Nuovo Ordine Mondiale

 

[…] ci sono i tentativi di costruire il futuro
attingendo, in maniera più o meno profonda, alle
fonti delle tradizioni liberali.
Questi tentativi stanno assumendo una
configurazione sempre più definita, che va sotto il
nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano
espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle
sue Conferenze internazionali, che nelle loro
proposte di vie per arrivare a condizioni di vita
diverse, lasciano trasparire una vera e propria
filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo.
Una filosofia di questo tipo non ha più la carica
utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è
al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti
del benessere, ricercato a partire dai limiti dei
mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda,
per esempio, senza per questo cercare di
giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro
che non sono più produttivi o che non possono più
sperare in una determinata qualità della vita.
Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli
uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al
benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari
per raggiungere un benessere generale, bensì
propone delle strategie per ridurre il numero dei
commensali alla tavola dell’umanità, affinché non
venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno
raggiunto.
La peculiarità di questa nuova antropologia, che
dovrebbe costituire la base del Nuovo Ordine
Mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine
della donna, nell’ideologia dell’ “Women’s
empowerment”, nata dalla conferenza ONU di
Pechino.
Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della
donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei
e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la
maternità. Per questo, la donna deve essere
liberata, in modo particolare, da ciò che la
caratterizza, vale a dire dalla sua specificità
femminile.
Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte
ad una “Gender equity and equality”, di fronte ad
un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita
del quale la sessualità non ha altro senso se non
quello di una droga voluttuosa, di cui sì può far uso
senza alcun criterio.
Nella paura della maternità che si è impadronita di
una gran parte dei nostri contemporanei entra
sicuramente in gioco anche qualcosa di ancora più
profondo: l’altro è sempre, in fin dei conti, un
antagonista che ci priva di una parte di vita, una
minaccia per il nostro io e per il nostro libero
sviluppo.
Al giorno d’oggi, non esiste più una “filosofia
dell’amore”, bensì solamente una “filosofia
dell’egoismo”. Il fatto che ognuno di noi possa
arricchirsi semplicemente nel dono di se stesso, che
possa ritrovarsi proprio a partire dall’altro e
attraverso l’essere per l’altro, tutto ciò viene
rifiutato come un’illusione idealista.
E proprio in questo che l’uomo viene ingannato. In
effetti, nel momento in cui gli viene sconsigliato di
amare, gli viene sconsigliato, in ultima analisi, di
essere uomo.
Per questo motivo, a questo punto dello sviluppo
della nuova immagine di un mondo nuovo, il
cristiano – non solo lui, ma comunque lui prima di
altri – ha il dovere di protestare.

Joseph Ratzinger, introduzione del libro di Michel Schooyans “Il Nuovo Disordine Mondiale”, 25 aprile 1997

 

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