Caravaggio "Emmaus"
Caravaggio “Emmaus”

 

III Domenica di Pasqua (Anno B)

(At 3, 13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2 1-5; Gv 24,35-48)

 

di Alberto Strumia

 

– Prima lettura. La parola che risalta quasi con prepotenza nella prima lettura di questa terza domenica di Pasqua, imponendosi come chiave di comprensione anche del nostro mondo attuale, è la parola ignoranza, detta da Pietro dopo la Risurrezione del Signore e le Sue apparizioni da Risorto: «Io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi».

Questa ignoranza, se la applichiamo all’umanità dei nostri giorni – e mai come ora, tristemente, dobbiamo includere anche buona parte della Chiesa – a chi ha in essa il potere di determinarne in larga misura le sorti («pure i vostri capi») è in parte “incolpevole” e in parte voluta “colpevolmente”.

= È “incolpevole” nella misura in cui la gente non ha più gli strumenti culturali (razionali) per leggere la condizione dell’essere umano nei confronti di sé stesso, degli altri, della realtà nel suo insieme; e quindi nei confronti di Dio. Si tratta di una “carenza di razionalità”, di incapacità scientifica di tener conto di tutti i fattori in gioco. Non si comprende che la condizione umana si trova in uno stato di “ingiustizia” rispetto a ciò che per sua natura l’essere umano vorrebbe.

  • Si vorrebbe un “bene” per noi stessi che non c’è e quando c’è, anche solo in piccola parte, poi non dura, mentre sarebbe bello che fosse “per sempre”. E la vita in ogni caso non è “per sempre” e si deteriora giorno dopo giorno.
  • Si vorrebbe un “bene” nei rapporti con gli altri, connotato della capacità di essere compresi fino in fondo e di comprendere fino in fondo. Ma non c’è se non eccezionalmente, e non dura. I rapporti anche momentaneamente più belli si deteriorano di giorno in giorno. Oggi non c’è più nessuno che ha il coraggio di sperare in un amore che duri tutta la vita; tanto è vero che si finisce per “provarle tutte” le possibilità, anche quelle più innaturali e biologicamente prive di scopo.
  • Si vorrebbe il “bene” di una pace tra i popoli, ma questa rimane solo un miraggio.

Questo genere di ignoranza sembra non consentire di rendersi conto che si è perso all’origine questo “bene” desiderabile, questo stato di “giustizia”, perché si è perso il giusto modo di guardare a sé stessi, conseguenza della perdita del giusto modo di stare davanti a Dio. E l’umanità nel suo complesso ha scelto volontariamente di rompere questa “giustizia con Dio”, istigata da chi aveva già fatto lo stesso errore, «il diavolo e i suoi angeli» (Mt 25,41). Non si capisce più che la biblica dottrina del “peccato originale” voleva insegnarci proprio questo stato di cose. Che la causa di tutti i mali sta, all’origine, nel rifiuto volontario del giusto rapporto tra l’uomo e Dio.

L’ignoranza “incolpevole” di questo insegnamento biblico, oggi, è tale da farlo apparire irrilevante per le sorti dell’umanità, e persino della Chiesa. Così è scomparsa la “domanda” di una “riparazione” (Salvezza) di questa giustizia interrotta. E scomparendo la “domanda” appare inutile anche la “risposta” che è la Redenzione ad opera di Cristo, “vero uomo” e “vero Dio”.

Solo un intervento diretto del Signore, di efficacia paragonabile alle Sue prime apparizioni dopo la Risurrezione, sembra poter porre rimedio a questa grave situazione.

= Ma c’è anche un grave aspetto “colpevole” che caratterizza questa ignoranza. Ed è il fatto che essa è stata costruita sistematicamente nel corso dei secoli da quel pensiero e da quell’attività umana che ha voluto rinnovare il “rifiuto originale” della giustizia tra l’uomo e Dio, per la presunzione demoniaca di poterne fare a meno. I risultati li paghiamo particolarmente, e sempre di più, in questi nostri anni nei quali si compiono le efferatezze più spaventose, dal livello della più pubblica dimensione internazionale fino a quella domestica più privata.

