Ilaria-Salis
L’italiana Ilaria Salis, 39 anni, sorride mentre si presenta in tribunale, dopo essere stata accusata di aver preso parte a un assalto antifascista contro militanti di estrema destra, a Budapest, Ungheria, 29 gennaio 2024. Zsofia Szollar/Index via REUTERS ATTENZIONE EDITORI – QUESTA IMMAGINE È STATA FORNITA DA UN TERZO.

 

 

di Mattia Spanò

 

Il caso dell’italiana Ilaria Salis, detenuta in Ungheria con l’accusa di aver brutalmente aggredito, insieme ad altri, due presunti fascisti, ha scatenato l’ennesima bagarre politica. È bastato mostrare le foto dell’imputata in ceppi – rischia fino a 24 anni – per farne l’oggetto di una battaglia ideologica furibonda: da una parte chi la santifica, dall’altra chi demonizza.

Mentre la Salis langue in catene in Ungheria, in Italia lo “Youtuber” (faccio fatica anche a scrivere la parola) Matteo Di Pietro, il quale per fare un video balordo in Lamborghini ha travolto un’utilitaria uccidendo un bambino di cinque anni, ha patteggiato una pena di 4 anni e qualche mese.

È fin troppo coerente perché una cultura mammona, indulgente con un infanticida colposo (è giovane, gli roviniamo la vita), inorridisca di fronte ad un’altra cultura – di derivazione austroungarica, dunque massimalista – che punisce duramente la violenza gratuita, ancorché presunta.

Tutto come se l’esposizione e la redenzione – persino quella sociale – siano un pranzo alla Caritas, o possano discendere da pietose formulette sul genere “non dormo più la notte da quando”. In fin dei conti è l’idea, di pronta beva, che il male sia un infortunio gestibile a chiacchiere. Parce sepulto, mica possiamo rovinare la vita al carnefice.

Da un lato abbiamo una giovane maestra idealista che frequenta persone che ritengono buono e giusto sprangare i “fascisti”: è il meno che si possa dire, sperando che sia innocente delle accuse. Non soltanto davanti alla giustizia, ma soprattutto al cospetto della propria coscienza.

Dall’altro un ragazzotto di famiglia benestante che ha fatto della ricerca della stupidità un ideale di vita. In comune le due vicende hanno un paio di cose: il rifiuto del fatto che tutte le azioni hanno conseguenze, e l’idea che la vita umana sia un incidente relativo. D’altra parte, chiunque faccia del male o commetta un crimine tende a sminuire la cosa. È perfettamente umano, ma è per questo che esiste la giustizia: per difendere l’oggettività delle cose.

Questa insalata di buoni sentimenti e indignazione un tanto al chilo viene condita nella magica ciotola della “sfortuna”: nella migliore delle ipotesi sfortunata la Salis a frequentare antifa in giro per l’Europa, e sfortunato Di Pietro dopo decine o centinaia di video a spazzare via per sempre un bambino. Si può punire la sfortuna? Certo che no.

Il fatto casomai notevole è che entrambi sembrano muoversi in una sorta di bolla. La Salis pare aver ignorato quell’elementare istinto che induce in comportamenti prudenti quando ci si trova in paesi stranieri, dove le persone non pensano, non agiscono e non vivono come noi crediamo, come ci piacerebbe che facessero o pensiamo che dovrebbero. È lo stesso impulso che ci spinge ad adoperarci per imporre all’universo mondo “i nostri valori”, giudicando “barbaro e arretrato” chi non si conforma. Gli ammirevoli risultati sono sotto gli occhi di chi li vuol guardare.

Ugualmente il giovin Di Pietro non ha pensato che qualcosa di brutto potesse accadere a lui o ad altri: guidava una macchina potentissima, distratto dal video che stavano girando blaterando cretinate. Le cose non hanno conseguenze spiacevoli quando sei giovane, ricco, famoso e “lavori divertendoti” (come “impari giocando”, “fai la dieta mangiando quello che vuoi”, e “salvi il pianeta” facendo serata a separare scrupolosamente il tappo di plastica dal cartone del latte). Una bolla dello stesso tipo.

La maggior parte delle persone ormai percepisce la vita come un vuoto da riempire a piacere. La vita non è un valore in sé, ma ha valore se glielo dai tu. Meglio ancora, se lo fornisce il potere. Perché fare fatica a preparare la cena quando puoi strapagare un plateau di lasagne nel cellophane al supermercato? Perché pensare quando ti basta accendere la tv?

L’attivismo antifascista della maestra Salis (forse inappagata dall’essere una sterile – secondo lei –  educatrice di bambini) equivale alla ricerca della popolarità attraverso il brivido della corsa del Tristo Videoamatore.

Proprio come sulla superficie delle bolle di sapone si formano cangianti gorghi arcobaleno, la vita dev’essere fluida, cangiante e colorata. E spaventosamente vuota, pronta ad esplodere da un momento all’altro.

La vita umana – la propria come quella del “prossimo”, come si chiamava in un lontano tempo cristiano – deve realizzarsi acquisendo valore. In altre parole, diventare una merce. La cosa deve stupire sino ad un certo punto: già nella Bibbia, Esaù vende a Giacobbe i diritti di primogenitura per un piatto di lenticchie. Chi più chi meno, ognuno vende la propria merce.

Il secondo aspetto è che la vicenda della Salis (quella di Di Pietro, non meno scandalosa, è accuratamente taciuta) è l’ennesima balla apparecchiata al popolino rimbecillito dalla paura, dalle emergenze e dal piagnisteo. Non perché la situazione non sia drammatica – a prescindere dalle eventuali colpe dell’imputata – ma perché viene drammatizzata ed esasperata oltre la decenza. E questo l’ha ben poco a che fare col destino dell’imputata.

Ogni settimana viene servito il piatto del giorno a colazione, pranzo e cena: l’omicidio Cecchettin, il patriarcato, la Ferragni coi pandori, il povero gatto scuoiato vivo, la Salis, in un crescendo vorticoso e frenetico. Quando il pubblico è satollo e nauseato si procede a qualche altro “caso”, con l’obiettivo di stordire le persone annichilendone le (peraltro spompate) abilità cognitive. Sia mai che qualcuno si accorga di essere costantemente preso per i fondelli.

Tutto per coprire fatti enormi come la sconfitta dell’Ucraina (ormai diventata un’idrovora di armi e soprattutto denaro, al punto da far pensare che si tratti di una gigantesca operazione di money laundering), la rivolta degli agricoltori europei contro le demenziali politiche di decrescita (in)felice per salvare il pianeta, Israele molto vicino ad essere processato per genocidio, i barbari Houthi che bombardano con giocattoli esplosivi navi mercantili occidentali, e amenità assortite.

In un mondo di bolle emotive ed egoiche, le balle crescono come funghi dopo la pioggia.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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