Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Larry Chapp e pubblicato su What we need now. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione curata da Occhi Aperti! (pseudonimo). 

 

I cardinali entrano nella Cappella Sistina per iniziare il conclave per eleggere il successore di Papa Benedetto in Vaticano
I cardinali entrano nella Cappella Sistina per iniziare il conclave per eleggere il successore di Papa Benedetto in Vaticano il 12 marzo 2013 (CNS photo/L’Osservatore Romano via Reuters)

 

Il film del 1976 “Quinto Potere” era una critica satirica sull’offuscamento dei confini tra giornalismo d’informazione e intrattenimento. Il personaggio centrale, Howard Beale, interpretato dal compianto Peter Finch, era un conduttore di notizie scontento che, dopo aver appreso che sarà presto licenziato a causa dei bassi ascolti, decide di inveire in diretta televisiva su tutto ciò che pensa sia sbagliato, a proposito di qualunque argomento. E, inaspettatamente, la sua immagine di “uomo arrabbiato” manda gli ascolti alle stelle, spingendo la gestione ad assecondarlo e raddoppiare il guadagno che ha preso inizio dalla collera di un uomo davvero arrabbiato. In un’ultima scena, Beale va in TV e spinge i suoi spettatori ad andare alle loro finestre aperte e urlare al mondo: “Sono pazzo come l’inferno e non intendo più accettarlo!”

Ho pensato a quel film mentre leggevo di alcune reazioni negative a “Demos II”, che è un documento presumibilmente scritto da un cardinale (che si fa chiamare “Demos II”) ai confratelli cardinali, che contiene forti denunce su molti aspetti del papato di Francesco. Il documento è un seguito di “Demos I” che era un testo, come ora sappiamo, scritto in forma anonima dal compianto cardinale Pell e che si riferiva all’attuale pontificato come a una “catastrofe”.

Ho pensato al film perché ciò che mi preoccupa è che ci sia il pericolo che questa importante lettera aperta venga liquidata e poi ignorata come uno dei tanti sintomatici esempi, provenienti dall’ala destra della Chiesa, di “uomo arrabbiato” che, come viene affermato, accusa falsamente il papa di ogni sorta di perfidia semplicemente perché si ha “paura” delle sue “riforme” e si cerca con qualsiasi mezzo di aggrapparsi al potere.

La questione diventa ancora più complicata quando ci si rende conto che è davvero sorta, nella Chiesa di oggi, una vera e propria “industria casalinga” di guerrieri del web molto arrabbiati che hanno inondato i social media con ogni sorta di accuse contro Papa Francesco. Gran parte delle critiche sono valide ma molte non lo sono, e la maggior parte dei provocatori sono poco più che imbroglioni con il costante bisogno di lanciare succulente esche ai loro seguaci per garantirsi continue adesioni.

Il pericolo è quindi che Demos II finisca coll’essere accostato agli Howard Beale della Chiesa e liquidato semplicemente come un altro esempio di sproloquio esagerato. Abbiamo visto questa dinamica in atto più e più volte, anche quando le critiche provenivano da prelati dalle credenziali impeccabili come l’ex prefetto del DDF, il cardinale Gerhard Müller, tra gli altri. La strategia retorica dei difensori di questo papato è la stessa, non importa da dove nascano le critiche. Ai loro occhi, criticare Papa Francesco è un atto di disobbedienza, quando non di scisma, e gli argomenti addotti contro Francesco non vengono mai affrontati di petto ma sono sommariamente liquidati come null’altro che timorose manovre provenienti dall’ala destra nel tentativo di sfogare i propri malumori.

Questo è il preciso motivo per cui quelli di noi che sono critici nei confronti di questo papato dovrebbero argomentare in modo sobrio, misurato, specifico e privo di accuse incendiarie che, nei fatti, si rivelano infondate. Abbiamo bisogno, come dice il proverbio, di “tenere la polvere all’asciutto” cioè di mantenerci obiettivi, di rimanere calmi e sereni, evitando qualsiasi approccio che faccia terra bruciata, non vedendo altro che apostasia dietro ad ogni espressione di Papa Francesco.

