“La soluzione alla crisi della Chiesa in Germania, Austria, Sud America e nel mondo intero è in teoria molto più facile, ma in pratica molto più difficile dell’abolizione del celibato e dell’introduzione del sacerdozio femminile. Molto più semplice perché consiste semplicemente nel rimanere fedeli al mandato lasciato da Cristo e alla tradizione della Chiesa; molto più difficile perché chiede a ogni cattolico di fare sacrifici personali e di resistere agli errori dello spirito dei tempi.”

Così conclude la sua dichiarazione di ieri a Monaco di Baviera Alexander Tschugguel, all’incontro organizzato da Acies ordinata davanti alla Theatinerkirche, l’attivista pro-life austriaco che buttò nel Tevere le statuette della Pachamama: le sue parole testuali sono riportate dal sito “Kath.net”.

Mi pare che siano parole sagge e posate, che ripetono quanto già detto con spirito di carità da Papa Benedetto XVI ai vescovi tedeschi durante il suo intervento del 25 settembre 2011 a Friburgo. Cambiare le strutture non salva la Chiesa. La soluzione è più facile e più difficile a un tempo: bisogna cominciare da Cristo, bisogna cominciare da me e te.

Il comunicato di Alexander Tschugguel è apparso su Kath.net, e ve lo presento nella mia traduzione.

Alessandra Carnoni Riehn

 

Alexander Tschugguel

Alexander Tschugguel

 

Alexander Tschugguel – La Chiesa come ONG – Dichiarazione

 

“La Chiesa non potrà mai diventare una ONG. Le chiese e le parrocchie devono uscire in strada, altrimenti diventeremo una ONG”.

Questo è quanto Papa Francesco disse ai giovani in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro nel 2013 – nel famoso discorso in cui allo stesso tempo invitò noi giovani cattolici a “fare un polverone”.

I progetti discussi al Sinodo dell’Amazzonia sembrano far parte della strategia volta a evitare che la Chiesa diventi una ONG. Le ONG sono generalmente definite come grandi associazioni attive a livello internazionale, per lo più orientate politicamente a sinistra, come Greenpeace, Amnesty International, Open Society, Gaia-Amazonas Foundation o simili, che si battono per un’interpretazione liberale di sinistra dei diritti umani, per una migrazione di massa se possibile senza ostacoli, o per la lotta contro il cosiddetto cambiamento climatico causato dall’uomo.

Oggi è difficile dire fino a che punto nel 2013 fosse prevedibile uno sviluppo nella Chiesa che l’avrebbe avvicinata alle organizzazioni sopra citate. Tuttavia, se si guarda al forte impegno politico della Santa Sede dalla pubblicazione dell’enciclica “Laudato Si”, si giunge alla conclusione che dal 2013 la Chiesa si è avvicinata alle ONG di sinistra piuttosto che allontanarsi da esse. Da quando si è tenuto il Sinodo dell’Amazzonia, si sente sempre più spesso parlare di una “Nuova Chiesa” dal “volto amazzonico”.

A prima vista, questo volto amazzonico si manifesta attraverso cambiamenti reali o potenziali nel rito della Messa e in molti aspetti della vita pratica della chiesa. Così per esempio – a sentire il vescovo Kräutler – nella vita dei cattolici di questa regione devono essere integrati anche elementi pagani. Secondo quanto riportato dai media, gli obiettivi di una certa ONG attiva sul posto, la Gaia-Amazonas Foundation, guidata dal tedesco-colombiano Martin von Hildebrandt, potrebbero aver svolto un ruolo non indifferente nell’ambito del Sinodo dell’Amazzonia.

Von Hildebrandt sostiene l’idea, che esiste da decenni, di sottrarre la regione amazzonica alla sovranità del Brasile e di sottoporla ad amministrazione internazionale, idea che fu sostenuta a suo tempo anche da Francois Mitterand, Mikhail Gorbaciov, John Major e Al Gore. Secondo il giornalista britannico Edward Pentin, prima del Sinodo dell’Amazzonia sussisteva il forte pericolo che la Chiesa potesse sostenere apertamente questo progetto politico. Solo dopo un incontro con alti rappresentanti del governo brasiliano, il cardinale Claudio Hummes ha assicurato che il Sinodo non avrebbe fatto alcuna dichiarazione in merito.

