L’esperienza dura e dolorosa di Abby Johnson, raccontata da lei stessa, prima direttore di una clinica di Planned Parenthood, la più grande multinazionale dell’aborto, e poi attivista a favore della vita dopo l’orrore provato per aver partecipato ad un aborto eseguito con aspiratore.

Eccola nella mia traduzione.

abby johnson

abby johnson

 

L’aborto può essere uno degli argomenti più dibattuti in America, ma è una parola che non molte persone possono facilmente – e accuratamente – definire.  L’industria dell’aborto usa termini vaghi come “scelta”, “autonomia”, “diritti riproduttivi” o “salute riproduttiva”, “essenzialmente un errore” e “svuotare delicatamente l’utero” per offuscare la conversazione. In una discussione sull’aborto, ci viene detto di considerare solo la madre e la sua scelta. L’altra parte è solo un “prodotto del concepimento” o una “massa indifferenziata di materia uterina”.

Altrettanto vago è il nostro linguaggio sul modo in cui vengono praticati gli aborti, che quasi mai sentiamo descrivere in termini medici. Questo è il motivo per cui il recente film Unplanned è così importante. Vedere la verità sull’aborto cambierà la mente delle persone sulla procedura e la visione della società di questo odioso abuso dei diritti umani. L’ha fatto per noi.

Abby Johnson

Unplanned racconta la storia di un ex direttore della clinica Planned Parenthood (la più grande multinazionale dell’aborto, ndr) che si trova faccia a faccia con la realtà dell’aborto.  Quel direttore ero io. Ho lavorato per Planned Parenthood per otto anni ma, a metà carriera, ho iniziato ad avere dei dubbi. Ho visto che Planned Parenthood era disposto a licenziare i dipendenti se non rispettavano i loro obiettivi [di numero] di aborti e che c’erano bonus monetari per i direttori che rispettavano gli obiettivi. Ho visto come questo si prestava alla pressione e alla manipolazione delle donne incinte nelle nostre cliniche.

Ho raggiunto il punto di rottura il 26 settembre 2009, quando un medico mi ha chiesto di aiutarlo in un aborto guidato da ultrasuoni. Non ne avevo mai visto uno mentre veniva eseguito. Ho guardato con orrore mentre un bambino di 13 settimane ha combattuto per la sua vita….. e ha perso. Un medico abortista ha collegato un’estremità del tubo a una macchina aspiratrice e ha inserito l’altra estremità nella donna incinta che giaceva di fronte a noi. “Accendi l’aspiratore, Scotty”, disse l’abortista, e la macchina si accese. Ho visto che il piccolo bambino ha cominciato a contorcersi.

Me lo ricordo così chiaramente. La macchina di aspirazione utilizzata in un “aborto per aspirazione (D & C)” ha una forza da dieci a 20 volte superiore a quella di un aspirapolvere domestico. In poco tempo, il bambino sembrava come se fosse stato strizzato come uno straccio, attorcigliato e schiacciato. E poi si accartocciò e cominciò a scomparire nel tubo davanti ai miei occhi. L’ultima cosa che vidi era la minuscola spina dorsale perfettamente formata risucchiata nel tubo, e poi non c’era più. E l’utero era vuoto. Completamente vuoto. Dopo di che, l’abortista usò un dispositivo metallico affilato chiamato curette (un cucchiaio tagliente, ndr) per rimuovere i resti del bambino dall’utero della madre e completare l’aborto.

Sapevo allora che dovevo svelare la verità sul Planned Parenthood e la morte violenta da cui il gruppo trae profitto. La mia vita non sarebbe mai stata la stessa. Ho lasciato Planned Parenthood e subito dopo ho fondato un gruppo chiamato And Then There Were None per fornire consulenza e chiare misure di azione per coloro che cercano di lasciare l’industria dell’aborto. Ora viaggio per il paese dicendo la verità sul Planned Parenthood e incoraggiando gli americani a chiedere la fine del sostegno governativo a questa organizzazione disgustosa, che è stata coinvolta in comportamenti potenzialmente criminali.


Lila Rose

Abby non è l’unica donna la cui vita è stata cambiata per aver assistito alla dura realtà dell’aborto. Da giovane, ho visto la fotografia di un bambino abortito, di appena dieci settimane, in un libro a favore della vita, nascosto nella libreria di famiglia. Quell’immagine mi è rimasta impressa. Ho visto l’immagine di braccia e gambe minuscole, dilaniate da un potente aspiratore per aborto, e ricordo di aver pensato: “E’ vero?”

