Caravaggio - L'incredulità di San Tommaso (Wikipedia)
Caravaggio – L’incredulità di San Tommaso (Wikipedia)

II Domenica di Pasqua

(Anno B)

(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)

 

di Alberto Strumia

 

Per diverse settimane, già a partire dalla seconda domenica di Quaresima, con il Vangelo della Trasfigurazione, per culminare con la Pasqua, si è imposta, agli occhi della nostra fede, quasi come una “categoria teologica”, l’esperienza della “sorpresa”.

– Totalmente “sorpresi” furono gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, colti del tutto alla sprovvista e coinvolti direttamente in prima persona, nello straordinario e completamente inatteso e imprevedibile episodio della Trasfigurazione di Gesù. La loro umana fantasia non sarebbe mai potuta arrivare nemmeno a concepire una cosa simile. E la cosa decisiva era il fatto che, mostrando la Sua gloria divina, Gesù aveva fatto loro toccare con mano di essere Dio. E loro non lo avrebbero più potuto dimenticare, cancellare, quasi – se si potesse azzardare un paragone simile – come non si cancella il carattere impresso nell’anima dai Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine sacro.

– Totalmente “sorprese” furono le donne che – secondo la narrazione dei Vangeli sinottici – si recarono al sepolcro nel giorno di Pasqua, nello scoprire che il sepolcro era aperto e vuoto e nel ricevere l’Annuncio dell’Angelo («Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto» [Vangelo della Veglia Pasquale]). E “sorpresi” furono Maria di Magdala, Pietro, Giovanni – secondo la narrazione di Giovanni – tanto che, in un primo momento, Maria pensò ad un furto del corpo di Gesù («Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»  [Vangelo del giorno di Pasqua]). La Risurrezione, per quanto annunciata era del tutto inaspettata e li colse tutti di “sorpresa”. Prima nessuno sembrava aver mai comprese le parole del Signore che la preannunciavano profeticamente («Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti», Mc 9,10).

– Totalmente “sorpresi” furono gli Apostoli e i “discepoli” che assistettero alla apparizioni del Risorto, dopo la Sua morte e sepoltura. Le letture della settimana che ha seguito la Pasqua (settimana dell’Ottava di Pasqua) sono costellate dei racconti di queste apparizioni e documentano la “sorpresa” che si trasforma immediatamente in gioia indicibile in coloro che in esse si trovano coinvolti.

Il Vangelo di oggi ci presenta ben due apparizioni ricorrenti, nell’arco di una settimana, avvenute nello stesso luogo – il Cenacolo – con le stesse persone ad eccezione dell’apostolo Tommaso che sarà presente solo alla seconda. L’assenza di Tommaso alla prima apparizione accentua, nel racconto, ancora di più il carattere di “sorpresa” dell’apparizione di un morto risorto, di Cristo Risorto, evidenziando quanto essa sia inimmaginabile se non viene vissuta in prima persona. Solo dopo avere visto, Tommaso, travolto dalla “sorpresa”, si “scioglie” nella fede nella divinità di Gesù che dichiara esplicitamente: «Mio Signore e mio Dio!».

Il Vangelo di questa straordinaria domenica – che nella mia memoria evoca anche la straordinaria omelia di san Giovanni Paolo II, nella sua prima visita a Bologna dell’aprile 1982 – ci spiega, proprio attraverso il comportamento di Tommaso, che cosa sia la “verifica” del cristianesimo. La “convenienza” della fede in Cristo consiste, infatti, in due elementi.

Il primo e più importante in se stesso, perché irreversibile e definitivo, è il conseguimento della “vita eterna” nella condizione di “beatitudine” del Paradiso. Una “verifica”, però, che chiede di attendere fin dopo la morte per essere compiuta.

Il secondo, più immediato e quindi più importante pedagogicamente, consiste nel beneficio che si sperimenta già nella vita terrena, quotidiana, vissuta nella fede nella divinità di Cristo. Questo beneficio “esistenziale” lo si sperimenta da subito, lo si “verifica” scientificamente nel “laboratorio” della vita quotidiana. La serenità interiore che nasce dall’esperienza cristiana, la “concezione” dell’uomo e della realtà insegnata dal cristianesimo, il patrimonio della “cultura” e della “civiltà” che il cristianesimo ha prodotto sono, di fatto, assolutamente unici e ineguagliati nella storia dell’umanità. E la riprova, in via negativa, sta nel fatto che quando l’uomo tenta inutilmente di dimostrare il contrario – come accanitamente si sta facendo in questi nostri giorni – si ottiene solo la progressiva distruzione dell’“uomo”, della “cultura” e della “civiltà”.

L’uomo di oggi è come il Tommaso che non ha assistito alla prima apparizione nel Cenacolo e si accanisce nel dire: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Anzi, è talmente accanito nel non voler credere, da difendere la propria posizione negativa:

  • Irridendo sistematicamente ciò che è sacro e caro al cristianesimo, giocando con i simboli cristiani.
  • Oppure dicendosi credente, ma modificando e capovolgendo l’insegnamento di Cristo per adattarlo e ridurlo a quello mondano. Operazione che oggi non viene più compiuta solo dall’esterno della Chiesa, ma dal suo più intimo interno.

Oggi ci troviamo nell’intervallo di tempo che va tra la prima apparizione di Gesù nel Cenacolo, senza Tommaso, e la seconda con Tommaso presente. Possiamo e dobbiamo comprendere il Vangelo di questa domenica anche come una profezia dei nostri tempi. E di conseguenza pregare che i tempi siano abbreviati, così che l’uomo, il “Tommaso di oggi”, sia presente alla nuova apparizione del Risorto e, colto di “sorpresa” finisca per adorare l’unico Signore Gesù Cristo, come unico vero Dio.

E a noi, che siamo detti “beati” perché abbiamo avuto la grazia di capire “in anticipo” sul Suo ritorno, («beati quelli che pur non avendo visto crederanno!») il Signore ha affidato il compito di dire come stanno “veramente” le cose per aiutare il maggior numero di persone a trovare al via della verità della vita, e a non soffrire inutilmente per avere sbagliato tutto.

La Madre di Dio interceda perché gli uomini di oggi facciano presto ritorno al Cenacolo, dove hanno vissuto nei secoli cristiani, dove possano essere presenti alla nuova apparizione del Risorto, che il suo Cuore Immacolato otterrà per loro.

 

Bologna, 11 aprile 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

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