Jimmy Lai, attivista cattolico di Hong Kong
Jimmy Lai, attivista cattolico di Hong Kong

 

 

di Sabino Paciolla



Jimmy Lai è un imprenditore ed editore di Hong Kong, fondatore del quotidiano pro-democrazia Apple Daily e noto critico del Partito Comunista Cinese. 

È stato arrestato nel 2020 e condannato nel febbraio 2026 a 20 anni di carcere per reati legati alla legge sulla sicurezza nazionale e a pubblicazioni considerate sediziose. 

Il suo caso è diventato un simbolo internazionale del dibattito sulla libertà di stampa e sulle libertà politiche a Hong Kong. Della sua storia più volte abbiamo parlato su questo blog. 

Secondo un nuovo rapporto del Committee for Freedom in Hong Kong Foundation, basato su una fonte con conoscenza diretta delle operazioni della Stanley Prison, le guardie avrebbero effettuato esercitazioni sulle procedure da seguire nell’eventualità che Jimmy Lai muoia in carcere. Non è noto che cosa abbia determinato tali esercitazioni.

La figlia di Jimmy Lai, Claire Lai, ha scritto una lettera accorata, che è stata pubblicata sul National Catholic Register, con la quale ci aggiorna sulla situazione di suo padre.

Papa Giovanni Paolo II descrisse una volta un campo di sterminio nazista come un luogo «costruito per la negazione della fede». Con questa immagine la figlia di Jimmy Lai introduce il racconto della detenzione del padre, sottolineando come le condizioni dell’isolamento sembrino studiate per spezzarne lo spirito. Eppure, dopo quasi sei anni di carcere, Lai continua a trovare nella fede cristiana la principale fonte di forza.

La sua cella è descritta come un luogo duro e opprimente. Le estati umide di Hong Kong rendono la detenzione ancora più pesante: le finestre sono coperte, l’aria fresca e la luce naturale quasi assenti. A tutto questo si aggiungono l’età avanzata e numerosi problemi di salute. Nonostante ciò, racconta la figlia, raramente si è lasciato sopraffare. A farlo crollare è stata invece la notizia della diagnosi di cancro della figlia.

Alla notizia, Jimmy Lai si è messo a piangere e si è inginocchiato a pregare. Per la figlia, quel momento ha mostrato ancora una volta il cuore della loro relazione. È sempre stato lui a proteggerla e, anche ora che non può starle accanto, continua a sostenerla con il proprio esempio. Da lui ha imparato ad affrontare la sofferenza con un «fiat», cioè con l’abbandono alla volontà di Dio.

Poco prima della diagnosi, Lai le aveva scritto: «Aggrappati alla speranza e non essere impaziente. Devi sapere e avere fiducia che la via di Dio non è la tua via». Nella stessa lettera richiamava sant’Agostino: «Se lo comprendi, Egli non è Dio». La sua fede si fonda così non sulla pretesa di comprendere ogni evento, ma sulla fiducia in un disegno che resta misterioso.

In una lettera precedente, mi aveva inviato la sua preghiera in cui ringraziava Dio «con tutto [il suo] cuore per averlo sottratto alla [sua] custodia». E: «Non posso chiedere nulla di meglio di questo: essere nelle Tue cure, non nelle mie». Spiegò: «Non sarò impaziente, se in qualsiasi momento dovessi rimanere nell’oscurità e nella perplessità… poiché so bene che Tu non puoi mai abbandonare coloro che Ti cercano né deludere coloro che confidano in Te».

Fin dall’inizio della detenzione, gran parte delle sue giornate è dedicata alla preghiera. Si sveglia nel cuore della notte e prima dell’alba per rivolgersi a Dio, nonostante la scarsa luce della cella e il peggioramento della vista. La figlia richiama anche la Gaudium et Spes, secondo cui «l’uomo non può trovare pienamente se stesso se non attraverso un sincero dono di sé».

Un ruolo centrale è svolto dalla devozione alla Croce. Lai ha disegnato più volte la crocifissione e ne conserva una immagine nella cella. Considera la propria sofferenza unita a quella di Cristo come fonte di grazia, arrivando a definirla un «dono divino» e «un battesimo». Offre inoltre le proprie sofferenze per gli altri, perfino per coloro che lo evitano.

Questo atteggiamento è diventato per la figlia un modello nell’affrontare la malattia. Resta però il dolore della separazione. Quando avrà concluso le cure, Jimmy Lai avrà 79 anni e sette compleanni trascorsi in carcere, dopo una condanna ad altri vent’anni di detenzione che, data l’età, equivale di fatto a una condanna a vita.

La figlia sa che entrambi continueranno a piangere l’uno per l’altra. Ma è convinta che le lettere del padre e il suo esempio continueranno a guidarla verso Dio, colui che, conclude, «asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi».

 

 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments