Vi abbiamo raccontato degli attacchi subiti dalla scrittrice J.K Rowling per un tweet sarcastico sulla definizione di “persona che mestrua” per non dire “donna”. In questo lungo articolo pubblicato sul suo blog spiega il perché sia interessata alla difesa dell’identità sessuata delle donne e sia spaventata dall’introduzione dell’identità di genere come discrimine di fronte alla legge. Pur portatrice di un pensiero progressista che approva in generale l’agenda LGBT (senza aver ancora preso coscienza che è in questo tipo di pensiero la radice della deriva “trans” attuale)  e rimanendo quindi molto lontana da posizioni cattoliche, ci sembra che il suo sia un contributo importante su un tema che anche in Italia sta diventando scottante con il rischio dell’approvazione della legge Zan Scalfarotto sull’omotransfobia.

Ve lo presentiamo nella traduzione di Annarosa Rossetto.

 

Rowling JK (photo by mike marslandwireimage)

Rowling JK (photo by mike marslandwireimage)

 

(Attenzione: questo pezzo contiene un linguaggio inappropriato per i bambini)

 

Questo non è un pezzo facile da scrivere, per ragioni che presto diventeranno chiare, ma so che è tempo di spiegarmi su un problema circondato dalla tossicità. Scrivo questo senza alcun desiderio di aggiungere atra tossicità.

Per chi non lo sapesse: lo scorso dicembre ho twittato il mio sostegno a Maya Forstater, una consulente fiscale che aveva perso il lavoro per quelli che erano stati considerati tweet “transfobici”. Ha portato la causa in un tribunale del lavoro, chiedendo al giudice di decidere se una convinzione filosofica come ritenere che il sesso sia determinato dalla biologia sia o meno protetta dalla legge. Il giudice Tayler ha stabilito che non lo era.

Il mio interesse per il tema dei trans precede il caso di Maya di quasi due anni, durante i quali ho seguito da vicino il dibattito sul concetto di identità di genere. Ho incontrato persone trans e ho letto vari libri, blog e articoli di persone trans, specialisti di genere, persone intersessuali, psicologi, esperti di tutela, assistenti sociali e medici, e ho seguito la discussione online e sui media tradizionali. Ad un certo livello, il mio interesse per questo problema è diventato professionale, perché sto scrivendo una serie criminale, ambientata ai giorni nostri, e la mia immaginaria detective donna ha un’età in cui è interessata a e da questi problemi, ma, su un altro piano, è un interesse fortemente personale, come sto per spiegare.

Durante tutto il periodo in cui ho fatto ricerche e studi, sul mio profilo di Twitter attivisti trans hanno continuato a tempestarmi con accuse e minacce. Tutto questo è stato attivato inizialmente da un “mi piace”. Quando ho iniziato a interessarmi all’identità di genere e alle questioni transgender, ho iniziato a fare degli screenshot dei commenti che mi colpivano di più, in modo da ricordarmi cosa poter cercare in seguito. In un’occasione, distrattamente ho messo un “mi piace” invece di fare lo screenshot. Quel singolo “mi piace” è stato ritenuto la prova di un reato di pensiero, ed è iniziato un sottofondo continuo di molestie “virtuali”.

Mesi dopo, ho aggravato il crimine del mio “like” accidentale cominciando a seguire Magdalen Berns su Twitter. Magdalen era una giovane, femminista e lesbica, immensamente coraggiosa che stava morendo per un tumore maligno al cervello. L’ho seguita perché volevo contattarla direttamente, cosa che sono riuscita a fare. Tuttavia, poiché Magdalen era una grande sostenitrice dell’importanza del sesso biologico e non credeva che le lesbiche dovessero essere definite “bigotte” per non volere storie con donne trans con il pene, nelle teste degli attivisti trans di Twitter tutti i pezzi combaciavano e il livello dell’attacco sui social media è aumentato.

Racconto tutto questo solo per spiegare che sapevo perfettamente cosa sarebbe successo quando avessi sostenuto Maya. A quel punto dovevo essere alla mia quarta o quinta cancellazione. Mi aspettavo minacce di violenza, che mi dicessero che stavo letteralmente uccidendo le persone trans con il mio odio, che mi chiamassero troia e cagna e, naturalmente, che i miei libri fossero bruciati, anche se un uomo particolarmente violento mi disse che li aveva messi nel compost .

