Un articolo di padre Dwight Longenecker apparso sul suo blog che, partendo dalla notizia che ha sconvolto molti, gli abusi sessuali di Jean Vanier, considerato, insieme a Madre Teresa, un santo vivente, mette in evidenza il realismo cattolico sulla natura umana.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

Elisa Brighenti

 

Jean Vanier

 

La notizia è trapelata stamattina: Jean Vanier, il fondatore delle comunità de L’Arche per disabili, si è reso colpevole di abusi sessuali manipolativi su almeno sei donne, nel corso degli anni. La delusione e lo shock si ripercuotono in tutto il mondo cattolico perché egli era considerato, insieme a Madre Teresa, un santo vivente.

Allo stesso tempo, i titoli dei giornali risuonano di indignazione per il bigottismo e la misoginia del candidato Bloomberg, il presunto razzismo di Donald Trump, il processo per abusi sessuali contro Harvey Weinstein e gli echi del predatore Jeffrey Epstein e dei suoi vari compagni, dal principe Andrea fino a un’intera ciurma di pirati scorbutici.

Sapete una cosa? Non mi stupisce. Non sono troppo deluso da tali notizie e non ne esco devastato, e credo di sapere il perché. A torto o a ragione, sono stato cresciuto in un ambiente religioso costruito sulle fondamenta del calvinismo, e uno dei principi del calvinismo è la dottrina della “depravazione totale”. Questa è la dottrina del peccato originale basato sugli steroidi. Ci è stato insegnato non solo che “non c’è nessun giusto, nessuno”. (Romani 3:10-12) ma anche “Tutta la tua giustizia è come uno straccio sporco”. (Isa. 64,6) e alcuni predicatori non si sono preoccupati di dirci che la traduzione di “panni sporchi” era “panni mestruali”.

Questo è stato uno shock ed esprime la visione estrema della depravazione totale.

La dottrina protestante viene corretta dalla verità cattolica, secondo la quale tutti siamo creati buoni perché siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, ma siamo tutti caduti attraverso il peccato originale e la ferita del peccato deve essere guarita.

La conseguenza della dottrina della depravazione totale è che le persone diventano troppo pessimiste sulla natura umana. La “depravazione totale” diventa tanto dura e terribile quanto le parole stesse suonano. Voi concludete che non c’è niente di buono in voi e i maestri, i genitori e i predicatori severi possono sbattere nelle anime sensibili l’idea che sono una schifezza. Subiscono la vecchia immagine di Lutero per la quale sono solo un letamaio e se sono fortunati, il letamaio è coperto di neve e questa è la grazia di Dio che ti copre, ma nel profondo del tuo cuore è ancora un mucchio di schifezza.

La conseguenza della dottrina cattolica è che troppo spesso le persone diventano troppo ottimiste sulla natura umana. Questo è il tipo di impostazione predefinita all’interno di una società liberale come la nostra. Noi pensiamo che siamo tutti buoni. Tutti siamo un tesoro. Tutti meritiamo di vincere un premio. Pensiamo che tutti siamo davvero buoni di cuore e se solo ci appellassimo alla nostra natura migliore, saremmo tutti dolci, gentili e cortesi come Dorothy del Mago di Oz. Questo ottimismo liberale sulla natura umana è il motivo per cui ci sconvolgiamo improvvisamente e rimaniamo delusi e disincantati quando si rivela che i nostri eroi hanno i piedi d’argilla.

In realtà, essere troppo ottimisti sulla natura umana è tanto distruttivo per la percezione della realtà, quanto troppo pessimista riguardo la natura umana, perché gli eccessivamente ottimisti sono molto più propensi a giustificare il peccato, a chiudere un occhio e a dare una seconda possibilità al verme. È stato questo eccesso di ottimismo liberale che ha permesso agli elitisti occidentali, per esempio, di continuare a immaginare per molto tempo che Stalin fosse un bravo ragazzo e che il comunismo fosse perfetto.

