Nel 2018, l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha dichiarato in un’intervista: “In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. Una affermazione scioccante ed imbarazzante, vista la violenza del regime cinese, anche nei confronti degli stessi cattolici cinesi. 

Su questa affermazione riflette Matthew Schmitz in questo suo articolo pubblicato su First Thing. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo

 

Nel 2018, l’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha dichiarato in un’intervista: “In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.

Ha messo a confronto la Cina con l’America più liberale. “Il pensiero liberale ha respinto il concetto di bene comune”, ha detto. “Non vuole nemmeno prenderlo in considerazione, afferma che è un’idea vuota, senza benefici. Al contrario, i cinesi, no, propongono il lavoro e il bene comune”.

Sanchez Sorondo potrebbe voler riconsiderare queste dichiarazioni. La settimana scorsa, il New York Times ha rivelato nuovi dettagli sull’internamento di massa dei musulmani uiguri nella provincia occidentale dello Xinjiang. Negli ultimi tre anni, si stima che circa un milione di persone siano state detenute in campi di prigionia, dove sono state sottoposte a “rieducazione” e sollecitate all’abiura dell’Islam. I documenti trapelati al Times hanno dimostrato che questa campagna di repressione è stata organizzata dopo che il presidente Xi Jinping ha esortato i capi di partito a non mostrare “assolutamente nessuna pietà” e ad impiegare gli “organi della dittatura”.

Il sistema di selezione dei detenuti combina i big data (analisi dei grandi dati, ndr) con il grande fratello. Come ha detto l’International Consortium of Investigative Journalists, “la polizia cinese è guidata da un massiccio sistema di raccolta e analisi dei dati che utilizza l’intelligenza artificiale per selezionare intere categorie di residenti dello Xinjiang ai fini della detenzione”.

Naturalmente, l’esistenza di tali campi, tra molti altri abusi, era già stata segnalata quando Sanchez Sorondo ha fatto la sua dichiarazione. All’epoca, Bernardo Cervellera, esperto cinese e capo del servizio stampa del Pontificio Istituto per le Missioni Estere (il PIME, ndr), propose che il vescovo “leggesse le notizie quotidiane cheregistrano la violenza, gli arresti di cristiani, musulmani, buddisti”.

“Tutte le chiese non ufficiali (cioè della Chiesa sotterranea, ndr) sono state chiuse e almeno 6 milioni di cattolici non hanno luoghi di incontro”, ha detto Cervellera. La minaccia del regime che “attua al meglio la dottrina sociale delle Chiese” è l’arresto, le multe stratosferiche e l’espropriazione degli edifici dove si riuniscono i fedeli”.

Come è possibile che un cattolico di alto rango, leader di un’accademia pontificia, lodare un tale regime? Non è solo ingenuo. L’affermazione di Sanchez Sorondo esemplifica il modo in cui le difese del “bene comune” scivolano talvolta nella apologia del’autoritarismo. È importante contestare queste affermazioni, perché fraintendono completamente il bene comune.

Nel 1943, Charles de Koninck, filosofo tomista, scrisse un saggio contro alcuni degli strappi più liberali e individualisti del pensiero cattolico. De Koninck credeva che alcuni pensatori cattolici solidali con la società liberale avessero un’idea carente del bene comune. Egli respingeva le loro opinioni, ma avvertiva che rifiutare il liberalismo in nome del bene comune non avrebbe mai significato abbracciare la tirannia.

“Basterebbe esaltare il primato del bene comune?”, scriveva. “Assolutamente no. I regimi totalitari sfruttano il bene comune come pretesto per schiavizzare le persone nel modo più ignobile. In confronto alla schiavitù a cui minacciano di ridurci, la schiavitù delle bestie è libertà. Dovremmo commettere la codardia di concedere ai totalitaristi questa perversione del bene comune”?

De Koninck temeva giustamente che le false invocazioni del bene comune da parte dei regimi totalitari avrebbero fatto di più per screditare la nozione di bene comune di qualsiasi argomentazione di coloro che lo hanno rifiutato esplicitamente. Critica quindi non solo il liberalismo – obiettivo delle polemiche di Sanchez Sorondo – ma anche i regimi oppressivi falsamente presentati come alternativa.

Secondo de Koninck, liberali e totalitari condividono alcuni errori. Entrambi i gruppi si oppongono allo Stato e all’individuo. I liberali glorificano l’individuo a spese dello Stato; i totalitari glorificano lo Stato a spese dell’individuo. Opponendo il bene comune al bene delle singole persone, hanno distrutto la corretta comprensione di ciascuno di essi.

Ma il legame tra liberalismo e totalitarismo è andato ancora più in profondità. I liberali tendono a pensare che l’uomo è più libero quando non è vincolato da alcuna legge. I totalitaristi sembrano respingere questa idea, ma in realtà la abbracciano semplicemente su un altro piano. Piuttosto che cercare di liberare l’individuo da tutti i vincoli, cercano di liberare lo Stato. Lo stato totalitario non è vincolato dalla legge di Dio. Non c’è bisogno di fare alcun riferimento al destino finale dell’uomo, al suo bene supremo. Può fare ciò che vuole, come vuole. Proprio come l’individuo liberale.

In tali società, scriveva de Koninck, “l’obbedienza è sostituita dalla giustizia legale dei soggetti cittadini”. Gli uomini non partecipano ad un fine condiviso come cittadini. Sono semplicemente costretti a sottomettersi.

In tutto il mondo, il liberalismo è in ritirata. Basandosi sul World Values Survey, Roberto Foa e Yascha Mounk hanno scoperto che “i cittadini sono sempre più disaffezionati dai partiti politici consolidati, dalle istituzioni rappresentative e dai diritti delle minoranze”. Ad esempio, mentre il 41 per cento degli americani più anziani ritiene “assolutamente essenziale” che “i diritti civili proteggano la libertà delle persone”, solo il 32 per cento dei millenials (i nati fra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta, ndr) è d’accordo.

Mentre le persone si allontanano dal liberalismo, è importante che non si rivolgano a ideologie che condividono con il liberalismo un errore fondamentale. Se lo fanno, i cattolici devono affermare chiaramente che il bene comune non è un eufemismo per la tirannia, e l’oppressione non è sinonimo di ordine. Contrariamente a quanto sembra credere Sanchez Sorondo, né la Cina né l’America sono una società modello.

 

Matthew Schmitz è senior editor di First Things.

 

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