Ciò che non mi aspettavo dopo la mia cancellazione è stata la valanga di e-mail e lettere che mi è piovuta addosso, la stragrande maggioranza delle quali erano positive, grate e di supporto. Provenivano da un campione trasversale di persone gentili, empatiche e intelligenti, alcune delle quali lavorano in settori che si occupano di disforia di genere e persone trans, tutte profondamente preoccupate dal modo in cui un concetto socio-politico sta influenzando la politica, la pratica medica e protezione dei più deboli. Tutti si mostravano preoccupati per i pericoli che corrono i giovani, i gay e per l’erosione dei diritti delle donne e delle ragazze. Soprattutto, erano preoccupati per un clima di paura che non è utile a nessuno, men che meno ai giovani trans.

Mi sono allontanata da Twitter per molti mesi sia prima che dopo aver twittato il sostegno a Maya, perché sapevo che non era per nulla una buona cosa per la mia salute mentale. Sono tornata solo perché ho voluto condividere un libro per bambini, gratuito, durante la pandemia. Immediatamente, attivisti che chiaramente si credono bravi, gentili e progressisti, sono tornati sul mio profilo, con la convinzione di avere il diritto di controllare quello che dicevo, di accusarmi di odio, di appiopparmi insulti misogini e, soprattutto, come ogni donna coinvolta in questo dibattito saprà – darmi della TERF.

Se non lo sapevate già – e perché dovreste? – “TERF” è un acronimo coniato dagli attivisti trans, che sta per femminista radicale trans-esclusiva. In pratica, una fetta enorme e diversificata di donne è attualmente chiamata TERF e la stragrande maggioranza di loro non è mai stata una femminista radicale. Esempi di cosiddette TERF vanno dalla madre di un bambino gay che temeva che il suo bambino volesse fare una “transizione” per sfuggire al bullismo omofobico, ad una donna anziana fino ad ora mai stata femminista che si è ripromessa di non andare mai più da Marks & Spencer perché permettono a qualunque uomo dica di identificarsi come donna di andare negli spogliatoi femminili. Ironia della sorte, le femministe radicali non sono nemmeno trans-esclusive: nel loro femminismo includono anche uomini trans, perché sono nati donne.

Ma le accuse di essere TERF sono state sufficienti per intimidire molte persone, istituzioni e organizzazioni che una volta ammiravo, che si stanno spaventando davanti alle tattiche di gioco: “Ci chiameranno transfobici!” “Diranno che odiamo le persone trans!” E dopo, diranno che avete le pulci? Parlando da donna biologica, a molte persone in posizioni di potere bisognerebbe che spuntassero gli attributi (il che è senza dubbio letteralmente possibile, secondo certe persone che sostengono che i pesci pagliaccio dimostrano che gli esseri umani non sono una specie dimorfica).

Allora perché lo sto facendo? Perché parlare? Perché non fare la mia ricerca in silenzio e tenere la testa bassa?

Bene, ho cinque ragioni per essere preoccupata per il nuovo attivismo trans e per decidere che devo parlare.

In primo luogo, ho un fondazione di beneficenza che si concentra sull’alleviamento del disagio sociale in Scozia, con particolare enfasi su donne e bambini. Tra le altre cose, la mia fondazione sostiene progetti per donne detenute e per donne sopravvissute ad abusi domestici e sessuali. Finanzierò anche ricerche mediche sulla SM (Sclerosi Multipla), una malattia che si comporta in modo molto diverso negli uomini e nelle donne. Da un po’ mi è diventato chiaro che il nuovo attivismo trans sta avendo (o probabilmente avrà, se tutte le sue richieste verranno soddisfatte) un impatto significativo su molte delle cause che sostengo, perché sta spingendo all’erosione della definizione giuridica di sesso per sostituirlo con il concetto di genere.

Il secondo motivo è che sono un’ex insegnante e  fondatrice di un’organizzazione benefica per bambini e di conseguenza sono interessata sia all’istruzione che alla loro sicurezza. Come molti altri, nutro profonda preoccupazione per l’effetto che il movimento dei diritti di trans sta avendo su entrambi i fronti.

Il terzo è che, come autrice pluri-censurata, sono interessata alla libertà di parola e l’ho difesa pubblicamente, persino con Donald Trump.