– Seconda lettura. Il richiamo di san Giovanni che troviamo nella seconda lettura non può essere, allora, compreso nel solito modo superficialmente moralistico che ne fa una raccomandazione valida solo per gli “animi religiosi”, e quindi facoltativa per tutti gli altri esseri umani, credenti o non credenti che siano. La raccomandazione a non peccare («Vi scrivo queste cose perché non pecchiate»), è un mettere in guardia nei confronti di quella ignoranza che non consente di comprendere più la questione della perdita della “giustizia” verso Dio. Da questa “perdita originaria” consegue la “perdita attuale” del giusto modo di vivere, di guardare a sé stessi, e l’essere vittime, più o meno complici, di una cultura sbagliata che vuole tagliare i ponti nel rapporto tra l’uomo e Dio Creatore («Questa è l’epoca del peccato contro Dio creatore», Benedetto XVI).

Il fallimento di un mondo come il nostro, costruito per secoli a partire da questa negazione voluta (ignoranza “colpevole”) come fondamento della cultura e della civiltà è la dimostrazione fattuale, storica, più evidente che la strada giusta era quella di partire dal presupposto contrario, quello della verità dell’esistenza di un “peccato originale”. È una “dimostrazione per assurdo” come la si chiamerebbe in linguaggio matematico. Non ammetterlo equivale a mentire a sé stessi, alla propria intelligenza, ad una scientificità che impone di riconoscere la realtà dei fatti («Chi dice “lo conosco”, e non osserva i Suoi Comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità»).

– Il Vangelo descrive il comportamento di chi “non riesce” (ignoranza “incolpevole”) o “non vuole” (ignoranza “colpevole”) a riconoscere che al fondamento di ogni problema umano c’è la rottura del giusto rapporto tra l’uomo e Dio Creatore. E di conseguenza solo Cristo, in quanto uomo-Dio poteva essere in grado di riaprire l’accesso a quella giustizia infranta all’origine.

Come allora, anche e soprattutto oggi, potrà essere solo un intervento diretto di Dio nella storia umana a smuovere gli animi fossilizzati nell’ignoranza (“incolpevole” o “colpevole” che sia davanti a Dio), fino spingendoli ad arrendersi liberamente all’evidenza. Come allora occorre che sia Lui stesso a dire all’umanità, e alla Chiesa: «Sono proprio Io!». Deciderà ovviamente Lui il modo e il momento in cui farlo.

Bisognava che Colui che è “vero uomo” – perché è l’uomo il colpevole che ha voluto infrangere la “giustizia originale” – e “vero Dio” – perché solo Dio che è Onnipotente, ha la capacità di riparare a un danno infinito – prendesse su di sé tutti gli “effetti” (le sofferenze degli uomini) sostituendosi agli uomini (“sostituzione vicaria”) che erano colpevolmente responsabili di tutte le “cause” (questo è il vero significato della parola “peccati”) di questo stato di ingiustizia.

Perciò Gesù dice ai Suoi (e oggi a noi!): «Sono queste le parole che Io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di Me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». E per questo aggiunge: «Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati».

E la Chiesa ha il mandato di comprendere e spiegare queste cose a tutti: «Di questo voi siete testimoni».

Oggi sembra che i cristiani, con i loro capi, siano tornati ad essere dominati dall’ignoranza (“incolpevole” o “colpevole”, Dio lo sa per ciascuno e giudicherà) e a non credere più a ciò che conta nella Dottrina di Cristo. Anzi troppo spesso a fraintenderla fino a confonderla come fosse uguale alle ideologie del mondo, che abbracciano ingenuamente come se fossero cristiane.

– Il versetto dell’Alleluia, perciò, giustamente mette sulle nostre labbra la preghiera: «Signore Gesù, facci comprendere le Scritture».

Maria, la Madre di Dio e della Chiesa, che per prima ha dimostrato di accogliere il piano del Signore, comprendendolo mentre si realizzava in lei, anticipando tutta la storia della santità cristiana, ci guidi e ci protegga in questo momento difficile della storia, nel quale attendiamo con fede la piena manifestazione di Cristo.

 

Bologna 14 aprile 2024

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