Oggi si sente parlare spesso di “cambiamento di paradigma” nella Chiesa. Al contrario,  Kwasniewski, in questo articolo, ci dice che non esiste nessun “cambiamento di paradigma” perché l’unico Paradigma è quello di Gesù Cristo.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.    

foto: Peter Kwasniewski

foto: Peter Kwasniewski

Nel suo saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, John Henry Newman notoriamente ha affermato: “In un mondo superiore è diverso, ma qui giù vivere è cambiare, e per essere perfetti si deve cambiare spesso“. Questa affermazione è spesso tolta dal suo contesto dai liberali e dai progressisti che la citano per servire la loro agenda di continui sconvolgimenti nella Chiesa.

Uno sguardo al contesto mostra ciò che Newman sta veramente dicendo: mentre l’essenza della fede cristiana non cambia mai, le sue apparenze esteriori, l’ampiezza e la complessità della sua espressione, cambiano – e non in modo qualsiasi, ma nella direzione di una espressione più piena e completa. Newman non potrebbe mai legittimamente essere spinto nel sostegno a “nuovi paradigmi” nel cristianesimo. Infatti, lasciò la chiesa anglicana perché si convinse che si fosse allontanata dall’unico e solo Paradigma originale, che era rimasto vivo nella Chiesa Cattolica.

Come ogni Padre e Dottore della Chiesa, Newman credeva che all’umanità fosse stato dato, una volta per tutte, il Paradigma, nella Vita, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, nel Suo insegnamento divino e nella divina liturgia, e che non spettasse a noi modificarlo, personalizzarlo o abbellirlo, ma piuttosto accettarlo nella fede umile, interiorizzarlo nella preghiera e viverlo nella carità, tutto per la forza della grazia di Dio.

Talvolta i costumi degli esseri umani decaduti, come la schiavitù, per quanto diffusi e dati per scontati, sono in contraddizione con Il paradigma; pertanto, devono cedere il passo alla sua irresistibile forza. Il paradigma stesso è fermo, una roccia immobile.

Secondo la Scrittura e la Tradizione, il cristiano è colui che si attiene ai principi immobili, cioè alle verità divinamente rivelate su Dio, sull’uomo, sul mondo, sulla nostra condizione e sulla nostra salvezza. Questi principi non cambieranno mai, indipendentemente da quanto possano cambiare la cultura, la civiltà, la società, le leggi, i costumi o gli atteggiamenti. Le pagine della storia della Chiesa sono piene di innumerevoli esempi di santi che aderiscono ostinatamente alla Legge di Dio e che sono disposti a morire piuttosto che agire contro di essa o permettere a chiunque altro di agire contro di essa.

Questo atteggiamento intransigente si manifesta in particolare in tutti i papi pre-moderni, che hanno visto il mondo secolare precipitare a capofitto verso la sua distruzione – un pessimismo ampiamente confermato dagli eventi successivi fino ai nostri giorni – e che hanno opposto a quel mondo l’immutabile Vangelo di Cristo, con le sue alte esigenze morali e persino la più alta promessa di aiuto spirituale per coloro che lo invocano, e la beatitudine ultima per coloro che sperano in Lui.

Uno dei “concetti” più popolari nella predicazione di oggi nelle chiese è: “Dio ti ama così come sei”. Sono terribilmente dispiaciuto di doverlo dire, ma questo è falso, e lo è perniciosamente. Come ha detto sinteticamente Anthony Esolen: “Non voglio sentirmi dire che non sono un peccatore. Voglio sentirmi dire che devo convertirmi”. Se Dio ci ama così come siamo, la religione è finita. Non ha senso convertirsi, pentirsi o sacrificarsi. È proprio perché non siamo buoni come dovremmo che Dio si è fatto uomo ed è morto sulla croce, ci ha dato i mezzi per unirci a Lui nella sua morte e nella sua vita risorta. Sì, Cristo è morto per noi mentre eravamo ancora peccatori, ma per farci suoi amici, cioè, con la sua grazia e il nostro sforzo sincero, non peccatori. Se siamo “buoni a procedere” come peccatori, Cristo è morto invano, e la nostra fede è vana.

Niente di impuro può entrare in paradiso. Pertanto dobbiamo essere purificati da tutti i nostri peccati, gli effetti persistenti e semplicissimi suggerimenti di peccato, se vogliamo entrare in cielo. E mi dispiace dirlo, gente, ma il purgatorio non è il luogo dove vengono perdonati i peccati capitali. Questo deve accadere in questa vita – o non accadrà mai. Se mi è permesso parafrasare Newman: “In un mondo superiore è diverso, ma qui giù per essere salvati ci si deve pentire, ed essere perfetti significa essersi pentiti spesso”. Ci pentiamo della nostra infedeltà al Paradigma, alla Legge di Dio, al Vangelo di Cristo, al Dio tutto santo. Il Paradigma è la roccia, e noi andiamo a sbatterci contro con i nostri peccati. Un “nuovo paradigma“, un “cambiamento di paradigma” – queste sono finzioni dal diavolo.

di Peter Kwasniewski (*)

 

Fonte: LifeSiteNews

 

(*) Peter Kwasniewski ha conseguito un B.A. in arti liberali al Thomas Aquinas College in California e un M.A. e un Ph.D. in filosofia alla Catholic University of America a Washington, D.C. Dopo aver insegnato all’International Theological Institute in Austria e al Franciscan University of Steubenville’s Austrian Program, è entrato a far parte del team fondatore del Wyoming Catholic College a Lander, Wyoming, dove ha insegnato teologia, filosofia, musica e storia dell’arte, e ha diretto il Coro e la Schola. Ora lavora come autore freelance, oratore pubblico, editore, editore e compositore. Ha scritto 5 libri.

Kwasniewski è membro del consiglio di amministrazione e studioso dell’Aquinas Institute for the Study of Sacred Doctrine, che sta pubblicando l’Opera Omnia del Dottore Angelico, è Fellow del Centro di Studi Scolastici Albertus Magnus e un Senior Fellow del Centro San Paolo. Ha pubblicato oltre 750 articoli sul pensiero di san Tommaso, la teologia sacramentale e liturgica, la storia e l’estetica della musica e la dottrina sociale della Chiesa.

 

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