Il quarto è dove le cose iniziano a diventare veramente personali. Sono preoccupata per l’enorme esplosione del numero di giovani donne che desiderano “transizionare” e anche per il numero crescente che sembra voler detransizionare (tornando al loro sesso originale), perché si rammaricano di aver intrapreso azioni che, in alcuni casi, hanno alterato il loro corpo in modo irrevocabile, e rubato  loro la fertilità. Alcune affermano di aver deciso di “transizionare” dopo aver realizzato di essere attratte dallo stesso sesso e che la transizione è stata in parte dovuta dall’omofobia, nella società o nelle loro famiglie.

La maggior parte delle persone probabilmente non sono a conoscenza – di certo io non lo ero, fino a quando non ho iniziato a studiare correttamente questo problema – che dieci anni fa, la maggior parte delle persone che volevano passare al sesso opposto erano maschi. Tale rapporto ora si è capovolto. Il Regno Unito ha registrato un aumento del 4400% delle ragazze sottoposte a trattamento di transizione. Il numero delle ragazze autistiche è sproporzionatamente alto.

Lo stesso fenomeno si è visto negli Stati Uniti. Nel 2018, la dottoressa e ricercatrice americana Lisa Littman ha iniziato ad approfondirlo. In un’intervista, ha detto:

“I genitori online descrivevano un modello molto insolito di identificazione dei transgender in cui più amici e persino interi gruppi di amici cominciavano ad identificarsi come transgender tutti nello stesso periodo. Sarei stata negligente se non avessi considerato il contagio sociale e le influenze dei pari come potenziali fattori. ”

Littman ha menzionato Tumblr, Reddit, Instagram e YouTube come fattori che contribuiscono alla Disforia Di Genere A Insorgenza Rapida, e dove lei sostiene che nel regno dell’identificazione transgender  “i giovani abbiano creato “bolle di risonanza” particolarmente isolanti”.

Il suo articolo ha causato un pandemonio. È stata accusata di parzialità e di fare disinformazione sulle persone transgender, è stata sottoposta ad uno tsunami di attacchi e ad una campagna concertata per screditare sia lei che il suo lavoro. Il sito giornalistico ha messo offline il suo documento e lei lo ha revisionato prima di ripubblicarlo. Tuttavia, la sua carriera ha avuto un colpo simile a quella subita da Maya Forstater. Lisa Littman aveva osato sfidare uno dei principi centrali dell’attivismo trans, cioè che l’identità di genere di una persona è innata, come l’orientamento sessuale. Nessuno, insistevano gli attivisti, avrebbe mai potuto essere persuaso a “diventare” trans.

L’argomentazione di molti attivisti trans di oggi è che se non si lascia transizionare un adolescente con disforia di genere, questi si ucciderà. In un articolo che spiegava perché si era dimesso dalla Tavistock (una clinica di genere del NHS – Servizio Sanitario Nazionale – in Inghilterra), lo psichiatra di Marcus Evans ha affermato che le affermazioni secondo cui i bambini si uccideranno se non gli si consentisse la transizione ‘non trovano riscontro con dati o studi validi in quest’area. Né trovano riscontro nei casi che ho seguito nel corso di decenni di lavoro come psicoterapeuta.’ ”

Le lettere di giovani uomini trans rivelano un gruppo di persone particolarmente sensibili e intelligenti. Più leggevo le loro testimonianze sulla disforia di genere, con le loro penetranti descrizioni di ansia, dissociazione, disturbi alimentari, autolesionismo e odio di sé, più mi chiedevo se, se fossi nata 30 anni dopo, anche io avrei potuto provare a transizionare. Il fascino della fuga dalla femminilità sarebbe stato enorme. Ho lottato con un grave disturbo ossessivo compulsivo da adolescente. Se avessi trovato online il senso di comunità e l’empatia che non riuscivo a trovare nel mio ambiente più vicino, credo che avrei potuto convincermi a volermi trasformare nel figlio che mio padre diceva apertamente che avrebbe preferito avere.

Quando ho letto della teoria dell’identità di genere, ho ricordato quanto mi sentissi mentalmente senza un sesso in gioventù. Ricordo la descrizione di se stessa di Colette come “ermafrodita mentale” e le parole di Simone de Beauvoir: “È perfettamente naturale che la futura donna si senta indignata per i limiti che le vengono posti dal suo sesso. La vera domanda non è perché dovrebbe respingerli: il problema è piuttosto capire perché li accetti.”

