Si è spento Joseph Ratzinger, uno dei maggiori pensatori dei nostri tempi. Era il più lucido critico del pensiero transumanista: lascia un vuoto incolmabile. Di seguito rilanciamo un articolo di Alfredo Tocchi che riprendiamo dal sito megachip.globalist.it.

 

 

 

La Bestia è un numero e ci trasforma in numeri
“Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri” (Joseph Ratzinger)
Si è spento uno dei maggiori pensatori dei nostri tempi. Era il più lucido critico del pensiero transumanista: lascia un vuoto incolmabile. Agnostico, indegno di scrivere di un simile gigante, mi permetto una sola, elementare riflessione: immaginiamo un mondo retto da esseri umani intelligentissimi ma privi di sentimenti, empatia, compassione, amore. Priviamo quegli esseri umani dei cinque sensi, di tutti i cinque sensi. Priviamoli anche del corpo, al punto che – nonostante tutte le ambiguità e le mistificazioni cui è sottoposto il linguaggio – saremo costretti a chiamarli transumani o qualcos’altro. Priviamoli del libero arbitrio, della libertà, in nome della superiorità di un’intelligenza finalizzata e determinista. Sarebbe un mondo migliore?
Eppure, questo è il mondo voluto dai transumanisti. L’essere umano (un “cagone”, secondo la celebre definizione di Céline), assoggettandosi all’intelligenza artificiale vivrebbe davvero più felice su questa terra?
La nostra percezione della realtà dipende dai nostri cinque sensi e, naturalmente, dal possedere un corpo. E’ ipotizzabile che in un futuro non troppo lontano computer dotati di un corpo composto da cellule umane o animali vengano costruiti. Ma proprio questo è il punto: vi è una differenza tra un soggetto costruito e un soggetto vivo?
L’attacco dei transumanisti è proprio alla vita. Joseph Ratzinger lo aveva capito perfettamente, prima di quasi tutti noi. Non a caso, prelude al metaverso, alla negazione della realtà fisica. Non a caso, il filosofo svedese transumanista Nick Bostrom (Oxford University) sostiene che la realtà nella quale viviamo possa essere una simulazione creata da eventuali esseri intelligenti al di fuori di essa, negando la nostra stessa esistenza in vita (o l’esistenza della vita così come la intendiamo noi).
Per una volta, non voglio divagare, scrivere che le colpe sono attribuibili al riduzionismo biologicista che nasce dalla filosofia moderna, in particolare quella ispirata a Hume, che prende in considerazione unicamente la realtà materiale senza considerare la sua potenzialità, la sua finalità intrinseca o la possibilità dell’esistenza di qualcosa d’immateriale. Eppure, anche Hume condividerebbe questa affermazione: l’uomo è materia viva, qualitativamente diverso da una macchina.
E la macchina – che non è viva – nonostante tutta la sua potenza di calcolo non sarà mai collegata alla realtà mediante i cinque sensi e, soprattutto, non sarà in grado di avere sentimenti, empatia, compassione, amore.
Federico Faggin, nei suoi studi sulla consapevolezza (o coscienza), ci ha avvertito: “Ognuno di noi sperimenta due realtà diverse: la realtà interiore di sensazioni e sentimenti (chiamati qualia) e la realtà esteriore di oggetti che interagiscono nello spazio e nel tempo. Noi crediamo che l’aspetto esteriore sia oggettivo e che l’aspetto interiore sia il dominio soggettivo della coscienza.

Queste due realtà si riflettono in qualche modo l’una nell’altra, benché siano fondamentalmente diverse. Si può dire metaforicamente che la realtà esteriore assomiglia alla natura particellare della materia, mentre la realtà interiore è simile alla sua natura ondulatoria.

La consapevolezza è la capacità di percepire e conoscere il mondo e noi stessi. Conosciamo la nostra individualità sperimentandola come qualia (il senso di sé) nella nostra coscienza. Similmente, il mondo esterno prodotto dal nostro sistema sensorio-cerebrale è raffigurato sotto forma di qualia “proiettate” nello spazio fuori di noi. Come è possibile far questo? Un robot o un computer non hanno consapevolezza e quindi non possono sperimentare nulla, sia dentro sia fuori.

Io so di esistere perché sento di essere un agente che opera nel mondo che sento che esiste fuori di me.

Io sono un sé, capace di provare sensazioni fisiche, emozioni, pensieri e sentimenti spirituali – quattro classi distinte e diverse di qualia. Le sensazioni fisiche sono qualia che derivano dal rilevamento e dalla elaborazione dei segnali prodotti dal mio corpo e dai segnali provenienti dal mondo esterno. Le emozioni, i pensieri e i sentimenti spirituali sono qualia che sembrano derivare da segnali provenienti dal corpo. Però i processi che producono i qualia sono completamente sconosciuti”.

“La Bestia è un numero e ci trasforma in numeri” (Joseph Ratzinger).

Negando le qualità specifiche dell’essere umano se ne farà un simulacro e – si sa – ogni simulacro dell’essere umano è diabolico. Agnostico, sostituisco Dio e Satana (la Bestia) con ciò che è bene e ciò che è male, e il risultato non cambia.
Affidare il governo del mondo a un simulacro dell’essere umano è male. E’ un insulto alla vita, alla natura, ma soprattutto è un insulto alla condizione umana, una negazione delle sue caratteristiche uniche, irripetibili, non riproducibili.
“Il dono supremo dell’umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d’animo, della magnanimità, del coraggio del singolo in nome del bene. E’ il dono di cavalieri e fanti timidi e senza nome che con le loro imprese fanno sì che l’uomo non si trasformi in una bestia” (Vasilij Grossman, Il bene sia con voi!).

Alfredo Tocchi

 


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