Il che mi riporta a Demos II. Il testo, anche se molto critico nei confronti di questo papato, non è né incendiario né esagerato. È davvero semplice e sobrio nella sua critica, non importa quanto serie siano le accuse che muove. Non accusa mai il papa di eresia, anche se sottolinea che egli ha detto e scritto cose che hanno introdotto certa torbida ambiguità in alcune questioni dottrinali. E la motivazione nel criticare tali ambiguità non è il desiderio di demolire il Papa ma di sottolineare che queste ambiguità confondono i fedeli. Il desiderio che sta a monte è dunque quello di un risanamento della Chiesa in un tempo di confusione e non la valorizzazione di una sorta di ideologia di estrema destra.

E ancora, ciò che Demos II afferma è semplicemente una realtà empirica. Il Papa ha rinvigorito una certa fazione all’interno della Chiesa ma, così facendo, ha demoralizzato molti altri, generando confusione in ciò che molti cattolici credevano fossero questioni di dottrina ormai assodate. Questo è semplicemente un fatto, e tutto ciò è avvenuto senza alcun apparente riguardo verso la loro sensibilità o verso la loro fede. In effetti, egli ha scelto di criticare certi cattolici come “rigidi indietristi” che vogliono solo preservare un modello di Chiesa ormai moribondo.

Ho spesso affermato che il ruolo centrale del ministero petrino è quello di unificare la Chiesa chiarendo le questioni che sono in discussione. Invece, questo Papa semina confusione e poi etichetta il pasticcio che ne consegue come il prodotto di quei reazionari con cattive intenzioni. Demos II, quindi, afferma del tutto correttamente che le ambiguità promosse da questo Papa hanno avuto un effetto deleterio su molti cattolici e che questo dovrebbe essere motivo di preoccupazione pastorale per tutti i cardinali, pensando al tipo di Pastore che il prossimo Papa dovrebbe essere.

Demos II critica anche lo stile autocratico di governo del Papa, ma lo fa senza insinuare che il Papa non abbia alcun diritto di farlo. Piuttosto, indica il desiderio manifesto di questo Papa di costruire una Chiesa più decentralizzata (sinodale) in linea con l’appello del Vaticano II ad una forma più collegiale di governo ecclesiale ma contraddicendo, con il suo agire autocratico, il progetto dichiarato. Non c’è alcun accenno in questa lettera aperta a qualsiasi tipo di volontà di minare la legittima autorità del Papa, prendendo decisioni unilaterali. C’è invece un appello affinché il Papa presti attenzione alla sua stessa istanza ovvero presti attenzione al fatto che la Chiesa ha bisogno di una forma più collaborativa di leadership pastorale.

Sembra quindi che sullo sfondo di questa critica emerga la consapevolezza che ci sia un sospetto legittimo intorno a molte delle azioni del Papa in quanto c’è una così evidente incongruenza tra le sue parole e le sue azioni. Demos II non è il solo a notare questa incongruenza ed è un’osservazione che solleva seri interrogativi. Ancora una volta, non c’è nulla di incendiario in una tale osservazione da parte di Demos II, poiché tali domande, alla luce di questa incongruenza tra parole e azioni da parte del Papa, sono assolutamente legittime da porsi.

Ad esempio, è semplicemente l’indietrismo conservatore dell’“uomo arrabbiato” che vuole sapere perché, se la teologia morale ufficiale della Chiesa è normativa, l’Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi sul Matrimonio e sulla Famiglia a Roma è stato epurato nelle sue facoltà (senza giusto processo canonico) e trasformato in un nuovo istituto gestito da teologi morali più a loro agio con modalità di pensiero proporzionalista (ovvero relativista) piuttosto che secondo la teologia di Veritatis Splendor? O che vuole sapere perché i presuli e i sacerdoti che sono in aperto dissenso con l’insegnamento morale della Chiesa sull’omosessualità siano favoriti, promossi e ricevano importanti ruoli al Sinodo? E che dire delle gentili lettere di sostegno da parte del Papa a Suor Jeannine Gramick di New Ways Ministry (Nuovi Modi di Ministero) ringraziandola per aver perseverato nel suo ministero pur tra grandi sofferenze? Da dove mai è giunta questa cosiddetta sofferenza? A che sofferenza si riferisce il Papa? Si tratta forse di quella censura sancita dal cardinale Ratzinger per via di quelle posizioni morali apertamente eterodosse? E perché dopo l’udienza privata con Papa Francesco Suor Gramick tesseva le lodi di certo “nuovo” atteggiamento a Roma?