Dato che non avevo una possibilità realistica di diventare un uomo negli anni ’80, dovevano essere i libri e la musica a farmi superare i miei problemi di salute mentale e i controlli e i giudizi sessualizzati che hanno messo così tante ragazze in guerra contro i loro corpi durante l’adolescenza. Fortunatamente per me, ho trovato il mio senso di alterità e la mia ambivalenza sull’essere una donna riflesse nel lavoro di scrittrici e musiciste e questo mi ha rassicurato che, nonostante tutto quello che un mondo sessista cerca di proiettare sul corpo femminile, va bene non sentirsi rosa, frivola e arrendevole nella propria testa; è normale sentirsi confusa, oscura, sessuata o non sessuata, incerta su cosa o chi si è.

Voglio essere molto chiara su questo punto: so che la transizione può essere una soluzione per alcune persone con disforia di genere, anche se sono anche consapevole attraverso ricerche approfondite che studi hanno costantemente dimostrato che tra il 60-90% degli adolescenti disforici crescendo uscirà dalla propria disforia. Più e più volte mi è stato detto “dovresti incontrare alcune persone trans”. L’ho fatto: oltre ad alcuni giovani, tutti adorabili, mi è capitato di conoscere una persona che si definisce donna transessuale che è più vecchia di me e meravigliosa. Sebbene sia aperta sul suo passato di omosessuale, ho sempre trovato difficile pensarla come qualcosa di diverso da una donna, e credo (e naturalmente spero) che sia completamente felice della sua transizione. Diventando più matura, però, ha attraversato un lungo e rigoroso processo di valutazione, psicoterapia e di trasformazione a tappe. L’attuale esplosione dell’attivismo trans sta spingendo alla rimozione di quasi tutti i processi piuttosto rigidi attraverso i quali una volta i candidati alla riassegnazione del sesso dovevano passare. Un uomo che intende non sottoporsi ad un intervento chirurgico e non assumere ormoni ora può ottenere un certificato di riconoscimento del genere e diventare una donna di fronte alla legge. Molte persone non sono consapevoli di questo.

Stiamo vivendo il periodo più misogino che io abbia mai sperimentato. Negli anni ’80, immaginavo che le mie future figlie, se ne avessi avuto, avrebbero avuto molto meglio di quanto non avessi mai avuto io, ma tra reazioni contro il femminismo e una cultura online satura di pornografia, credo che le cose siano notevolmente peggiorate per le ragazze. Non ho mai visto le donne denigrate e disumanizzate nella misura in cui lo sono ora. Dal leader del mondo occidentale con una lunga storia di accuse di abusi sessuali e il suo orgoglioso vanto di “afferrarle per la passera”, al movimento InCel (“involontariamente celibi”) che si scaglia contro le donne che non vogliono fare sesso, agli attivisti trans che dichiarano che le TERF hanno bisogno di botte e rieducazione, uomini di ogni orientamento politico sembrano essere d’accordo: le donne sono in cerca di guai. Ovunque, alle donne viene detto di tacere e star buone, o peggio.

Ho letto tutti gli argomenti sul fatto che la femminilità non risiederebbe nel corpo sessuato e le affermazioni secondo cui le donne biologiche non hanno tutte esperienze comuni, e trovo anche queste  profondamente misogine e regressive. È anche chiaro che uno degli obiettivi di negare l’importanza del sesso è quello di erodere ciò che alcuni sembrano vedere come l’idea crudelmente segregazionista delle donne che hanno una realtà biologica propria o – altrettanto minacciose – realtà unificanti che le rendono una classe politica coesa. Le centinaia di e-mail che ho ricevuto negli ultimi giorni dimostrano che questa erosione preoccupa anche molte altre. Non è abbastanza per le donne essere alleate dei trans. Le donne devono accettare e ammettere che non vi è alcuna differenza concreta tra donne trans e loro stesse.

Ma, come molte donne hanno detto prima di me, “donna” non è un abito di scena. La “donna” non è un’idea nella testa di un uomo. La “donna” non è un cervello rosa, una simpatia per Jimmy Choos o per qualsiasi altra idea sessista ora propagandata in qualche modo come progressista. Inoltre, il linguaggio “inclusivo” che definisce le donne “persone che mestruano” e “persone con vulva” colpisce molte donne in quanto disumanizzante e umiliante. Posso capire che gli attivisti trans considerino questo linguaggio appropriato e gentile, ma per quelle di noi che hanno ricevuto insulti degradanti sputati addosso da uomini violenti, non è neutrale, è ostile e alienante.

