Giuseppe Conte Ride

 

 

di Sabino Paciolla

 

Quello che colpisce di questo governo è l’incapacità di fare i conti con la realtà. E fare i conti con la realtà significa anche misurarsi con il consenso della popolazione italiana. Evidentemente il presente governo deve temere fortemente questo confronto  se appena la causa che ha consolidato la presa sul potere comincia a venir meno, pur di rimanere in sella, fa di tutto per inventarsi una inesistente emergenza. 

Giustamente, sul Corriere, Antonio Polito osserva: 

“Non si può avere nostalgia di un’epidemia, come non si può averne della guerra. Ma anche chi ha vinto una guerra, come Churchill, ha avuto nostalgia dello stato di emergenza che essa portava con sé, perché consentiva di chiedere al popolo «sangue, lacrime e sudore» e di ottenerlo senza discutere. La storia ci dimostra che questa nostalgia è perniciosa per i politici, e che a volerla prolungare oltre il dovuto si può finire per perdere le elezioni dopo aver vinto la guerra, come accadde proprio allo statista inglese nel 1945”.

Perché la realtà dice che non esiste una emergenza? Semplicemente perché lo dicono i numeri, quelli diffusi dalla Protezione Civile. 

Se consultate questo sito, dove troverete circa 70 grafici, vi convincerete di quello che sto dicendo. E che non esista alcuna emergenza, lo si può evidenziare anche con una manciata di numeri.

I dati aggiornati a ieri, 14 luglio, ore 17.30, dicono che vi sono stati, rispetto al giorno precedente, +114 casi totali di contagi, +17 decessi, +335 dimessi/guariti. Inoltre, vi sono 12.919 casi totali ancora positivi, di cui 12.324 in isolamento domiciliare, 777 ricoverati con sintomi, 60 in terapia intensiva. 

Se i ricoverati continuano a scendere giorno per giorno, se il 95% degli attuali positivi è a casa, se i degenti in terapia intensiva sono più o meno sempre gli stessi, e in lieve calo, se i decessi sono minimali, sicuramente “con” coronavirus e non “da” coronavirus, allora significa che i nuovi positivi sono per la maggior parte dei casi senza o con lievi sintomi.

La cosa molto sospetta è che ci comunicano solo i nuovi “contagiati”, ma non ci dicono quali sintomi questi “infettati” presentano, se li presentano. 

Scrive il dott. Luca Speciani:

“Non serve essere virologi, infettivologi o epidemiologi. Basta essere medici per avere chiara la differenza tra un ‘contagiato’ e una persona che ‘ha incontrato il virus’. Il contagiato è solo colui che presenta i sintomi della malattia. O abbiamo colpevolmente dimenticato i postulati di Koch, distratti da una medicina disumanizzata e ipertecnologica?

Ogni giorno entriamo in contatto con decine di virus diversi, quasi sempre innocui. Siamo forse continuamente ‘contagiati’? Il contagiato è malato. Gli altri sono sani. Sani. E pure protetti”.

Dunque, l’emergenza è inesistente.

Ma il governo usa l’arma della paura. Dice che i dati comunicati ci invitano a non abbassare la guardia, che una situazione grave potrebbe ritornare, e per questo proroga lo stato di emergenza. Con tale situazione esso può ovviamente produrre una legislazione di emergenza, come potrebbe essere quella emessa durante una guerra, una normativa che non passa per il controllo del Parlamento, come invece dovrebbe avvenire in una democrazia. Nella situazione di emergenza che abbiamo attraversato nei mesi scorsi il governo si è appropriato di poteri eccezionali che però ora vuole mantenere inopinatamente.

Ma a questo proposito, sul Corriere della Sera, il professor Sabino Cassesse, costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale, esprime contrarietà alla proroga dello stato d’emergenza dicendo: «Manca il presupposto della proroga: non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza». «L’urgenza non vuol dire emergenza». E infatti, dato che oggi, oggettivamente, non esiste neanche l’ombra di una emergenza, non esiste neanche la necessità di prorogare uno stato di eccezione. Se invece un domani, ad esempio in autunno, dovesse evidenziarsi una situazione realmente critica, basterebbe allora riunire un Consiglio dei Ministri per proclamare lo stato di emergenza. 

Continua il prof. Cassese: occorre «evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. E questo non solo perché finora si sono già concentrati troppi poteri nella Presidenza del consiglio dei ministri, o perché in ogni sistema politico una confluenza eccessiva di funzioni in un organo è pericolosa, ma anche e principalmente perché l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta i processi di decisione».

Infine, il giudice emerito conclude dicendo che la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza «è inopportuna perché il diritto eccezionale non può diventare la regola. Proprio per questo sia la legge che lo prevede, sia la costante giurisprudenza della Corte costituzionale hanno insistito sulla necessaria brevità degli strumenti derogatori, perché non è fisiologico governare con mezzi eccezionali. Questi possono produrre conseguenze negative non solo per la società e per l’economia, creando tensioni nella prima e bloccando la seconda, ma anche per l’equilibrio dei poteri, mettendo tra le quinte (ancor più di quanto non accada già oggi) il Parlamento e oscurando il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, al cui controllo sono sottratti gli atti dettati dall’emergenza».

Tutto chiaro dunque. Se l’emergenza non esiste, e se il governo, incutendo paura alla popolazione, se ne inventa una pur di rimanere al potere e mantenere per giunta poteri eccezionali, allora vuol dire che siamo in presenza di un governo che assomiglia vagamente ad uno autoritario.  

E come i governi autoritari, che a parole dicono di essere interessati al bene del popolo su cui comandano, ma sono in realtà assolutamente insensibili ai danni che provocano, poiché loro obiettivo è solo quello di mantenere e consolidare il potere, allo stesso modo il governo Conte si dimostra insensibile ai danni economici che sta provocando nella società dovuti al protrarsi del freno imposto alle attività economiche dipendente dallo stato di emergenza. Imprese che non riprendono la loro attività a pieno regime a causa di una fantomatica emergenza non possono che rischiare di collassare. Con tutti i danni del caso in termini di fallimenti e disoccupazione. 

Inoltre, come ai governi autoritari non piacciono gli assembramenti, le riunioni, le proteste di piazza, le assemblee sindacali perché queste possono mettere in discussione il loro potere, allo stesso modo, il governo Conte, prorogando lo stato di emergenza, impone in maniera simil-autoritaria il divieto di assembramento e di manifestazioni pubbliche che potrebbero rendere il suo stato ancora più traballante e precario di quanto non sia già. 

Inizialmente Conte aveva fatto intravvedere una proroga dell’emergenza per altri 6 mesi, poi, per le critiche suscitate, ha adombrato il termine del 31 ottobre e, infine, dopo accese proteste, quella di fine di luglio. Non vorremmo che di proroga in proroga si arrivasse comunque al 31 dicembre ed oltre. 

Giuseppe Conte è venuto dal nulla e rappresenta politicamente il nulla. E’ a capo di un governo che è espressione di una minoranza del paese, una minoranza che però non vuol consentire una reale discussione, che è la cifra di una vera democrazia. 

In conclusione, l’unica emergenza che in questo momento si vede in Italia è quella di un governo dalle sembianze vagamente autoritarie. Una emergenza che deve finire, al più presto.  

 

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