Questo è ciò che intendo quando parlo di incongruenze del Papa che generano certo “odore di sospetto”, in alcun modo frutto di deliranti teorie cospirative. Dal momento che le parole del Papa non corrispondono alle sue azioni è davvero illecito chiedersi cosa stia succedendo? È davvero la paranoia dell’“uomo arrabbiato” a chiedersi se eventi come il Sinodo non siano stratagemmi per promuovere radicali alterazioni nella dottrina sotto le mentite spoglie di una consultazione democratica e collaborativa?

Ma la critica più acuta presentata da Demos II, a me pare, è che lo stile autocratico del papa appare spesso come qualcosa che presenta tratti “vendicativi”. I critici ora potrebbero ritenere tutto ciò in contrasto con il tipo di sobrietà che sto chiedendo, ma, in realtà, penso che si stia semplicemente affermando qualcosa che è oggettivamente vero. C’è apparentemente un desiderio di rivalsa verso quei vescovi e cardinali più conservatori che sono stati retrocessi e persino spogliati del loro ufficio mentre altri cardinali, che hanno apertamente dissentito dall’insegnamento della Chiesa su questioni di teologia morale, specialmente in materia sessuale, non solo sono stati tollerati ma promossi. Penso nello specifico ai cardinali Hollerich e McElroy, che hanno dichiarato apertamente che gli insegnamenti della Chiesa su certe questioni sono sbagliati e devono cambiare. Eppure, il primo è stato scelto come Relatore Generale del Sinodo e il secondo continua a godere del favore pontificio.

In questo senso, tutto ciò dà alle azioni del papa l’apparenza, perlomeno, di un doppio standard; e nel peggiore dei casi fa sembrare “personale” la scelta di retrocedere chiunque osi proferire una critica. È vero, come sottolineano i difensori del Papa, che egli ha fatto del cardinale Müller – un forte critico del Papa – un membro votante del Sinodo e non ha intrapreso azioni contro di lui. Ma questa è una difesa basata su di un caso isolato che va contro la tendenza generale, le cui ragioni rimangono oscure. Ciò può essere semplicemente dovuto al fatto che il cardinale Müller non sia qualcuno che il Papa vuole alienare per ragioni in gran parte politiche. Ed è da ricordare che il Papa ha licenziato il cardinale Müller dalla sua posizione di prefetto del DDF.

Demos II osserva anche che questo Papa sembra seguire il Diritto Canonico, e persino le sue leggi come in Vos estis lux mundi per esempio, ma solo quando gli fa comodo. Un Papa può fare ciò che più gli aggrada, naturalmente, ma quando si giunge, ad esempio, alla crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, tale indifferenza verso il ruolo della Legge (stato di diritto) è un fallimento pastorale di prim’ordine ed è un problema di gravissimo rilievo. Nessuna questione ha demolito il prestigio, l’autorità e la legittimità della Chiesa come è avvenuto con questa. Nessun nemico della Chiesa, nei suoi sogni più febbricitanti, si sarebbe potuto inventare uno scenario di auto-immolazione suicida della Chiesa, come invece ora vediamo. E ancora, Padre Marko Rupnik rimane un sacerdote a tutti gli effetti; inoltre il Papa ha fallito in numerose occasioni nel ritenere responsabili i suoi amici vescovi delle loro malefatte in queste questioni. Ancora una volta, le sue parole a tavolino sembrano meravigliose. Ma il diavolo è nei dettagli.

Demos II prosegue ad elencare le questioni che il prossimo Papa dovrà rettificare e chiarire. E in ogni caso, esse saranno una risposta ai problemi creati da questo papato. In primo luogo, il prossimo Papa deve riaffermare che Gesù Cristo è l’unica e sola via di salvezza. Questo è un chiaro riferimento all’ambiguità creatasi quando Papa Francesco ha firmato la dichiarazione di Abu Dhabi, la quale implica che Dio vorrebbe la pluralità delle religioni. Papa Francesco non ha mai chiarito se intendeva ciò come direttamente voluto da Dio o per Sua volontà permissiva, lasciando molti nella confusione. I punti rimanenti elencati da Demos II mi sembrano meno chiari in quanto sono più il prodotto della confusione creata da questo Papa che di qualsiasi cosa abbia direttamente insegnato. Eccoli come seguono:

Che Dio è sia misericordioso che giusto, e che Egli ritiene tutti responsabili delle proprie azioni.

