George Neumayr, senior editor di The American Spectator, e autore del recente libero “L’inganno Biden: Moderato, opportunista o criptosocialista dei Democratici?” scrive un articolo sulle consonanze culturali tra Biden e Papa Francesco. 

L’articolo è apparso sullo The American Spectator, e anche se non concordo su tutti i punti, lo propongo comunque alla riflessione dei lettori di questo blog nella mia traduzione

 

Joe Biden e Papa Francesco
Joe Biden e Papa Francesco (CREDIT: ANDREW CABALLERO-REYNOLDS/AFP VIA GETTY)

 

L’attesa alleanza politica tra Papa Francesco e Joe Biden sta già cominciando a formarsi. Il papa ha recentemente twittato che la società ha bisogno di “ricostruire meglio“, che è una delle frasi caratteristiche di Biden.

Sia Biden che Papa Francesco gravitano intorno alla retorica del gergo delle Nazioni Unite. In un recente op-ed del New York Times (che abbiamo tradotto qui, ndr), il papa sembrava quasi fare il verso di un ideologo globalista, che chiedeva un reset ispirato al COVID: “Non possiamo tornare alle false sicurezze dei sistemi politici ed economici che avevamo prima della crisi. Abbiamo bisogno di economie che diano a tutti l’accesso ai frutti del creato, ai bisogni fondamentali della vita: alla terra, all’alloggio e al lavoro”.

Questo è l’aspetto più importante per il Papa, non la religione e la morale, ma la politica e l’economia. E su queste questioni temporali si trova nella stessa compagnia di Joe Biden. Entrambi vorrebbero che la crisi del coronavirus servisse da pretesto per un governo più grande e un’economia più socialista. Sarebbero d’accordo con il primo ministro canadese Justin Trudeau, che ha detto: “Questa pandemia ha fornito un’opportunità per un reset. Questa è la nostra occasione per accelerare i nostri sforzi pre-pandemici per reimmaginare sistemi economici che affrontino effettivamente le sfide globali come la povertà estrema, la disuguaglianza e il cambiamento climatico”.

In tutto questo parlare di crescente statalismo e socialismo, la libertà, naturalmente, non ha molto senso. Il papa suggerisce persino che le preoccupazioni per la libertà fanno di uno un ideologo pericoloso:

Eppure alcuni gruppi hanno protestato, rifiutando di mantenere le distanze, marciando contro le restrizioni di viaggio – come se le misure che i governi devono imporre per il bene del loro popolo costituissero una sorta di assalto politico all’autonomia o alla libertà personale! Guardare al bene comune è molto di più della somma di ciò che è bene per gli individui. Significa avere un occhio di riguardo per tutti i cittadini e cercare di rispondere efficacemente alle esigenze dei meno fortunati.

È fin troppo facile per alcuni prendere un’idea – in questo caso, per esempio, la libertà personale – e trasformarla in ideologia, creando un prisma attraverso il quale giudicare tutto.

È un’affermazione notevole, dato che le chiusure guidate da COVID hanno portato alla soppressione arbitraria e diffusa della libertà religiosa (leggi anche qui). I governi, che operano in un’ottica decisamente laicista, hanno ostacolato orribilmente la Chiesa cattolica. Eppure non ricevono alcuna condanna da parte del Papa. Egli si fida di loro per “ricostruire meglio”.

È difficile immaginare che qualcuno dei suoi predecessori abbia riposto così tanta fiducia nei giudizi collettivisti dei pianificatori centrali di stampo laicista. Né è possibile immaginare che i papi del passato trattino i politici che si oppongono alla legge morale naturale come degni partner in un “Grande Reset“.

Secondo l’insegnamento cattolico tradizionale, il raggiungimento del bene comune è impossibile senza l’adesione alle intenzioni di Dio per l’umanità. Dove sta tutto questo nell’analisi del Papa? Pensa che Biden possa “ricostruire meglio” sostenendo l’aborto, minando la famiglia tradizionale e chiedendo una rivoluzione transgender? Un papa, per il quale la legge morale naturale sia al centro dell’attenzione, non si unirebbe al colosso di Biden, ma lo farebbe deragliare. Il “grande reset” si basa su quella che papa Giovanni Paolo II chiamava “cultura della morte” e che papa Benedetto XVI chiamava “dittatura del relativismo“.

In una ricca svolta storica non segnalata dai media, Biden e il papa stanno favorendo proprio quella partnership politica che il primo presidente cattolico, John F. Kennedy, aveva promesso di evitare. Kennedy ha detto che non avrebbe mai permesso al papa di dettare la sua politica (ne abbiamo parlato qui, ndr). Biden non ha fatto tale voto, riconoscendo che gli impulsi di sinistra del papa rispecchiano i suoi. I democratici, di solito così censori della “religione in politica”, sono perfettamente soddisfatti di questa disposizione, poiché vedono le possibilità propagandistiche di arruolare un papa nella promozione delle loro politiche. Questo fa parte del loro progetto di santificare le posizioni partigiane sull’immigrazione, sul cambiamento climatico, sul controllo delle armi e simili – per presentarle come “morali” e non “ideologiche”.

E’ un abuso dell’autorità del Papa aiutare questa farsa. Il suo paragonare le politiche economiche democratiche con la “giustizia sociale cattolica” non si basa su un insegnamento perenne, ma sulle sue stesse predilezioni politiche. Ed è questo pregiudizio che lo rende cieco di fronte alla presidenza anticattolica di Biden. L’America non “ricostruirà meglio” sotto Biden, ma tornerà al laicismo e al sistema morale anticattolico degli anni di Obama.

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