Quella dello scrittore William Kilpatrick è una lettura semiseria dell’Instrumentum Laboris del Sinodo dell’Amazzonia. È semiseria, ma proprio per questo fa molto molto pensare. Dal suo articolo ho tratto solo alcuni brani che vi presento nella mia traduzione.

Indigeno Amazzonia

 

(…)

Quando il documento parla di “inculturazione”, cosa che spesso fa, significa che dovremmo abbandonare la nostra cultura e adottare quella amazzonica. Perché?  Perché [gli amazzoni] hanno molto da insegnarci sulla spiritualità, l’ecoteologia, la “realtà vissuta”, la comunione con gli alberi, gli animali e gli “spiriti”. Come nel documento di lavoro del Sinodo dei giovani dello scorso autunno, questo è tutto sull’ascolto. Il documento precedente diceva che la Chiesa deve ascoltare i giovani perché i giovani sono in contatto con ciò che sta accadendo ora. Il documento attuale dice che la Chiesa deve ascoltare gli anziani saggi delle tribù perché sono in contatto con l’antica saggezza degli antenati. I due documenti si contraddicono a vicenda? Non essere sciocco. È un pensiero lineare. Come scrisse Walt Whitman, uno dei precedenti sostenitori della coscienza cosmica: “Mi contraddico? Molto bene, allora, mi contraddico; sono largo, contengo moltitudini”. Quindi state zitti e ascoltate i vostri anziani.

Secondo il documento, un’altra cosa che gli Amazzoni possono insegnarci è il buen vivir, cioè “il buon vivere“. In altre parole, possono mostrarci come vivere in povertà ed essere felici. Questo è un talento che si rivelerà molto utile perché se si mettono in pratica gli aspetti socialisti, dell’economia dell’anti-libero mercato sottoscritti dagli autori del documento, la povertà si diffonderà a macchia d’olio.

Questi sono solo alcuni dei presunti benefici che gli amazzoni porteranno alla Chiesa. Ma cosa ha da offrire la Chiesa agli indigeni dell’Amazzonia? Beh, fondamentalmente, niente. Ricordate che vivono più vicino alla natura di noi, e nel mondo pensato in maniera rousseauiana (cioè col “mito del buon selvaggio”, ndr) ciò li rende più virtuosi di noi. Gli autori del documento di lavoro sembrano davvero sottoscrivere la fede di Rousseau nella bontà naturale. In un commento al documento, padre Raymond de Souza la mette in questo modo:

Gli stessi popoli dell’Amazzonia sembrano curiosamente esenti dal peccato originale (…). E senza peccato, perché ci sarebbe bisogno di redenzione?

Un bisogno di conversione? Se le persone spiritualmente avanzate dell’Amazzonia stanno bene così come sono, allora non c’è bisogno di convertirle al cristianesimo. In effetti, si ha l’impressione che il Sinodo amazzonico non abbia lo scopo di convertire gli indigeni alla Chiesa, ma di convertire la Chiesa alla forma di spiritualità panteista ed ecologica degli indios, con il risultato che il cattolicesimo diventa una nuova Chiesa con “un volto amazzonico”. Resta da vedere se questo sarà un volto felice.

Sembra tutto un po’ folle, ma se avete prestato attenzione, noterete che in questi giorni nella Chiesa stanno accadendo cose bizzarre di ogni tipo. Per fortuna, non c’è bisogno di entrare in tutto questo perché l’esperimento amazzonico ha abbastanza bizzarria da riempire volumi.

Una delle strane ironie di questa spiritualità New age è che viene imposta alla Chiesa da uomini anziani. Molti dei protagonisti del progetto amazzonico sono avanti negli anni, eppure sono ancora innamorati di idee che sono diventate popolari 60 anni fa. Era un periodo in cui molti giovani pensavano che l'”Era dell’Acquario” – qualunque cosa significasse – stesse per sorgere.

(…)

Come tutti ormai sappiamo, Dio vuole una diversità di religioni. E i vescovi neorousseauiani sembrano felici di aderire ordinando un intero menù di diversità: una forma di cristianesimo per il bacino amazzonico con un volto amazzonico; un altro, si presume, per l’entroterra australiano con un volto aborigeno; e ancora un altro, senza dubbio, per i mari del sud con un volto polinesiano. Per quanto riguarda la Chiesa in Europa e Nord America, ha bisogno di un volto felice, probabilmente una miscela fluida del volto amazzonico, aborigeno e polinesiano.

Il problema è che tutto questo mescolare il cristianesimo con altre tradizioni e spiritualità è destinato a portare a una diluizione del cristianesimo. Quando si filtra la fede cristiana attraverso 50 trilioni di galloni di acqua piovana amazzonica e poi la si immerge in un gigantesco tino di spumeggiante chiacchiericcio psico-socio-eco, si finisce con una fede che non è più riconoscibile.

Nel processo, Cristo perde la sua unica identità come sola via verso il Padre. Invece, è costretto a prendere il suo posto insieme ad altri fondatori di religione come Buddha e Muhammad, e con altre divinità assortite come Brahma, Vishnu e Quetzalcoatl.

La dichiarazione Dominus Jesus ha dichiarato che “Gesù Cristo ha un significato e un valore per il genere umano e la sua storia, singolare e unico, a lui solo proprio, esclusivo, universale, assoluto”. Il messaggio evangelico, in breve, esclude tutte le pratiche e le spiritualità in competizione. Ed è universale, cioè accessibile a tutti.

Tuttavia, per qualche ragione, i vescovi della New Age sembrano pensare che i contadini, i pescatori e i pastori dell’Amazzonia non potrebbero comprendere il messaggio che era rivolto ai contadini, ai pescatori e ai pastori della Giudea del primo secolo senza averlo prima tradotto in una lingua che solo i teologi tedeschi capiscono. D’altra parte, sono abbastanza sicuri che gli Amazzoni, forse guidati da qualche anziano simil-Yoda, coglieranno presto i punti salienti delle riflessioni mistiche di Teilhard de Chardin sulla “cristogenesi”, la “cosmogenesi”, l'”ultraominizzazione”, la “biosfera”, la “noosfera” e il “punto Omega”.

In alcuni punti, il documento confina con l’auto-parodia non intenzionale. Qui ci sono un paio di esempi:

In tal modo, (…) una Chiesa chiamata ad essere sempre più sinodale, inizia entrando in contatto con la realtà contrastante di un’Amazzonia piena di vita e di saggezza. Continua con il grido provocato dalla deforestazione e dalla distruzione estrattivista che esige una conversione ecologica integrale. (n. 5)

Tale comprensione della vita è caratterizzata dalla connessione e dall’armonia dei rapporti tra l’acqua, il territorio e la natura, la vita comunitaria e la cultura, Dio e le varie forze spirituali. (n. 13)

 

Fonte: Crisis Magazine

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