Che l’uomo è una creatura di Dio, che non siamo frutto della nostra invenzione, e che trascendiamo le nostre emozioni e appetiti. La nostra intelligenza deve guidarci al nostro destino eterno.

Che la Scrittura è vincolante, accurata e normativa.

Che il peccato è reale e che uccide la vita di Dio nell’anima, conducendo alla morte spirituale.

La Chiesa ha ancora il dovere di evangelizzare e di fare discepoli da tutte le nazioni.

Dico che questi sono punti più ambigui e tuttavia penso che rimangano critiche legittime e che il prossimo Papa debba tenerne conto. Penso che la maggior parte di questi temi siano parte di un’osservazione di tipo “etico” o “mistico” ecclesiale che questo papato ha generato. C’è un’aria palpabile di latitudinarismo morale e dottrinale che questo papato ha creato che spiega le preoccupazioni sollevate da ciascuno dei punti di cui sopra. Ad esempio, non c’è una certa “gradualità della legge” in fuga, che anima e fonda gran parte delle parole di questo Papa riguardo alla colpevolezza morale? È ancora possibile commettere un peccato mortale; e ancora, abbiamo a che fare con un Papa che aderisce davvero a qualche versione della teoria delle opzioni fondamentali in cui le azioni specifiche non sono così importanti come la propria predisposizione generale interiore per o contro Dio? Le nostre emozioni interiori e le nostre affezioni sono così potenti da indurre l’intelletto a retrocedere, da arbitro morale che ha l’ultima parola, a uno stato quasi inconscio? La coscienza morale è formata da quelle emozioni più di quanto non lo sia dall’intelletto?

E le continue condanne di questo Papa sul “proselitismo” non suscitano la preoccupazione che qualsiasi condivisione esplicita della fede con gli altri sia ora considerata una forma discorsiva inopportuna? Va bene, il proselitismo non è cosa buona. Ma c’è molto di più in gioco di quel che qui appare. E quel che preoccupa è che non sembra esserci alcuna urgenza riguardo all’opera di evangelizzazione. Ciò che viene comunicato, piuttosto, è una certa urgenza riguardo ad alcuni concetti piuttosto superficiali di “dialogo” in timide sfumature globaliste. La Chiesa diventa così solo un altro tentativo filantropico tra i molti, con Gesù come ciliegina finale sulla torta essenzialmente secolarista. Questo è l’”ethos” che penso Demos II stia cercando di evidenziare nella sua critica.

Infine, Demos II è stato criticato per essere rimasto anonimo ma attesto che ciò aggiunge, semmai, credibilità poiché il cardinale non può certo essere accusato di cercare di ottenere notorietà per se stesso o di cercare di costruire un seguito di qualche tipo per guadagni personali. L’autore stesso afferma che la ragione dell’anonimato risiede nel fatto che il clima attuale a Roma genererebbe solo ritorsioni. E non vedo alcun motivo per dubitare di ciò, visto che, data la predilezione di questo Papa nell’impegnarsi in azioni punitive nei confronti di confratelli nell’episcopato critici, la paura di una ritorsione è reale e quindi le ragioni dichiarate dell’autore per l’anonimato hanno una attendibilità a prima facie che non dovrebbe essere messa in discussione. In altre parole, solo qualcuno che legge il testo di Demos II con il desiderio di “screditarlo” contestandone le motivazioni, potrebbe rilevare qualche motivo più profondo e oscuro.

Mi congratulo con Demos II per aver osato esporre questi punti critici. La posta in gioco è alta, motivo per cui non sarebbe saggio liquidarlo come se tutto ciò non fosse altro che il frutto di irritanti riflessioni dell’ennesimo “uomo arrabbiato” con una tastiera a portata di mano. Visto che Demos II non è Howard Beale, quello di cui abbiamo bisogno ora è che le critiche di questo cardinale siano prese sul serio.

Larry Chapp

 

– Il dottor. Larry Chapp è un professore di teologia in pensione che ha insegnato per vent’anni alla DeSales University. Ora possiede e gestisce, con sua moglie, la Dorothy Day Catholic Worker Farm a Harveys Lake, Pennsylvania. Fategli visita sul suo blog Gaudium et Spes 22.

 


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