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Senator_Vance_official_portrait._118th_Congress@2x (cropped)

 

 

di Sabino Paciolla

 

Secondo un articolo pubblicato su Axios, a firma di Marc Caputo e Barak Ravid, che vi invito a leggere per intero, il vicepresidente JD Vance si appresta ad affrontare l’incarico di guidare possibili colloqui di pace per porre fine alla guerra con l’Iran, un conflitto che lui stesso aveva temuto di dover intraprendere.

La sua esperienza e la sua nota opposizione alle guerre all’estero prolungate lo rendono, secondo funzionari della Casa Bianca, un interlocutore più credibile per Teheran rispetto a Steve Witkoff e Jared Kushner, che avevano gestito i precedenti cicli di negoziati falliti. 

Vance è stato tra le voci più scettiche sull’ottimismo pre-bellico di Israele, criticando le previsioni troppo rosee di Netanyahu. Una conferma potrebbe derivare dal fatto che JD Vance è scomparso dai radar nelle ultime settimane. 

L’articolo evidenzia tensioni sotterranee tra americani e israeliani: alcuni funzionari americani sospettano che elementi israeliani stiano cercando di screditare Vance, ritenendolo non abbastanza “falco”. Dopo una telefonata difficile lunedì, sono circolate indiscrezioni (poi smentite) su uno scontro tra i due.

«Durante la telefonata, Vance ha menzionato che diverse previsioni di Netanyahu sulla guerra si erano rivelate fin troppo ottimistiche, in particolare per quanto riguarda le prospettive di una rivolta popolare per rovesciare il regime, secondo una fonte israeliana e una fonte statunitense.

“Prima della guerra, Bibi l’ha davvero venduta al presidente come una cosa facile, come se un cambio di regime fosse molto più probabile di quanto non fosse. E il vicepresidente era lucido riguardo ad alcune di quelle dichiarazioni”, ha detto la fonte statunitense».

La Casa Bianca ha esteso la scadenza per i negoziati e sta usando mediatori pakistani, egiziani e turchi. Se la diplomazia fallisse, Washington valuta anche un’escalation militare. Vance, pur sostenendo Israele, è preoccupato che gli obiettivi americani e israeliani possano divergere con il protrarsi del conflitto.

 

 

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