Ecco una riflessione di padre Raymond J. de Souza sul 40º anniversario della elezione a papa di Giovanni Paolo II.

Eccola nella mia traduzione.

Foto: papa San Giovanni Paolo II

Foto: papa San Giovanni Paolo II

 

Il 40° anniversario dell’elezione di San Giovanni Paolo II come papa ricorda i suoi due discorsi solenni iniziali, la cui potenza ha immediatamente caratterizzato il suo lungo pontificato.

In primo luogo, c’è stato il discorso del “papa di un paese lontano” sul balcone pochi istanti dopo la sua elezione, il 16 ottobre 1978. Poi c’è stata l’omelia “Non abbiate paura!” del 22 ottobre 1978, alla sua messa inaugurale in piazza San Pietro.

Nei prossimi giorni, il video di entrambi quei momenti che cambiano il mondo verrà iprodotto innumerevoli volte.

Ma c’è stato un altro momento di un magnificente discorso – e significato – nell’ottobre 1978. Non c’è nessun video di esso, ed è stato in gran parte rimasto sconosciuto fino a quando il biografo papale George Weigel lo ha incluso in Witness to Hope. L’ha scoperto nel Kalendarium życia Karola Wojtyła, un’esauriente cronologia pre-papale compilata da Adam Boniecki.

Ebbe luogo dopo la morte di papa Giovanni Paolo I. I cardinali polacchi erano venuti a Roma per il secondo conclave di quell’anno. Alla messa commemorativa offerta dal cardinale Stefan Wyszynski, primate di Polonia, il cardinale Karol Wojtyła, arcivescovo di Cracovia, ha predicato l’omelia sul colloquio tra Gesù e Pietro nel Vangelo di Giovanni 21:

E Cristo chiese:  “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”  … Questa domanda era così difficile, così impegnativa. E forse Simon Pietro, di tutti gli apostoli, ha capito meglio di chiunque altro come questa domanda vada oltre la portata di un essere umano. Per questo ha tremato nel rispondere. Si stava abbandonando all’amore di colui che chiedeva, quando rispose: “Signore, tu sai che ti amo”.

La successione di Pietro, la chiamata all’ufficio del papato, contiene sempre al suo interno una chiamata all’amore supremo, ad un amore molto speciale. E sempre, quando Cristo dice a un uomo: “Vieni, seguimi”, gli chiede quello che ha chiesto a Simone: “Mi ami più di questi?” Allora il cuore dell’uomo deve tremare. Il cuore di Simone tremava, e il cuore di Albino Luciani, prima che prendesse il nome di Giovanni Paolo I, tremava. Un cuore umano deve tremare, perché nella domanda c’è anche una richiesta. Dovete amare! Dovete amare più degli altri, se tutto il gregge di pecore deve essere affidato a voi, se l’incarico, “Nutri i miei agnelli, fnutri le mie pecore” è quello di raggiungere lo scopo che raggiunge nella chiamata e nella missione di Pietro.

E’ un passaggio davvero notevole. Sulla soglia del papato nel 1978, Giovanni Paolo II già sentiva il peso della chiamata – un peso che deve far tremare il cuore dell’uomo. E senza dubbio il suo cuore tremava.

Perché la Chiesa riceva il dono di Pietro, un uomo deve essere disposto a pagarne il prezzo. Pietro pagò quel prezzo con la sua vita, crocifisso sul colle Vaticano.

ancora dall’omelia:

Il testo del Vangelo di San Giovanni continua. Cristo dice parole enigmatiche. Le dice a Pietro: “Quando eri più giovane, ti cingevi e andavi dove volevi. Ma quando sarai vecchio, qualcun altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorrai andare”. Parole misteriose ed enigmatiche.  …. E così, in questa convocazione, diretta a Pietro da Cristo dopo la sua risurrezione, il comando di Cristo, “Vieni seguimi”, ha un doppio significato. È una chiamata al servizio e una chiamata a morire ….

Quei sentimenti, che il cardinale Wojtyła ha posto nel cuore di Papa Giovanni Paolo I, sono stati anche i suoi e sono rimasti con lui per il resto della sua vita.

In occasione del suo 25° anniversario di papa, Giovanni Paolo II disse questo:

Ogni giorno il dialogo tra Gesù e Pietro si svolge nel mio cuore. Nello spirito, fisso il mio sguardo su Cristo risorto.  Egli, consapevole della mia fragilità umana, mi incoraggia a rispondere con fiducia come Pietro: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo” (Gv 21,17).  E poi mi invita ad assumermi le responsabilità che lui stesso mi ha affidato.

Nel suo lungo pontificato, quando San Giovanni Paolo II parlò del suo ufficio pontificio, preferì il testo di Luca 22,32. Gesù, prefigurando il tradimento di Pietro, gli assicura nello stesso tempo che avrebbe pregato per lui, che la sua “fede non può venir meno” e che Pietro tornerà e avrà la missione di confermare gli altri nella loro fede.

Relativamente di rado Giovanni Paolo II ha ripreso i più noti passi petrini di Matteo 16 e Giovanni 21. Ma nella sua vita interiore di preghiera con il Signore, fu la conversazione di Giovanni 21 che lo accompagnò sempre.

Alla grande messa funebre di Giovanni Paolo II nel 2005, si è letto quel brano evangelico, e il cardinale Joseph Ratzinger ha collocato tutto il pontificato nel contesto del Vangelo di Giovanni, 21:

Pascendo il gregge di Cristo, Pietro entra nel mistero pasquale, va verso la croce e la risurrezione. Il Signore lo dice con queste parole, “… quando eri più giovane… andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21, 18). Nel primo periodo del suo pontificato il Santo Padre, ancora giovane e pieno di forze, sotto la guida di Cristo andava fino ai confini del mondo. Ma poi sempre più è entrato nella comunione delle sofferenze di Cristo, sempre più ha compreso la verità delle parole: “Un altro ti cingerà…”. E proprio in questa comunione col Signore sofferente ha instancabilmente e con rinnovata intensità annunciato il Vangelo, il mistero dell’amore che va fino alla fine (cf Gv 13, 1).

Il capolavoro omiletico del cardinale Ratzinger ha fornito, per così dire, un fermalibro all’omelia che il cardinale Wojtyła ha predicato per Giovanni Paolo I, tra cui si trova l’elezione, il pontificato e la morte di Giovanni Paolo II. Il cuore del cardinale Wojtyła ha tremato nel 1978, ma il suo cuore era forte, portando ogni giorno dentro di sé la conversazione di Pietro con Gesù risorto, fino a quel giorno in cui quel cuore fu finalmente placato da un corpo che si era indebolito.

 

Fonte: National Catholic Register

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