Presto ho scoperto che era davvero reale, e peggio ancora, che il bambino raffigurato era uno dei milioni di persone uccise in modi simili. Sapevo che dovevo fare qualcosa per far sì che quante più persone possibile sapessero la verità sull’aborto.

Ma si è rivelato difficile. L’industria dell’aborto ha tutto l’interesse a tenere nascosti i dettagli cruenti sull’aborto. Nel tentativo di documentare ciò che accade dietro le porte di Planned Parenthood, ho iniziato a lavorare come giornalista investigativo sotto copertura, portando alla luce la triste realtà dell’industria dell’aborto registrando le conversazioni con i lavoratori della clinica. In realtà ho guadagnato una reputazione tra il personale di Planned Parenthood; ho appreso più tardi che mentre lavoravo ancora come direttore della clinica, Abby Johnson aveva un manifesto che raffigurava me nella sua clinica, avvertendo il personale di front-office di stare attenti. (Un’amicizia “Unplanned” – cioè non pianificata, ndr – che è nata quando se n’è andata e ora lavoriamo insieme per porre fine all’aborto).

Sono stata in grado di scoprire il personale di Planned Parenthood impegnato in attività illegali e pericolose, tra cui l’aiuto e favoreggiamento nel traffico di sesso con bambini, la mancata denuncia di abusi sessuali su ragazze minorenni e il raccontare menzogne alle donne sullo sviluppo del loro bambino nella fase prenatale – il tutto al fine di eseguire aborti e procurarsi il denaro che con essi arriva, a spese delle donne coinvolte. Il mio ente no-profit, Live Action, ha scoperto Planned Parenthood ad eseguire aborti selettivi in base al sesso, accettando donazioni a sfondo razziale avendo di mira le donne nere ed i bambini, e discutendo di come lasciare  i bambini nati vivi dopo un aborto al fine di farli morire. Ho visto dentro queste strutture per l’aborto, e questo ha cambiato la mia vita nel vedere come trattano le donne. Questo è esattamente quello che vedrete in Unplanned – la dura realtà di ciò che accade a porte chiuse. Anche dopo tutto questo, Planned Parenthood continua a ricevere i nostri dollari dei contribuenti e sostiene di essere un’organizzazione rispettabile.

Raccontare la verità

La migliore possibilità della società di porre fine all’abuso dell’aborto e all’abuso che circonda l’aborto è sradicare l’idea che l’aborto è innocuo. Ciò richiede un’educazione e uno sguardo su come e dove avviene l’abuso. Live Action ha condiviso un video medico accurato che descrive in dettaglio le procedure abortive più comuni e l’ha mostrato alle persone di Los Angeles, San Francisco e New York. Per molti degli spettatori che si sono definiti “pro-choice” (cioè a favore dell’aborto, ndr), il video è stato un “aprire gli occhi” e “angosciante”. Quando la gente guarda cosa succede quando un abortista strappa  membro a membro un bambino durante un aborto, ciò che Abby Johnson ed io abbiamo visto in giovane età, gli spettatori rispondono che l’aborto non dovrebbe essere legale, che questi video dovrebbero essere mostrati in contesti educativi, e che i leader del nostro paese dovrebbero essere tutti tenuti a conoscere i fatti dell’aborto.

La verità è lì, un bambino non ancora nato è una vita umana e l’aborto distrugge orribilmente quella vita umana. Film come Unplanned e gruppi come And Then There Were None e Live Action rendono questa verità disponibile a milioni di persone. Questo è un servizio essenziale per una riflessione globale sull’aborto. Come possiamo discutere adeguatamente un argomento di cui non sappiamo nulla? Ogni americano ha la responsabilità di essere informato sull’aborto, poiché il discorso continuerà sicuramente. Guarda il film. Guarda i video. E, sapendo la verità, introduci la conversazione con coraggio.

 

Fonte: National Review

 

Abby Johnson è il fondatore e direttore di And Then There Were None e autore di Unplanned and The Walls are Talking. È possibile seguirla su Twitter a @abbyjohnson. Lila Rose è la fondatrice e presidente di Live Action.

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