia, è una pietra angolare della politica di Erdogan.

Dopo la caduta della cortina di ferro, i Balcani occidentali vacillavano tra Oriente ed Occidente, scegliendo tra l’unirsi all’Unione Europea – un desiderio che sarebbe difficile da raggiungere – o rimanere leali al vecchio alleato sul Bosforo, la Turchia. Anche prima della presa di potere di Erdogan, la diplomazia turca ha colto l’occasione per mostrare ciò che la Turchia ha da offrire alle nazioni impoverite, che sono state rese ancora più povere da diversi decenni di dittatura del proletariato dei governi comunisti. La secolare eredità Ottomana, la religione islamica o il sentimento islamico e il sostegno e il finanziamento monetario hanno avuto un ruolo nel successo della Turchia influenzando persone e governi nei Balcani occidentali, nel Caucaso e fino a un certo punto in Russia.

Se visitate Tirana, la capitale dell’Albania, è impossibile non vedere la maestosa struttura di una nuova moschea di Erdogan, ancora in costruzione. La moschea, con la sua biblioteca, luoghi per conferenze, centro islamico e scuola islamica attaccata al complesso, è la più grande moschea nei Balcani. È posizionata strategicamente, vicino al parlamento albanese, alla sede del partito democratico d’Albania, all’intersezione di una nuova strada intitolata a George W. Bush, e può contenere 5000 fedeli; i 64.583 piedi quadrati comprendono spazi per quattro minareti.

La maestosa moschea di stile neo-Ottomano è finanziata dalla Turchia come dono ai musulmani albanesi, la religione maggioritaria nel paese. Insieme alla moschea, un blando Sunnismo Turco si sta propagando in Albania, che può facilmente vincere le forme estreme di Wahabitismo ed altre sette estremiste, che si sono fatte conoscere in Albania.

Poi arriva il “soft power” della propaganda turca tramite soap opera. Sono trasmesse dalla televisione albanese e sono un successo in Albania, Kosovo e altri paesi nei Balcani, dove la politica del “soft power” gioca con i sentimenti dei cittadini un tempo Ottomani-musulmani. Soap opera come Ezel, LaleDevri ed altre trasmesse attraverso la televisione albanese mostrano lo stile di vita, la lingua e la storia turchi come esempi da imitare. Di conseguenza, gli albanesi hanno una predilezione e una fiducia speciali nei prodotti turchi. La Turchia di Erdogan sta definitivamente lasciando un’impronta politica, religiosa e culturale dura e delicata tra i suoi popoli e territori precedentemente soggiogati.

Rendere Hagia Sophia una moschea aiuterà Erdogan, il suo partito, e i piani della Turchia per il futuro?

La risposta breve è “No”. Anche se la conversione di Hagia Sophia in moschea procedesse in tutta fretta, come previsto, la fiamma e il fascino della conversione avranno vita breve. Finora, la reazione dei leader mondiali, incluso papa Francesco, è stata negativa. Dato che Hagia Sophia è stata parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1985, l’UNESCO ha rilasciato una forte dichiarazione chiedendo alle autorità turche di riconsiderare seriamente la loro decisione e avviare un dialogo, affermando,

senza indugio, al fine di prevenire qualsiasi effetto dannoso sul valore universale di questo eccezionale patrimonio, il cui stato di conservazione sarà esaminato dal Comitato del patrimonio mondiale nella prossima sessione. È importante evitare qualsiasi misura di attuazione, senza una preventiva discussione con l’UNESCO, che influirebbe sull’accesso fisico al sito, sulla struttura degli edifici, sulla proprietà mobile del sito o sulla gestione del sito.

Anche la società islamica del Nord America ha fatto una forte dichiarazione il 14 luglio 2020, contro la conversione, per il bene dei popoli e della coesistenza religiosa, affermando:

La conversione di Hagia Sophia riaprirà le ferite dei cristiani greco ortodossi, russo ortodossi e delle comunità cristiane attraverso confini settari in tutto il mondo. . . Facciamo appello ai nostri sostenitori pacifici della democrazia turca per salvarla dal cadere nello stesso caos di intolleranza religiosa dell’India.

Hagia Sophia – il museo, il lavoro della Turchia di Ataturk – deve continuare ad essere un museo che rappresenta tutti e appartenente a tutti i credenti, cristiani e maomettani. È un segno dell’apertura della Turchia al dialogo e alla coesistenza interreligiosa. La Turchia non può cancellare il suo passato cristiano; dopo tutto, Hagia Sophia fu costruita secoli prima che esistesse l’Islam come religione! Fu sede del Sinodo greco-ortodosso e sede del Patriarca ecumenico di Costantinopoli. I cittadini cristiani, essendo greci, armeni, siriani o ebrei, fanno parte della Turchia tanto quanto i suoi cittadini a maggioranza musulmana.

Per usare le parole del poeta greco del VI secolo, Paolo Silenziario, che ha cantato le lodi di Hagia Sophia, la Turchia non dovrebbe “lasciare” e “rendere moschea” Hagia Sophia, poiché molto è in gioco.

 

 

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