di Sabino Paciolla

 

La terza Assemblea sinodale della Chiesa italiana ha segnato una svolta storica nell’approccio pastorale verso le persone LGBT+. Con l’approvazione del documento di sintesi del Cammino sinodale, intitolato «Lievito di pace e di speranza», la Conferenza Episcopale Italiana ha votato a larga maggioranza proposte che rappresentano un’apertura senza precedenti verso le persone omoaffettive e transgender, promuovendo il loro riconoscimento e accompagnamento nelle comunità ecclesiali.

Nel documento si legge:

la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, etc.)

 

L’eco di una storia antica

 Questo fatto mi riporta alla mente San Girolamo (Eusebio Girolamo) che, nel suo dialogo Adversus Luciferianos («Contro i luciferiani»), capitolo 19, scritto intorno al 379 d.C., riferisce che durante il Concilio di Rimini (Ariminum, 359 d.C.), sotto la pressione dell’imperatore Costanzo II, la maggioranza dei vescovi occidentali firmò una formula di compromesso che sfociava nell’arianesimo, l’eresia che negava la piena divinità di Cristo. Questo portò a un improvviso dominio dell’arianesimo nella Chiesa, che Girolamo descrive con stupore e rammarico attraverso la famosa frase:

«Ingemuit totus orbis et miratus est se Arianum esse»

(«Il mondo intero gemette e si meravigliò di ritrovarsi ariano»).

Girolamo descrive come i vescovi, partiti dal concilio con ottimismo, si resero conto solo dopo di aver ceduto all’eresia. Lo stesso stupore si prova oggi nell’apprendere la notizia dell’approvazione da parte della terza Assemblea sinodale della Chiesa italiana del documento di sintesi «Lievito di pace e di speranza». Se all’epoca di San Girolamo la Chiesa si meravigliò di ritrovarsi ariana, oggi la Chiesa non si meraviglia di ritrovarsi a flirtare con l’ideologia LGBT.

La struttura dell’Assemblea Sinodale

L’Assemblea Sinodale è l’organo centrale del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia, avviato dalla CEI nel 2021 in sintonia con il Sinodo di Papa Francesco su «Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». È un processo che coinvolge l’intero Popolo di Dio per una Chiesa più dialogica, missionaria e partecipativa, attraverso ascolto diocesano, riflessione condivisa e orientamenti pastorali decennali.

Secondo il Regolamento CEI, la composizione dell’Assemblea garantisce un equilibrio tra gerarchia, laici e figure ecclesiali.

I membri CEI comprendono tutti i vescovi italiani (circa 220-230, inclusi i cardinali) che costituiscono il nucleo decisionale vincolante.

I referenti diocesani sono da 2 a 5 per ciascuna delle 219 diocesi, nominati in base alla popolazione, prevalentemente laici insieme a sacerdoti, religiosi e diaconi.

I laici sono i più numerosi (per esempio 442 su 957 nella seconda assemblea).

Il Comitato Nazionale conta circa 50-60 membri, con la Presidenza, 2 referenti per 16 Regioni ecclesiastiche (uomo e donna), rappresentanti di organismi come la Conferenza Papa Paolo VI, religiosi, università, associazioni teologiche e realtà socio-culturali.

I partecipanti totali sono circa 950-1000, con una distribuzione che vede il 46% di laici, il 26% di sacerdoti, il 18% di vescovi e il resto tra religiosi, diaconi e cardinali. Vista la presenza, anzi la sovrabbondanza, dei laici (più del doppio dei vescovi) nell’Assemblea Sinodale, il documento approvato non è un testo magisteriale, almeno secondo il canone e il criterio teologico, e tuttavia cambierà di fatto e nella sostanza il magistero della Chiesa. Per un teologo il testo non avrà quella autorevolezza magisteriale che si impone ma, di fatto, produrrà gli stessi effetti di un documento molto più alto nella scala di autorevolezza dei documenti della Chiesa. È comunque un documento approvato dalla CEI, vista la presenza di tutti i vescovi.

 Le contraddizioni della preghiera

Pregare per la riuscita delle iniziative come le giornate contro l’omotransfobia, i Gay Pride, ecc. appare intrinsecamente assurdo. Come sarà possibile difendere i nostri figli, ad esempio nelle scuole, dalla propaganda LGBT, come evitare il coinvolgimento delle drag queen negli eventi dei «Drag Queen Story Hour» se la Chiesa si è imposta di pregare perché questi eventi riescano nel miglior modo possibile? Infatti, il Pride LGBTQ+, ad esempio, è un movimento e una serie di eventi annuali promossi dalla società civile che celebrano le identità, la diversità e i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e di altri orientamenti sessuali e identità di genere (acronimo LGBTQ+). Si tratta di una manifestazione pubblica che promuove la sensibilizzazione, l’accettazione, l’uguaglianza e la lotta contro la discriminazione di genere e dell’omotransfobia.

