A proposito del cammino sinodale tedesco, il Card. Muller dice: “ciò che disturba è la morale cristiana, come risulta dalla nuova vita in Cristo, squalificata in quanto ‘ostile al corpo’ e presumibilmente incompatibile con gli standard della sessuologia moderna (cfr Gal 5,13-25). L’ostacolo dopo la Riforma protestante e il naturalismo dell’Illuminismo è, in quarto luogo, ovviamente il celibato dei sacerdoti, così come i consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza) della vita consacrata”.

Ne parla Martin Bürger nel suo articolo pubblicato su Lifesitenews, nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Card. Gerhard L. Muller
Card. Gerhard L. Muller (CNS photo/Paul Haring)

 

Due cardinali tedeschi hanno avvertito che il “percorso sinodale” messo in atto dai vescovi tedeschi potrebbe portare alla “secolarizzazione”, alla “divisione” e persino a “una sorta di chiesa nazionale tedesca”.

Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, ha dichiarato al suo giornale diocesano: “Il peggior risultato sarebbe che il cammino sinodale portasse alla divisione e quindi fuori dalla Chiesa, fuori dalla comunione con la Chiesa universale. Sarebbe peggio, se qui emergesse una sorta di chiesa nazionale tedesca”.

D’altra parte, Woelki ha detto che il miglior risultato “sarebbe se riuscissimo ad avviare una vera riforma, che è decisamente necessaria nella Chiesa. Secondo me, questa dovrebbe essere una riforma che corregga tutte le apparenze e le realtà che hanno allontanato dall’essenza della Chiesa, e ci aiuti a riconoscere l’essenza della Chiesa in un modo più profondo – soprattutto, a riconoscere che la Chiesa non è un’entità puramente sociologica, ma che è opera di Dio, che è il corpo di Cristo e che non si può mai vedere la Chiesa senza Cristo”.

“Chiunque ama Cristo ama la Chiesa; chiunque ama la Chiesa ama Cristo”, ha spiegato il cardinale. “Cristo e la Chiesa si appartengono inseparabilmente. E quando si tratta di riformare la Chiesa, non può che riguardare la riscoperta, un più forte riavvicinamento a Cristo e al suo Vangelo, come individui e come comunità, come Chiesa”.

Il cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha affermato in un libro intervista che verrà pubblicato la prossima settimana che “il cosiddetto percorso sinodale dell’establishment ecclesiastico in Germania è infatti finalizzato a un’ulteriore secolarizzazione della Chiesa”.

“Invece di un rinnovamento che parte dal Vangelo con la catechesi, la missione, la cura pastorale, la mistagogia dei sacramenti, ci si affida – come da mezzo secolo a questa parte – a temi con i quali si pensa di poter segnare punti nell’opinione pubblica del mondo occidentale e si spera di arrivare a un pensiero ridotto alla concezione materialistica dell’uomo”.

Müller ha evidenziato una serie di questioni in cui il percorso sinodale devia dall’insegnamento cattolico.

“Al suo nucleo, è prima di tutto una questione di trasformare il sacramento dell’ordinazione in un sistema professionale di funzionari ben retribuiti, e in secondo luogo di spostare il ‘potere’ politicamente inteso dai vescovi e sacerdoti a una guida di ‘laici’ con la clausola che alle donne sia data la preferenza se sono ugualmente qualificate”, ha spiegato.

“In terzo luogo, ciò che disturba è la morale cristiana, come risulta dalla nuova vita in Cristo, squalificata in quanto ‘ostile al corpo’ e presumibilmente incompatibile con gli standard della sessuologia moderna (cfr Gal 5,13-25). L’ostacolo dopo la Riforma protestante e il naturalismo dell’Illuminismo è, in quarto luogo, ovviamente il celibato dei sacerdoti, così come i consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza) della vita consacrata”.

“Invece di affrontare intellettualmente e spiritualmente le grandi sfide teologiche e antropologiche del processo di scristianizzazione, la nuova edizione della vecchia agenda degli anni ’70 è destinata a riprendere terreno”, ha criticato. “Ancora una volta, cito parole chiave: abolizione del frainteso celibato sacerdotale, accesso delle donne al ministero sacramentale, intercomunione in caso di separazione permanente nella fede, riconoscimento delle comunità sessuali al di fuori del matrimonio, e così via”.

Il cardinale ha sottolineato che il cammino sinodale in Germania “difficilmente potrebbe rivendicare per sé lo Spirito Santo per sospendere, correggere e reinterpretare l’autorità della Sacra Scrittura, la Tradizione apostolica e le decisioni infallibili del Magistero”.

“In tempi migliori i vescovi tedeschi avevano ancora chiaramente affermato i limiti dell’autorità della Chiesa, vale a dire che anche il Papa e tutti i fedeli sono vincolati dalla Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero precedente, e che non è affatto possibile reinterpretare sostanzialmente o addirittura minare il credo e l’insegnamento della Chiesa con il pretesto di una nuova ermeneutica”, ha raccontato Müller. “Questo è ciò che viene detto in una lettera dei vescovi tedeschi contro l’onnipotente cancelliere dell’Impero tedesco, Otto von Bismarck, nel 1875”.

Il capo della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo Georg Bätzing di Limburgo, ha reagito al timore di Woelki che il percorso sinodale possa portare a una “chiesa nazionale” tedesca.

“La Chiesa cattolica è una chiesa universale, che a sua volta consiste di chiese particolari”, ha detto Bätzing. “La chiesa in Germania è parte della Chiesa universale, e nulla cambierà in questo senso”.

Poco dopo aver descritto la chiesa in Germania come parte della Chiesa universale, Bätzing ha annunciato in un’intervista a parte: “Considero il diaconato femminile molto legittimo”.

La Chiesa cattolica insegna che il sacramento dell’ordine consiste di tre gradi: diacono, sacerdote e vescovo. Tuttavia, il sacramento dell’ordine è solo uno. Di conseguenza, se solo gli uomini possono diventare sacerdoti, come ha ribadito con enfasi Papa Giovanni Paolo II nella sua lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, questo deve essere vero anche per vescovi e diaconi.

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