Card. Alfredo Ildefonso Schuster
Card. Alfredo Ildefonso Schuster

 

No, la malapianta mise radici nell’Università Gregoriana e nell’Università Cattolica di Milano negli anni ’50. Il monito inascoltato del card. Schuster, che al primo Convegno di Sociologia Religiosa citò San Gregorio Taumaturgo, simbolo della lotta contro le eresie. La deriva del Card. Lercaro.

 

di Domenico Condito

 

Nei giorni 11 – 12 marzo del 1954, nella sala “Pio X” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si svolse il primo “Convegno di Sociologia Religiosa”, promosso da padre Agostino Gemelli, il pioniere della psicologia sperimentale in Italia. L’obiettivo era quello d’indagare i rapporti tra sociologia e religione, nel tentativo di definire una morfologia e tipologia dei fenomeni religiosi in chiave sociologica. Già durante la fase preparatoria del convegno erano emerse molte perplessità al riguardo, documentate dalla fitta corrispondenza tra don Antonio Rimoldi, padre Paolo Droulers, padre Lino Grond O.F.M., il card. Giuseppe Siri, l’on. Gaetano Martino e don Giovan Battista Montini, non ancora vescovo. L’argomento era molto controverso, e alcuni di loro sostennero che non andavano pubblicati gli atti.

Al centro delle discussioni della prima giornata del convegno un volume di don Aldo Leoni: “Sociologia e geografia di una diocesi. Saggio sulla pratica religiosa nella diocesi di Mantova”. Era la pubblicazione di una tesi di laurea svolta presso l’Università Gregoriana, dove la deriva “sociologica” era già partita dal 1948. Nel libro si definiva la sociologia religiosa come la scienza che studia la struttura e la vita religiosa, in vista di giungere alla definizione di una tipologia e morfologia del loro oggetto. Il libro piacque molto a un quotidiano comunista, che si dice abbia utilizzato i dati da esso forniti per indicare i luoghi e gli “strati” dove svolgere una propaganda sociale progressista, così almeno riferì Eugenio Montale in un articolo scritto per il “Corriere della Sera”. Nel suo intervento, il prof. Gabriel Le Bras, della Sorbona di Parigi, indicò il testo di don Leoni come un esempio metodologico da seguire. Lo stesso Le Bras, ispirandosi al sociologismo di Comte e Durkheim, aveva esordito negli anni ’30 con la domanda: è ancora cattolica la Francia? Da questo interrogativo partì un’intensa e corposa attività di ricerca, i cui resoconti vennero regolarmente pubblicati sulla “Revue d’histoire de l’Église de France”, dove si definivano i nuovi orientamenti della sociologia francese. La pretesa era quella di “trovare dei criteri statistici di vitalità religiosa, distinguendo fra pratica quantitativa e qualitativa, per misurare il potenziale religioso esistente in un gruppo sociale”.

L’esperienza religiosa veniva così ridotta a puro fenomeno umano, indagabile con i criteri e i metodi della statistica applicata alle scienze sociali. In pratica, un ampliamento del metodo sperimentale che aspirava a diventare l’unico canone interpretativo della realtà: era la versione terrena e illusoria dell’onniscienza umana. Il limite ovvio di questo metodo sta nel fatto che né l’azione della Grazia nei singoli, né l’intervento della Provvidenza nella storia, né lo Spirito Santo, fonte e sostegno dell’esperienza religiosa, sono riconducibili a variabili misurabili.

Durante il primo pomeriggio del convegno, fece il suo solenne ingresso nella sala il Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster: andatura austera, profilo diafano, sguardo luminoso, visione profetica. Davanti a lui una milizia informe di giovani parroci, professori di seminario e delegati vescovili dell’Azione Cattolica, in gran parte decisi a votare alla modernità le sorti della Chiesa, affidandosi alle nuove scienze sociali. Il card. Schuster, dopo il breve omaggio di Padre Gemelli, ascoltato con formale cortesia, pronunciò senza remore il suo monito: “Il fatto religioso è frutto della grazia di Dio, e nessuna azione sociale può sostituirlo. Esisterà sempre una distinzione fra il «mundus» e il «pusillus grex», fra coloro che sono guidati e quelli che guidano. Soprattutto – continuò il cardinale – bisogna guardarsi dai consequenzari che vorrebbero un cristianesimo di massa, dalle anime mistiche che tuonano contro i preti che non fanno nulla”. E concluse citando San Gregorio Taumaturgo, che “in punto di morte, quando gli fu detto che nella sua diocesi, quella di Neocesarea, non rimanevano che diciassette pagani, rispose: diciassette erano i cristiani quando venni qui. Così disse il Santo vescovo, e contento morì”.

