Arca di Noè

 

I Domenica di Avvento (Anno A)

(Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44)

 

di Alberto Strumia

 

Il tempo passa sempre più rapidamente, ormai… così siamo all’inizio del nuovo Avvento, che apre un nuovo Anno Liturgico. Tradizionalmente alla parola Avvento si associano diversi significati, tra loro complementari.

– Avvento, cioè “attesa” del Natale, che celebra la nascita di Cristo, il Salvatore unico della storia, dell’umanità che deve essere riportata alla “giustizia originale”, che ormai ha perduto al punto tale da non rendersi nemmeno più conto («non si accorsero di nulla», Vangelo) che questo suo stato di “perdita di giustizia” verso se stessa è causato dal rifiuto del “giusto rapporto” con Dio Creatore.

– Avvento come “avvenimento”. Che cosa ci sarebbe da “attendere” se non qualcosa, o meglio Qualcuno. L’“avvenimento” dell’arrivo di Qualcuno, che è Dio stesso fatto carne, per la ricostruzione della “giustizia perduta” volontariamente dall’uomo/umanità; fino dalle sue origini e, ripetutamente, con ogni forma di presunzione di poter vivere “come se Dio non esistesse”, e “come se Cristo non fosse Dio”, unico Salvatore. Ma in questi nostri ultimi anni, più di sempre:

– Avvento significa “ricostruzione”. “Ricostruzione” della “ragione”, del “senso della realtà”, che si può realizzare attraverso la “ricostruzione” della “Fede”. La “ragione” è stata distrutta per arrivare a distruggere la “Fede”: è stata un’operazione “satanica” (letteralmente “messa in opera da Satana”) che per arrivare a rimuovere la Fede, come “modo di pensare”, dalle menti umane, dalle culture dei popoli, e perfino da quelle dei cristiani (fedeli e pastori!) ha, passo dopo passo, demolito la “ragione”, la capacità di ragionare guardando in faccia la “realtà”, le cose come stanno; così che la si rimuova anche dal “modo di vivere”. Demolita la capacità di guardare a se stessi, agli altri, all’umanità intera, alla società e alla politica. Tutto è stato progressivamente descritto, nelle menti di ciascuno, secondo quei modi falsati che sono le “ideologie” (nel senso più negativo della parola), con le quali «il padre della menzogna» (Gv 8,44) ha insegnato agli esseri umani a vedere la storia, passata, presente, futura, come in un “mondo virtuale”, una sorta di “metaverso” che non è quello vero, ma è una finzione. Una finzione che uniforma il linguaggio della comunicazione sociale; e come ogni finzione finisce per ingannare e rovinare chi se ne illude alimentandosene.

Oggi l’“Avvento” sembra esserci dato per guidarci in un cammino di “ricostruzione” di tutto ciò che è veramente “umano”; l’unica ricostruzione dell’uomo possibile, quella messa in opera da Cristo, quella che un tempo si chiamava “Redenzione”. Attraverso la “Fede” viene recuperata la “ragione”, perché la “ragione”, una volta ristabilitasi dalla malattia che l’affligge, dia corpo alla “Fede” stessa, non lasciandola in preda al solo sentimento.

«Una delle funzioni della Fede, e non tra le più irrilevanti, è quella di offrire un risanamento alla ragione come ragione, di non usarle violenza, di non rimanerle estranea, ma di ricondurla appunto nuovamente a se stessa» (J. Ratzinger, Fede, Verità, Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, Cantagalli, Siena 2003, p. 142).

Il percorso di “ricostruzione” dell’umano che l’Avvento ci prende per mano per farcelo percorrere conosce quattro tappe che si snodano nella liturgia di queste quattro domeniche.

  1. La prima tappa, è quella del “giudizio” che è oggetto delle letture di oggi.
  2. La seconda tappa ci vede guidati da Giovanni Battista che richiama l’umanità a vivere secondo i Comandamenti, la “Legge naturale” che è necessario rispettare da parte di tutti.
  3. La terza tappa vede ancora l’opera del medesimo Giovanni Battista, ma con gli occhi di Cristo stesso che lo indica come colui che gli ha preparato la strada rieducando gli uomini all’uso della sana ragione. Cristo stesso ha assunto il compito di indicare la ragione, vista alla luce della Fede in Lui.
  4. La quarta tappa ha al centro la Madre di Dio, la cui figura sembra, quest’anno, in modo particolare insegnare alla Chiesa a ritrovare se stessa, come Madre e Maestra dell’umanità e con lei san Giuseppe, suo sposo e custode della Santa Famiglia e della Chiesa. La Chiesa di oggi, sembra troppe volte nascondere Cristo agli uomini, facendolo rientrare nel grembo della Madre, in modo che gli uomini non lo vedano e non lo adorino. Mentre Maria lo ha già dato alla luce da più di venti secoli e la Chiesa deve insegnare ad accorgersene, oggi più che mai; usare la lettura ragionata della realtà dei fatti perché l’“evidenza” quasi costringa a prendere atto che senza Cristo tutto è perduto e tutto è rovinato. Mentre con Lui e solo in Lui e per Lui tutto viene riportato alla “giustizia originale”, in vista della trasfigurazione della storia.

Le tappe le percorreremo tutte, domenica dopo domenica, con la guida anticipatrice di Maria, “Immacolata Concezione” che festeggeremo l’8 dicembre, come ogni anno, ma quest’anno più che mai con il ruolo di “guida” che conosce la strada per averla già percorsa in anticipo.

Questa prima domenica di Avvento, dunque è quella del “giudizio” che richiede di riacquistare la “consapevolezza” di come stanno veramente le cose della storia dei nostri anni  («consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno», prima lettura). Perché la gente sta male, perché la convivenza non resiste nel tempo, perché la società è divenuta ingestibile, la democrazia irrealizzabile, la pace continuamente violata? E viene sempre più spesso da domandarsi, con sant’Agostino: «Che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?» (La Città di Dio, IV, 4, 1), come ebbe il coraggio di ricordare Benedetto XVI ai parlamentari della Germania (22-9-2011). La scena del mondo di oggi, se si escludono pochi non distratti, è esattamente quella descritta da Gesù nel Vangelo «Come furono i giorni di Noè» nei quali nessuno sembrava accorgersi delle vere cause profonde dei problemi dell’umanità, così che molti andavano avanti quasi come se niente stesse per succedere («mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito»), e «non si accorsero di nulla», come si fa oggi cercando delle soluzioni palliative, superficiali ai mali dell’umanità, illudendosi che queste siano sufficienti a riparare il danno dei mali dell’umanità.

Il «Messaggio», parola con la quale si apre la prima lettura è quello di rivolgerci a chi «ci insegni le Sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri».

Maria Immacolata, che “presiede” questo nostro Tempo di Avvento, è la guida sicura alla quale affidarci, invocandola ogni giorno con la preghiera del Rosario, con un atto di consacrazione, con la rinnovata richiesta di risanare gli occhi dell’umanità perché possa presto ritornare a vedere Cristo per quello che è veramente e adorarlo come la Fede ci insegna a fare nel Mistero del Santo Natale: «Mostraci dopo questo esilio, Gesù», il Figlio di Dio, il Salvatore del Mondo.

 

Bologna, 27 novembre 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 

 

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