La vera posizione cattolica è realistica. Insegna che siamo davvero creati bene perché siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, ma è anche vero che fin dal primo momento siamo creature decadute. Siamo persone della menzogna e il Nuovo Testamento insegna chiaramente che la regola generale è che siamo condannati. La regola generale – senza la grazia di Dio – è che siamo alienati da Dio. Se questo vi mette a disagio, mi dispiace, ma ecco le belle e terribili parole del terzo capitolo del vangelo di Giovanni.

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio. (Giovanni 3, 16-21)

Vedi il versetto 18? “Chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”. Questa è una valutazione realistica della nostra condizione umana. Non è una depravazione totale come insegnano i calvinisti, ma non è nemmeno l’ottimismo allegro e ingenuo degli universalisti liberali che pensano che Dio sia così buono e gentile e dolce che alla fine nessuno andrà all’inferno.

Se avessimo quindi questa visione realistica della natura umana, non saremmo così delusi, sdegnati e indignati a sentire che Jean Vanier era un peccatore. Non saremmo così arrabbiati e costernati dallo scandalo e dallo strazio di pastori e sacerdoti abusivi, corrotti e immorali. Non saremmo sorpresi perché saremmo stati realistici sulla natura umana fin dall’inizio.

Inoltre, se fossimo più realistici, saremmo in grado di essere più equilibrati nel nostro giudizio e nella valutazione di tali problemi. Così com’è ora, perché siamo stupidamente ottimisti sulla natura umana, quando si scopre che qualcuno è stato cattivo, tendiamo a condannarlo completamente. Lo buttiamo sotto un autobus. Lo scomunichiamo completamente e li cacciamo via. Inoltre, andiamo incontro ad un’epurazione irrazionale, infuriandoci contro chiunque voglia far notare che nessuno di noi dovrebbe essere definito solo dalle cose cattive che ha fatto.

Non molto tempo fa un prete è stato accusato di un’indiscrezione sessuale nei confronti di una donna adulta. Quando ho suggerito che era un uomo buono che era inciampato e caduto e che dovremmo ricordare sia il buono che il cattivo, sono stato sottoposto a un festival dell’odio su Twitter da persone che una volta erano  tutte dolci e leggere come Pollyanna, ma che, da deluse, sono diventate cattive.

Se fossimo stati più realistici all’inizio, avremmo capito che un uomo può essere colpevole di azioni terribili e commettere errori gravi e peccaminosi, ma allo stesso tempo può aver fatto molto più del bene ed essere stato una persona molto migliore di quanto pensiamo. Se fossimo stati realistici sulla natura umana e non avessimo vissuto in una sorta di terra di fantasia teologica di plastica, avremmo saputo in anticipo che tutti, tranne i santi, hanno il loro lato oscuro e non dovremmo sorprenderci. Se fossimo stati più realistici avremmo saputo che più una persona è santa, più tentazioni le vengono date.

Questo non è per scusare il peccato o per lasciar andare la persona, ma è semplicemente un equilibrio nelle nostre percezioni e reazioni.

Infine, se fossimo stati più realistici sulla natura umana negli altri, saremmo più realistici verso la nostra autostima. A causa di questi due estremi di eccessivo ottimismo o pessimismo, tendiamo a cadere nella stessa trappola su noi stessi. Se troppo ottimisti, perdoniamo il nostro peccato. Trascuriamo i nostri fallimenti e cadiamo nella stupida trappola di pensare di essere brave persone solo perché non abbiamo mai ucciso o stuprato nessuno o rapinato una banca. D’altra parte, quelli di noi che sono troppo pessimisti pensano che non potranno mai fare niente di buono, si appesantiscono di scrupoli e negano la misericordia e il perdono di Dio.

La via dell’equilibrio è quella di essere realistici su noi stessi e sugli altri. Siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, ma siamo anche nati nel peccato, e ci vorrà una vita di pensiero, di preghiera, di disciplina e di devozione perché quella ferita del peccato (per grazia di Dio) sia guarita. Se comprendiamo questo, allora guarderemo a noi stessi e agli altri come Dio guarda a noi: con pietà, non con biasimo.

 

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