L’intervento del card. Schuster fu liquidato senza alcun commento significativo da parte dei convegnisti, che evidentemente lo consideravano ormai “fuori tempo”, incapace di comprendere l’evoluzione dei tempi nuovi. Dopo di lui intervenne padre Lino Grond. Il francescano illustrò l’opera dell’Istituto di ricerche sociali in Austria e in Olanda (ridimensionamento delle parrocchie, analisi della partica religiosa distinta secondo le categorie sociali, fattori di ordine sociologico che influiscono sul reclutamento del clero, e senza citare una sola volta la parola “vocazione”). Poi intervennero padre Paolo Droulers, dell’Università Gregoriana, che tornò sul libro-tesi di Don Leoni, con riferimenti particolari all’evoluzione sociologica e religiosa di due parrocchie venete; Don Pietro Grasso, che relazionò sugli orientamenti religiosi dei giovani italiani indagati con metodi statistici; e infine il prof. Tommaso Salvemini dell’Istituto di Statistica dell’Università di Roma.

Padre Paolo Droulers, fra l’altro, aveva ideato e condotto il primo corso di sociologia all’Università Gregoriana già nel ’48.

Il giorno seguente, dopo gli interventi di don Roberto Perenna, don Antonio Rimoldi e madre Maria Agnese, chiuse il convegno il card. Giacomo Lercaro, attesissimo, accolto come probabile successore al soglio pontificio. Lercaro, se da un lato consigliò prudenza agli entusiastici sostenitori del metodo statistico, dall’altro pretese di dimostrare che la sociologia aveva il suo fondamento nella Sacra Scrittura: “La sociologia – affermò – è già nel Vangelo. Leggete Luca, XIV, versetto 27 e seguenti. Chi è colui che volendo costruire una torre non siede a far calcolo dei materiali occorrenti? E chi è il re, il duce che volendo debellare un esercito nemico non siede e non considera se disponga dei mezzi sufficienti? La sociologia (anche quella religiosa) comincia da qui: dal cercare la sedia che occorre per sedersi, e poi il tavolo, e poi, se occorre, la macchina da scrivere, la calcolatrice, lo schedario per le fiches, eccetera. La sociologia cristiana ha questo di particolare: che vuole costruire sulle fondamenta poste da Gesù. Essa non può essere puramente quantitativa, e anche ci soccorrono i testi sacri perché sappiamo che Gedeone con trecento uomini sgominò un esercito. Osservazioni di portata sociologica sono anche contenute nella prima epistola di San Paolo ai Corinti: autentici rilevi sulle reazioni dei cittadini (a seconda della condizione sociale) alla predicazione evangelica. Il sociologo religioso è un clinico che prepara le sue radiografie, le sue analisi: l’atto chirurgico spetterà poi probabilmente a un altro”. Qualcuno obiettò, domandando al cardinale Lercaro se si volesse sostituire la tecnica alla Grazia, o il determinismo al libero arbitrio e alla scelta. Il cardinale rispose con un argomento lezioso: “la sociologia innaffia il terreno, ma Dio solo dà la Grazia”. Il livello della discussione avrebbe fatto impallidire sia Luis de Molina che Domingo Banez, protagonisti della “Controversia de auxiliis” che, tra la fine del Cinquecento e il Seicento, fu alimentata dalla forte contrapposizione tra gesuiti e domenicani, convocati più volte a Roma per confrontarsi direttamente al cospetto dei Papi Clemente VIII e Paolo V sui rapporti tra grazia e libero arbitrio. Naturalmente, per Lercaro fu un’ovazione, mente Schuster venne ben presto liquidato, relegato nei quadretti in bianco e nero appesi nelle vecchie sacrestie delle chiese di montagna.

Oggi, purtroppo, sappiamo dove ci ha condotto quella strada, e non abbiamo più lacrime da piangere per come ci siamo ridotti. Non ci resta che sperare nell’azione potente dello Spirito Santo che, presto o tardi, farà piazza pulita dei “calcoli” umani, prospettandoci sorprendenti e luminosi scenari di salvezza. La Verità trionferà: questa è la promessa.

 


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