Il che mi porta alla quinta ragione per cui sono profondamente preoccupata per le conseguenze dell’attuale attivismo trans.

Sono sotto gli occhi del pubblico ormai da oltre vent’anni e non ho mai parlato pubblicamente di essere un sopravvissuta ad abusi domestici e ad aggressioni sessuali. Questo non perché mi vergogno delle cose che mi sono successe, ma perché sono traumatiche da rievocare e ricordare. Volevo anche essere protettiva nei confronti di mia figlia avuta dal mio primo matrimonio. Non volevo rivendicare la proprietà esclusiva di una storia che appartiene anche a lei. Tuttavia, poco tempo fa, le ho chiesto come si sarebbe sentita se avessi raccontato pubblicamente quella parte della mia vita e mi ha incoraggiato ad andare avanti.

Sto raccontando queste cose ora non nel tentativo di ottenere simpatia, ma per solidarietà con l’enorme numero di donne che hanno storie come la mia, che sono state trattate da bigotte per avere delle preoccupazioni riguardo alla necessità di spazi separati per i diversi sessi.

Sono riuscita a sfuggire al mio primo matrimonio violento con qualche difficoltà, ma ora sono sposata con un uomo veramente buono e di buoni principi, che mi dà sicurezza e protezione come non mi sarei mai aspettata in un milione di anni. Tuttavia, le cicatrici lasciate dalla violenza e dalle aggressioni sessuali non scompaiono, non importa quanto sei amata, e non importa quanti soldi hai guadagnato. Il mio nervosismo perenne è una barzelletta in famiglia – e anche io so che è divertente – ma prego che le mie figlie non abbiano mai le mie stesse ragioni per odiare rumori forti improvvisi o il trovare persone dietro di me quando non le ho sentite avvicinarsi.

Se poteste entrare nella mia testa e capire cosa provo quando leggo di una donna trans che muore per mano di un uomo violento, trovereste solidarietà e vicinanza. Sento nelle viscere il terrore in cui quelle donne trans avranno trascorso i loro ultimi secondi sulla terra, perché anch’io ho conosciuto momenti di terrore cieco quando ho realizzato che l’unica cosa che mi teneva in vita era l’autocontrollo instabile del mio aggressore.

Credo che la maggior parte delle persone che si identificano come transessuali non solo non rappresentino una minaccia per gli altri, ma siano vulnerabili per tutte le ragioni che ho delineato. Le persone trans hanno bisogno e meritano protezione. Come le donne, è molto probabile che possano essere uccisi da partner sessuali. Le donne trans che lavorano nell’industria del sesso, in particolare le donne trans di colore, sono particolarmente a rischio. Come ogni altra persona che ha subito abusi domestici ed è stata vittima di aggressioni sessuali che conosco, non provo altro che empatia e solidarietà con le donne trans che sono state abusate dagli uomini.

Quindi voglio che le donne trans siano al sicuro. Allo stesso tempo, non voglio che le ragazze e le donne native siano meno sicure. Quando si aprono le porte dei bagni e degli spogliatoi a qualsiasi uomo che crede o pensa di essere una donna – e, come ho già detto, i certificati che confermano il genere ora possono essere rilasciati senza alcun intervento chirurgico o terapie ormonali – si apre quindi la porta a tutti gli uomini che desiderano entrare. Questa è la semplice verità.

Sabato mattina, ho letto che il governo scozzese sta procedendo con i suoi controversi piani di riconoscimento dell’identità di genere, il che significa in pratica che tutto ciò di cui un uomo ha bisogno per “diventare una donna” è dire che lo è. Per usare una parola molto contemporanea, mi sono “triggerata”. A causa dei continui attacchi degli attivisti trans sui social media, quando ero lì solo per rispondere ai bambini sulle immagini che avevano disegnato per il mio libro durante il lockdown, ho trascorso gran parte del sabato in un forte stato depressivo, con i ricordi di una grave aggressione sessuale che ho subito quando avevo vent’anni che mi continuavano a tornare alla mente. Quell’aggressione era avvenuta in un periodo e in un luogo in cui ero vulnerabile e un uomo ha approfittato di quella opportunità. Non riuscivo a evitare quei ricordi e facevo fatica a contenere la mia rabbia e la delusione per il modo in cui credo che il mio governo stia giocando con la sicurezza delle donne e delle ragazze in modo davvero affrettato.

Sabato sera tardi, scorrendo le foto dei bambini prima di andare a letto, ho dimenticato la prima regola di Twitter – non aspettarsi mai una conversazione dai toni sfumati – e ho reagito a ciò che sentivo fosse un linguaggio degradante sulle donne. Ho parlato dell’importanza del sesso e da quel momento ho pagato lo scotto. Ero transfobica, ero una troia, una cagna, una TERF, meritavo di sparire, le botte e la morte. Una persona mi ha chiamata Voldemort chiaramente pensando che questa fosse l’unica terminologia che potessi capire.

Sarebbe molto più facile twittare gli hashtag mainstream – perché, naturalmente, i diritti di trans sono diritti umani e, naturalmente, le vite transessuali contano – mangiando biscottini salutari e crogiolandosi nella luce di dimostrare virtù civiche. C’è gioia, sollievo e sicurezza nel conformismo. Come scrisse anche Simone de Beauvoir, “… senza dubbio è più comodo sopportare una schiavitù cieca che lavorare per la propria liberazione; anche i morti sono più adatti alla terra che ai vivi ”.

Un numero enorme di donne è giustamente terrorizzato dagli attivisti trans; lo so perché tantissime mi hanno contattata per raccontare le loro storie. Hanno paura del doxing (diffusione on-line informazioni personali e private o altri dati sensibili riguardanti una persona, n.d.t.), di perdere il lavoro o i mezzi di sussistenza e della violenza.

Ma nonostante sia infinitamente spiacevole essere un costante bersaglio, mi rifiuto di inchinarmi di fronte ad un movimento che credo stia facendo un evidente danno  tentando di erodere la “donna” come classe politica e biologica offrendo, come pochi avevano fatto fin’ora, una copertura ai predatori. Mi schiero a fianco delle donne e degli uomini coraggiosi, gay, etero e trans, che difendono la libertà di parola e di pensiero e i diritti e la sicurezza di alcuni dei più vulnerabili della nostra società: ragazzini gay, adolescenti fragili, e le donne che fanno affidamento sugli spazi suddivisi per sesso e desiderano mantenerli. I sondaggi mostrano che queste donne sono la stragrande maggioranza, ad esclusione solo di quelle privilegiate o abbastanza fortunate da non aver mai affrontato la violenza maschile o le aggressioni sessuali, e di chi non si è mai informata su quanto queste siano frequenti.

L’unica cosa che mi dà speranza è che le donne che possono protestare e organizzarsi, lo stanno facendo, e hanno alcuni uomini e persone transessuali per bene al loro fianco. I partiti politici che cercano di accontentare chi grida più forte in questo dibattito stanno ignorando le preoccupazioni delle donne a loro rischio e pericolo. Nel Regno Unito, le donne si stanno unendo in modo trasversale ai partiti, preoccupate per l’erosione dei loro diritti conquistati duramente e delle massicce intimidazioni. Nessuna delle donne contraria al concetto di genere con cui ho parlato odia le persone trans; anzi. Molti di loro si sono interessate a questo problema in primo luogo perché preoccupate per i giovani trans, e sono estremamente solidali con gli adulti trans che vogliono semplicemente vivere la loro vita, ma che stanno affrontando una reazione negativa per un marchio di attivismo appiccicato loro addosso. La suprema ironia è che il tentativo di mettere a tacere le donne con la parola “TERF” potrebbe aver spinto più giovani donne verso il femminismo radicale di quanto si sia visto nel movimento da decenni.

L’ultima cosa che voglio dire è questa. Non ho scritto questo saggio nella speranza che qualcuno mi faccia una sviolinata, nemmeno piccola. Sono straordinariamente fortunata; sono una sopravvissuta, certamente non una vittima. Ho parlato del mio passato solo perché, come ogni altro essere umano su questo pianeta, ho un retroscena complesso, che modella le mie paure, i miei interessi e le mie opinioni. Non dimentico mai questa complessità interiore quando creo un personaggio immaginario e certamente non lo dimentico mai quando si tratta di persone trans.

Tutto ciò che chiedo – tutto ciò che voglio – è che un’empatia simile, una comprensione simile, sia estesa a molti milioni di donne il cui unico crimine è volere che le loro preoccupazioni siano ascoltate senza ricevere minacce e abusi.

 

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1