RÈmi Brague, filosofo
Professore emerito della Sorbona, Rémi Brague è il presidente della Società Europea di Filosofia Morale

 

di Lucia Comelli

 

Dopo l’incontro di ieri sera al Centro culturale francescano Rosetum di Milano[1]: Cancel culture o cancellazione della cultura, questa mattina, al liceo Don Gnocchi di Carate Brianza, il celebre pensatore francese Rémi Brague si è incontrato su questi temi con gli studenti.

Rémi Brague, uno dei rari maestri del pensiero cristiano, negli ultimi anni è intervenuto più volte su organi di stampa nazionale ed estera per dichiarare la sua forte preoccupazione per un’Europa (e un Occidente) dimentica delle origini ebraico-cristiane da cui è sorta: il suo impegno tenta di ridestarne – soprattutto nei giovani – la memoria smarrita, come la sola via per una generale rinascita.

In libro pubblicato con Elisa Grimi, Brague ha scritto:

Ciò che mi preoccupa in questo momento quasi fino a impedirmi di dormire… [è] un fenomeno piuttosto esteso: l’odio di sé degli europei, l’immagine caricaturale che essi hanno del loro passato, il loro rifiuto di garantire un avvenire. Provo, nella mia misura, a prendermi cura di queste ferite[2]”.  

La rilevanza del perdono, che compare nel titolo stesso del suo libro sulla Cancel Cultura (che abbatte statue e riscrive il passato, come accaduto durante la Rivoluzione francese) è apparsa centrale anche nella lezione che il filosofo ha tenuto ieri sera al Centro culturale francescano:

“Perdonare non è facile. Come possiamo approvare ciò che è venuto prima di noi? Il passato è pieno di buone azioni, ma è macchiato da molte cose orribili che si ricordano più facilmente. I traumi rimangono nella memoria, mentre noi diamo troppo facilmente per scontato ciò che è piacevole, come se non fosse un dono, ma qualcosa che ci meritiamo. In ogni caso, la nostra cultura attuale è intrappolata in una specie di sacramento perverso della penitenza: di confessioni ne abbiamo in abbondanza e vogliamo che gli altri si confessino e si pentano. Ma non c’è assoluzione, non c’è perdono, quindi né speranza di una vita nuova né volontà di condurla[3].

Questa mattina, tra le interessanti affermazioni che il filosofo ha fatto davanti agli allievi del liceo, mi ha colpito in modo particolare la forza con cui ha ribadito la necessità di un ricupero a livello sociale del perdono[4].

“Il nostro mondo vive una concezione perversa della confessione: essa non sbocca infatti in una soluzione, in un perdono dei peccati. Si trasforma invece in un veleno che ci paralizza: rimaniamo nella coscienza infelice del nostro peccato, senza la possibilità di rialzarci e ripartire. Dobbiamo recuperare non solo in senso confessionale, privato, ma anche a livello pubblico, il valore del perdono. Si sente parlare spesso nel nostro tempo di una perdita dei valori morali: in realtà viviamo in un’epoca di moralismo estremo. Ci sono ambiti della vita che hanno perso di rilevanza morale, ma ce ne sono altri, forse fin troppo focalizzati. La Cancel culture è espressione di un puritanesimo non più della sessualità, ma della storia. La iper moralizzazione è nemica della vera morale: quest’ultima porta sempre con sé il valore della persona e la coscienza della sua possibile elevazione, santificazione, proprio attraverso il perdono. È necessario ripensare la stessa moralità.

Le parole di Brague mi hanno commosso perché ritengo il suo messaggio di vitale importanza e non solo nei confronti del passato (nessun albero sopravvive infatti senza radici), ma perché – senza praticare quotidianamente la misericordia – mi rendo conto della crescente difficoltà a vivere relazioni umane pacificate. La gestione politico – mediatica della pandemia diffonde infatti nuovi e gravi motivi di contrasto tra le persone, spesso già duramente provate dalla crisi economica e dalle misure emergenziali. In primis naturalmente la contrapposizione tra Green pass – muniti e i cittadini sprovvisti di lasciapassare, additati questi ultimi, definiti sbrigativamente come no-vax (anche quando hanno fatto per anni le vaccinazioni prescritte), come i principali responsabili del perdurare dell’emergenza e per questo spogliati di elementari libertà civili, spesso persino della possibilità di lavorare. L’ostilità alimentata ad arte contro questa minoranza, che nasconde le responsabilità del governo (ad esempio, il nuovo anno scolastico vede irrisolti i problemi di trasporti troppo affollati e di prime classi troppo numerose per applicare il distanziamento) indebolisce legami familiari, raffredda amicizie, crea divisioni in gruppi di lavoro… lasciando le persone ancora più impaurite e sole.

Concludo quindi facendo mio di cuore (anche nella forma di una preghiera a Dio) l’augurio finale di Brague: “Che possiamo recuperare la nostra capacità di perdonare!”   

[1] L’incontro è stato organizzato tra gli altri da << Esserci>> e dal mensile Tempi; la registrazione delle conferenze del Centro Culturale si trovano poi solitamente on line.

[2] Contro il cristianismo e l’umanismo. Il perdono dell’Occidente, Siena 2015, p. 65.

[3] Ampi stralci della lezione compaiono sul quotidiano LaVerità di oggi, 21 settembre.

[4]L’incontro è stato trasmesso in diretta da YouTube (si tratta quindi di miei appunti, non rivisti dall’autore).

 

 

 

 

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