«”Rabbì, dove abiti?”, “Venite e vedrete”»
«”Rabbì, dove abiti?”, “Venite e vedrete”»

 

 

di Alberto Strumia

 

Domenica II del Tempo Ordinario

(Anno B)

(1Sam 3,3-10.19; Sal 39; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42)

Siamo rientrati questa settimana – dopo il Tempo di Natale, nel quale la liturgia ha messo al centro il Mistero, l’Avvenimento, dell’Incarnazione del Verbo – nel Tempo Ordinario dell’“Anno liturgico”. Così le letture di questa domenica iniziano ad istruirci sul “metodo” con il quale vivere la “vita normale”, la vita “ordinaria”: a viverla in quel modo dignitosamente e pienamente “umano”, che è il modo “cristiano” di condurre l’esistenza.

– La prima lettura, innanzitutto sembra proprio descrivere il comportamento “normale”, “ordinario” per l’appunto, con il quale tutti siamo abituati a condurre una delle nostre giornate. La nostra natura di esseri dotati di un corpo materiale – l’unico che vediamo, tocchiamo e sentiamo – suggerisce, in prima battuta, di fare i conti solo sugli aspetti “materiali” dell’esistenza. Ciò è del tutto “normale” e non è certo in sé una cosa sbagliata; ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo livello di “spiegazione della realtà”, quando esso si manifesta come “insufficiente”. Ce lo illustra bene l’episodio del dialogo tra Samuele e il sacerdote Eli. Era “normale” per Samuele pensare che a chiamarlo, svegliandolo nel cuore della notte, fosse stato Eli, che era l’unico presente, nello stesso luogo, con lui. Così come è “normale” e corretto, in via ordinaria, spiegare gli avvenimenti del mondo nel quale viviamo, in termini di leggi fisiche, economiche, sociologiche, psicologiche. Perché tutte queste leggi sono state disposte da Dio Creatore. Ma non è corretto pensare che queste leggi possano esistere “senza Dio Creatore”, come se non fosse Lui il loro autore e garante, e il mondo se le fosse date da solo. Alla prova dei fatti, della storia dell’umanità, una visione del mondo, una concezione dell’uomo “sganciata” da Dio Creatore, dimostrano di essere una “spiegazione insufficiente” della realtà e della condizione dell’uomo sulla terra. Una concezione puramente materialista della realtà, prima o poi, non funziona e lo si vede dal fatto che una vita così organizzata diviene “invivibile” a livello individuale e sociale, fino all’ingovernabilità e dall’anarchia. Non è forse questa la fotografia del nostro mondo attuale? E perfino della nostra società ecclesiale, quando si dimentica il suo nesso imprescindibile con Dio Creatore e Cristo Redentore?

Ad un certo punto della narrazione dell’episodio, Eli se ne accorge, constata l’insufficienza della spiegazione “materiale” della situazione, che prende in considerazione solo la presenza di Samuele e la sua, nella casa del Tempio. Egli è “ragionevolmente” quasi costretto da un’evidenza, a prendere in seria considerazione la “spiegazione alternativa” secondo la quale è Dio stesso ad essersi manifestato, in sogno, a Samuele. E dando seguito a questa spiegazione, non più appena materialistica, inizia a svilupparsi una nuova comprensione di se stesso e della sua missione nella vita di Samuele. Alla luce della nostra condizione di oggi, questo è un chiaro invito ai singoli e all’umanità intera, a prendere atto del fallimento di tutte le ideologie materialiste, di tutte le visioni filosofiche e religiose “immanentiste”, la cui origine finisce per farsi riconoscere come “satanica”, che hanno preso possesso della vita degli uomini, in questi ultimi secoli, fino a soffocarli definitivamente nei nostri ultimi anni. Riusciranno gli uomini e le donne di oggi a fare il ragionamento di Eli, e ad accorgersi di Dio Creatore e di Cristo come unica via di Salvezza per “riparare” all’errore storico commesso? Di certo faranno molta fatica se gli uomini della Chiesa dei nostri anni non li aiutano, ma – peggio ancora – insegnano loro a insistere in quell’errore fatale. Per riuscirci dovranno guardare, non tanto, alla vita della Chiesa di questi loro anni, quanto piuttosto a tutti i suoi secoli precedenti il nostro tempo. Perché la Chiesa va considerata nella sua totalità storica e dottrinale e non solo in quella punta dell’iceberg che ci appare oggi. E per riuscire in questo avranno bisogno di un suggerimento che proviene da Dio stesso.

– Nella seconda lettura, san Paolo suggerisce lo stesso percorso di passaggio da una concezione materialista ad una integrale, completa, applicandolo all’antropologia, alla persona umana. L’uomo non è “spiegabile” riducendolo solo al suo corpo materiale, quasi che questo non avesse nessuna relazione con Dio Creatore. L’Apostolo non si limita a considerare lo Spirito di Dio Creatore come “causa” all’origine dell’esistenza dell’uomo, ma arriva ad insegnare che tale “causa” deve agire, non solo all’origine, ma “permanentemente” per conservare nel tempo l’esistenza del corpo stesso. Di più, occorre all’uomo, per vivere in “piena dignità”, prendere atto del fatto che lo Spirito che dà la vita, abita nel corpo come in un tempio. In tal modo viene risanata la concezione che l’uomo ha del corpo e di tutta la sua persona, l’errore materialista viene risanato (“redento”) correggendolo, e l’uomo impara a vivere bene rispettando la sua corporeità, non deturpandone la bellezza corrompendola sregolatamente.

– Nel Vangelo, tutto questo percorso che fa passare dal materialismo/immanentismo al cristianesimo, non si limita alla “constatazione” empirica e razionale dell’insufficienza della “spiegazione” puramente orizzontale dell’esistenza, ma compie il passaggio dalla “constatazione” alla “domanda”. La domanda è scatenata nei primi discepoli dall’attrattiva soprannaturale che Cristo esercita su di loro, mediante la Sua umanità. Dopo avere assistito al manifestarsi di qualcosa di straordinario (la “teofania”), accaduta nel momento del Battesimo di Gesù nel Giordano, dopo aver sentite le parole di Giovanni Battista («Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!», Gv 1,29), quelli che stanno per diventare i primi discepoli, vengono “attirati” verso Gesù da una spinta interiore straordinaria che mette in moto in loro la “domanda” di verità della vita, che intuiscono abbia in Lui la risposta, l’unica risposta piena, adeguata, totale. Gesù mette alla prova questa loro spinta interiore per aiutarli a far loro formulare in termini precisi la “domanda”; per questo li interroga: «Che cosa cercate?». Come a dire, qual è la “domanda” che avete, fino a che livello di profondità la spingete? Non vi basta il materialismo di tutti gli altri? Sono forse Io la risposta?”. E loro rispondono, guidati dall’“istinto dello Spirito Santo”: «Maestro, dove abiti?». Come a dire: “La risposta sei Tu”. «Disse loro: “Venite e vedrete”». Nella risposta di Cristo si definisce già quello che sarà e dovrà essere sempre la Chiesa: il luogo della presenza reale di Cristo, il posto dove lo si conosce, dove si vive con Lui, dove l’esistenza è “spiegata” con Lui. Se gli uomini nella Chiesa dimenticano questo, essi finiscono per aver perso anche se stessi trascinando con sé anche tanti altri che sono loro affidati.

Ma la protezione delle Madre di Dio impedirà che questo accada a coloro che le chiedono aiuto. E noi siamo tra questi. Anzi, sarà lei stessa a preservare, attraverso quei pochi, la vera vita della Chiesa di Cristo.

Bologna, 17 gennaio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

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