Anche in materia di gestione dei flussi migratori dall’Africa e dall’Asia Papa Francesco sostiene posizioni molto più vicine a quelle delle ONG (e anche del governo Merkel e della Conferenza episcopale tedesca) rispetto alle posizioni dei suoi predecessori.

Rimane quindi aperta la questione di cosa avrebbe potuto voler dire quando ha sostenuto che la Chiesa non deve diventare una ONG. La priorità della chiesa dal “volto amazzonico” sembra essere quella di propagare la concezione di politica climatica sostenuta dai verdi e dai partiti di sinistra, di glorificare pratiche pagane del Sud America, ma soprattutto di non fare veramente opera missionaria.

Il Papa ha recentemente ribadito questa opinione, quando a degli scolari in Italia ha detto che non si deve proclamare la fede con le parole. Ma cos’è una Chiesa che non proclama più, che non osserva più il comandamento di Cristo di portare il Vangelo a tutti i popoli, che si limita alle attività politiche e sociali già menzionate? È una ONG.

Finora i maggiori fautori di questa “Chiesa dal volto amazzonico” sempre più simile a una ONG sembrano essere i vescovi tedeschi. Soprattutto il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, Franz-Josef Bode, ha più volte confermato che le decisioni prese al Sinodo dell’Amazzonia dovrebbero essere attuate in forma analoga in Germania.

Con l’introduzione del Cammino sinodale, tuttavia, questo processo procederà probabilmente nel modo più rapido in Germania. La Chiesa tedesca sta quindi cercando qui di assumere una sorta di ruolo pionieristico.

Chiunque osservi un po’ più da vicino questi sviluppi si renderà presto conto che i presunti problemi nella regione amazzonica sono solo un pretesto. L’ammorbidimento del celibato e l’ordinazione delle donne sacerdote sono una richiesta presente da molti decenni in Germania, molto più fortemente che nella stessa regione amazzonica, dove queste richieste – come dimostrano sondaggi locali – incontrano l’incomprensione di molti.

I cattolici sono una minoranza tra i cristiani della regione amazzonica – circa l’80% dei cristiani sono protestanti evangelici, non da ultimo perché in quella regione la Chiesa cattolica si comporta da decenni essenzialmente come una ONG e trascura il suo mandato missionario. E l’80% dei cattolici vive in città con strutture parrocchiali e una vita ecclesiale ordinata. Inoltre, diverse migliaia di sacerdoti provenienti da Colombia, Ecuador, Brasile, ecc. sono attivi in Nord America. Quindi ci sarebbero altri modi per trovare una soluzione per un’eventuale carenza di sacerdoti nelle poche comunità cattoliche site in località remote.

Si ha l’impressione che la regione amazzonica debba servire come una sorta di laboratorio sperimentale per i cattolici liberal-modernisti in Occidente, soprattutto in Germania. Ci si chiede se dietro al nuovo sorriso della chiesa dal volto “amazzonico” non ci sia semplicemente il vecchio volto della Conferenza episcopale tedesca.

La soluzione alla crisi della Chiesa in Germania, Austria, Sud America e nel mondo intero è in teoria molto più facile, ma in pratica molto più difficile dell’abolizione del celibato e dell’introduzione del sacerdozio femminile. Molto più semplice perché consiste semplicemente nel rimanere fedeli al mandato lasciato da Cristo e alla tradizione della Chiesa; molto più difficile perché chiede a ogni cattolico di fare sacrifici personali e di resistere agli errori dello spirito dei tempi.

Nei suoi duemila anni di storia, la Chiesa ha dovuto resistere a molte sfide e attraversare molte crisi e deviazioni dalla retta via. Essa si è sempre rinnovata solo grazie a un ritorno alla vera dottrina, e così sarà anche questa volta. Siamo noi che ora dobbiamo decidere quante altre aberrazioni [la Chiesa] debba ancora subire, quanto ancora debba essere distrutto prima che ritroviamo la retta via della dottrina e della tradizione.

Grazie per l’attenzione.

 

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