Già ai tempi del DDL Zan ebbi sentore della cosa. Allora, io e i miei amici ci rivolgemmo a un vescovo per sensibilizzarlo sulla pericolosità del DDL Zan. Questi disse che non conosceva l’argomento (sic!) e ci indirizzò verso un altro vescovo, peraltro segretario di una Conferenza Episcopale regionale, più adatto perché esperto di questioni morali. Quando lo incontrammo, con nostra sorpresa, ci disse con sicurezza che andava sostenuto, perché fosse approvato, il DDL proposto dalla Boldrini (simile a quello di Zan), all’epoca Presidente della Camera. E ciò perché a suo parere era più serio di quello di Zan (sic!), in quanto proposto da una persona seria, visto che ricopriva la funzione di presidente della Camera.

La Chiesa italiana, che dovrebbe proclamare «Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non separi» (Mc 10,6-9), si trova oggi a sostenere, anzi pregare per le iniziative come i Pride LGBT+. A sentire queste cose, pare che la Chiesa italiana abbia smarrito la bussola teologica, che siamo in presenza di una Chiesa che naviga senza una direzione precisa, con chierici «sballottati dalle onde e portati qua e là da ogni vento di dottrina, a seconda dell’astuzia e dell’accortezza dei seduttori, verso la loro frode» (Lettera di San Paolo agli Efesini 4,14). Sembra di essere al cospetto di una Chiesa italiana che ha buttato alle ortiche duemila anni di insegnamento della Chiesa universale, perché ha preferito l’essere al passo dei tempi al posto della verità senza tempo, il transeunte all’eternità, l’ideologia alla verità, le proposte nichilistiche di altri all’umanità piena, la vita terrena alla vita eterna.

La Chiesa dell’assenza

La Chiesa italiana pare non essere più la Chiesa che principalmente annuncia la Presenza che ci libera dal peccato, ma una Chiesa che sostiene le iniziative che annunciano l’assenza del peccato; una Chiesa che sostiene le iniziative portatrici dell’ideologia gender; una Chiesa del sostegno alle iniziative che predicano nichilisticamente l’inesistenza della verità; una Chiesa che sostiene forze che predicano la fluidità dell’identità di genere.

Anziché avere come missione fondamentale il Vangelo, anziché invitare a fuggire il peccato e gridare sui tetti «convertitevi e credete al Vangelo», ci troviamo dinanzi a una Chiesa italiana che sempre più si preoccupa della raccolta differenziata, del risparmio energetico e dell’Agenda 2030 dell’ONU. Una Chiesa che parla molto di tutto ma sempre meno di Dio. 

Una Chiesa che non parla più di peccato, e che per di più prega perché abbiano successo le iniziative sociali che lo negano, come potrà spiegare figure come San Giovanni Battista, che fu decapitato per aver condannato il matrimonio illegale del Re Erode Antipa con Erodiade? Come potrà spiegare il martirio di San Giovanni Fisher (unico tra i vescovi inglesi a prendere posizione) e San Tommaso Moro, anch’essi decapitati per non aver eseguito gli ordini del re Enrico VIII di Inghilterra di giurare fedeltà al monarca come capo supremo della nuova Chiesa di Inghilterra da lui creata, visto che il Papa, capo della Chiesa Cattolica, non voleva concedere al sovrano il divorzio da Caterina D’Aragona perché sposasse Anna Bolena?

Le prospettive future

Che curioso, abbiamo la Chiesa italiana che prima sostiene il suicidio assistito e ora iniziative LGBT+. Quale sarà il suo prossimo salto triplo carpiato nell’attuale circolo equestre della pastorale? Quale sarà la prossima frontiera? Direttamente l’eutanasia? Lezioni di catechismo che vedono la partecipazione di drag queen perché illustrino tutte le possibili identità sessuali? I sacerdoti che inviteranno i fedeli a partecipare con bandierine e collane multicolore arcobaleno ai Gay Pride? A questo punto diventa sempre più difficile avere le energie di immaginazione dinanzi alla mente creativa e generativa del clero italiano che usa la pastorale come arma di distrazione di massa dalla verità.

Il fallimento della missione

Mario Adinolfi, a proposito dell’approvazione del documento Sinodale, ironicamente cita il film di Verdone – vedi sopra – in cui un padre rimprovera il figlio prete gridandogli «manco le basi del mestiere te ricordi!». Ironia azzeccata. Poveri illusi quei sacerdoti, vescovi e cardinali che credono di riempire le loro chiese con l’abbraccio a un dubbio armamentario. Alla fine, si troveranno sempre più con le loro chiese vuote, banchi pieni di assenze, ambienti desolati. Così facendo, saranno testimoni di una missione fallimentare perché la loro si allontana sempre più da quella comandata da Gesù Cristo: «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate» (Matteo 28, 19-20). 

Repetita iuvant: «insegnando loro a osservare».

La storia di Sant’Atanasio ci insegna che la fedeltà alla verità ha un prezzo. Come lui, all’epoca, rimasto solo, resistette alla persecuzione dell’arianesimo dominante e alla fine si trovò dalla parte vincente, così oggi i fedeli che rimangono saldi nell’insegnamento tradizionale della Chiesa affronteranno sicuramente l’ostracismo del politicamente corretto e della cultura woke, fuori e addirittura dentro la Chiesa, ma la verità, come ci ricorda la storia della Chiesa, alla fine prevarrà sull’errore, anche quando sembra che tutto il mondo si sia smarrito.

 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments