Corpi di palestinesi restituiti da Israele (screenshot)
Corpi di palestinesi restituiti da Israele (screenshot)

 

di Sabino Paciolla

 

L’“unica democrazia del Medio Oriente” di fronte ai cadaveri dei prigionieri palestinesi

Israele si vanta da decenni di essere “l’unica democrazia del Medio Oriente”. Un Paese che si presenta come baluardo di civiltà e diritto in una regione segnata da conflitti e autoritarismi. Ma le immagini e i rapporti provenienti da Gaza nell’ottobre 2025 raccontano un’altra verità: centinaia di detenuti palestinesi restituiti morti, molti torturati e mutilati.

Secondo Mondoweiss, Israele ha consegnato a Gaza 195 corpi di prigionieri palestinesi. Molti mostravano mani e piedi legati, occhi bendati, segni di strangolamento e mutilazioni. Alcuni erano stati “schiacciati da cingoli di carri armati” o impiccati; altri presentavano organi mancanti.
I medici forensi di Gaza hanno parlato di “segni evidenti di tortura prima dell’esecuzione”, una frase che da sola contraddice ogni pretesa di democrazia o rispetto del diritto umanitario. Mondoweiss ha deciso di non ripubblicare le foto, ma condivideremo il link alla cartella Google Drive del Ministero della Salute qui. La visione non è consigliata a persone sensibili.

Le autorità sanitarie hanno dovuto seppellire in fosse comuni decine di corpi irriconoscibili, sfigurati al punto da non poter essere identificati. Le fotografie verificate da Mondoweiss sono definite “raccapriccianti”: corpi mutilati, con mani legate e segni di strangolamento.

“Le squadre forensi hanno trovato martiri con mani e piedi legati con fascette di plastica, ustioni, fratture e ferite profonde”, ha dichiarato Ismail Thawabta, portavoce del governo di Gaza.

 

I prigionieri palestinesi torturati a morte, mentre gli israeliani vengono restituiti vivi

Il contrasto con la sorte dei prigionieri israeliani tenuti da Hamas nei tunnel di Gaza è evidente. Le famiglie palestinesi, davanti ai corpi dei loro cari restituiti da Israele, hanno ricordato che gli ostaggi israeliani erano stati riconsegnati vivi, mentre i detenuti palestinesi tornano torturati o mutilati.

“Guardate come sono stati restituiti i prigionieri israeliani: vivi, non mutilati o torturati a morte. Perché solo i nostri vengono uccisi a sangue freddo?”, si chiede la madre di Mahmoud Shabat, 34 anni, il cui corpo è stato consegnato nudo e sfigurato, “con la testa fracassata e gli arti spezzati”.
(Fonte Mondoweiss)

La madre di Shabat, in lacrime all’ospedale Nasser di Khan Younis, ha descritto una scena di orrore che smentisce ogni parvenza di rispetto dei diritti umani. In parallelo, gli ostaggi israeliani trattenuti a Gaza erano stati filmati mentre camminavano, parlavano, e venivano liberati vivi durante lo scambio.

 

Le testimonianze mediche: segni di tortura, ustioni e possibili furti di organi

Secondo Al Jazeera, ma anche secondo l’Associated Press, i medici forensi di Gaza hanno trovato corpi decomposti, bruciati, con arti e denti mancanti. Le autorità sanitarie denunciano che Israele impedisce l’ingresso di apparecchiature per test del DNA, rendendo impossibile identificare molti corpi.

Anadolu Agency riporta le parole del direttore generale del Ministero della Salute di Gaza, Munir al-Bursh:

“I corpi dei prigionieri ci sono stati restituiti legati come animali, bendati, con segni orribili di tortura e ustioni… Prove di atrocità commesse in segreto”.

Al-Bursh ha chiesto un’indagine internazionale urgente, definendo quanto accaduto “un vero e proprio crimine di guerra”.
L’Ufficio stampa dei prigionieri palestinesi ha inoltre denunciato il possibile furto di organi umani, citando prove forensi di cornee, occhi e altri organi mancanti.

Anche il Middle East Monitor riporta le accuse ufficiali di Gaza:

“Parti di molti cadaveri erano scomparse… L’esercito israeliano ha rubato organi umani mentre teneva i corpi”.

Il giornale riferisce che Israele non ha risposto alle accuse, mentre la Campagna nazionale palestinese denuncia la detenzione ancora in corso di oltre 700 corpi palestinesi in Israele, molti dei quali bambini.

 

“Sfigurati, congelati, irriconoscibili”: la testimonianza dei medici di Gaza

La disperazione dei medici palestinesi emerge chiaramente dalle testimonianze raccolte da The National News e da Le Monde.

Il dottor Ahmed Dhahir, responsabile di medicina legale dell’ospedale Nasser, racconta di corpi numerati da 1 a 120, senza documenti né registrazioni, arrivati “congelati, bruciati, irriconoscibili”.

“Non abbiamo un laboratorio per il DNA, né strumenti avanzati. Tutto ciò che possiamo fare è guardare i resti e sperare di riconoscere qualcuno”, spiega il medico.

In un articolo pubblicato da Le Monde, la giornalista Marie Jo Sader descrive le famiglie palestinesi sedute davanti a schermi che mostrano corpi smembrati, congelati in posture grottesche: una scena che, scrive, “trascende il dolore umano”.

 

La posizione ufficiale di Israele e la risposta di Haaretz

Intervistato da Haaretz, il portavoce dell’IDF (l’esercito israeliano) ha negato tutte le accuse, sostenendo che “i corpi restituiti provenivano dai combattimenti nella Striscia di Gaza e non da prigionieri catturati vivi”.
Ha inoltre definito “mendaci e infondate” le affermazioni secondo cui l’IDF avrebbe legato o profanato i corpi. Tuttavia, secondo medici e testimoni palestinesi, alcuni dei deceduti erano stati catturati vivi e detenuti nel campo di prigionia di Sde Teiman, nel deserto del Negev.

Proprio Haaretz, un quotidiano israeliano, nel suo editoriale del 31 ottobre firmato da Eran Wolkowski e Carolina Landsmann, ha pubblicato un durissimo commento dal titolo “We’re not like that. Or are we?”:

“Israele sta abbandonando gli standard che lo definivano uno Stato democratico. Le prigioni sono diventate centri di tortura, le visite della Croce Rossa sono vietate, e lo Stato continua ad attribuirsi una superiorità morale fittizia”.

Gli autori criticano il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e il ministro della Difesa Yoav Katz, accusandoli di trasformare il sistema carcerario in un apparato punitivo che viola apertamente la Convenzione di Ginevra.

Un altro editoriale di Haaretz, firmato da Gideon Levy e intitolato “Israel’s Government Prides Itself on Sadism, Abuse and Torture”, denuncia senza mezzi termini:

“Israele si vanta del proprio sadismo. Le prigioni come Sde Teiman sono diventate simbolo di abusi sistematici, dove i palestinesi vengono torturati, affamati e privati di cure mediche”.

Levy aggiunge che, secondo il Gardian, almeno 135 corpi mutilati e smembrati sono stati restituiti con biglietti che ne attestano la detenzione a Sde Teiman, e che molti presentavano segni di strangolamento o di investimento da parte di carri armati.

“Volevamo il sadismo — e abbiamo ottenuto il sadismo”, scrive Levy, accusando Israele di “perdere la sua anima morale”.

 

Democrazia e diritto internazionale: l’accusa di ipocrisia

La contraddizione è ormai insanabile. Da una parte, Israele pretende di essere la democrazia modello del Medio Oriente; dall’altra, rifiuta la supervisione del Comitato Internazionale della Croce Rossa, pratica la tortura sistematica e nega i diritti fondamentali dei detenuti.

La decisione del ministro Katz di vietare le visite della Croce Rossa nelle prigioni di sicurezza — confermata da Haaretz — viola apertamente la Quarta Convenzione di Ginevra, che Israele ha sottoscritto e demolisce il mito dell’eccezionalismo morale israeliano.

La doppia morale e il rischio di un abisso etico

Come osserva Haaretz, il problema non è solo politico ma etico e identitario: Israele sta perdendo ciò che lo distingueva dal suo nemico.

“Se la differenza tra noi e Hamas esiste solo nella nostra immagine di noi stessi, e non nelle nostre azioni, allora essa esiste solo nelle nostre teste”, scrivono Wolkowski e Landsmann.

La spirale di violenza reciproca — tortura contro tortura, morte contro morte — conduce a un abisso morale in cui ogni parte giustifica i propri crimini citando quelli dell’altra.
Ma uno Stato non può permettersi di imitare i terroristi che combatte. Farlo significa tradire la propria democrazia e rendere il diritto internazionale un guscio vuoto.

 

Conclusione: il prezzo del silenzio internazionale

Le prove — dalle fotografie forensi ai rapporti medici, dalle testimonianze dirette agli articoli dei quotidiani israeliani — convergono su un punto: la tortura e l’uccisione di prigionieri palestinesi da parte di Israele non sembrano essere episodi isolati, ma parte di una pratica orribile piegata alle esigenze del fine che giustifica i mezzi.

Il silenzio della comunità internazionale, delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea di fronte a queste denunce rischia di legittimare una deriva autoritaria travestita da democrazia. Stupisce ancor di più il silenzio in Italia, la nazione che ha mandato al Parlamento Europeo Ilaria Salis solo perché è stata ripresa con gli schiavettoni nell’aula del tribunale ungherese, cosa che avviene anche in Italia, solo che da noi ai giornalisti non è permesso riprendere. Davanti all’orrore avvenuto nelle carceri israeliane sui detenuti palestinesi, dove sono ora quelle forze che in Italia si sono stracciate le vesti per la lesa dignità e per la violazione dei diritti umani di Ilaria Salis?

Israele continua a definirsi “l’unica democrazia del Medio Oriente”, ma le sue prigioni e i suoi obitori raccontano un’altra storia: quella di un Paese che ha praticato la tortura, esige l’impunità e l’autoassoluzione morale come strumenti di governo.

 

 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments