“Finché a un certo punto qualcuno si accorse di quel dolore e seppe prendersene cura. Ed è a causa di questo evento che oggi io vi chiedo di non approvare una legge sull’omofobia. Ciò che allora accadde a me infatti, se una legge simile passasse, adesso non sarebbe più possibile per altri.

In un’epoca in cui, seppur a fatica, si potevano ascoltare pluralità di voci diverse su questi temi e non era ancora di moda dire che ogni cosa che si prova va assecondata, qualcuno invece di imprigionarmi dietro a un pietoso “poverino”, ha provato a entrare con me nel mio dolore, nella mia storia e si è chiesto perché provassi ciò che provavo, partendo dal presupposto che nessun desiderio è in sé una colpa, ma esso è importante perché dice qualcosa su di noi.

Quel qualcuno è stato la Chiesa. Attraverso uomini e donne che hanno avuto per me sufficiente amore da non permettermi di piangermi addosso, reputandomi all’altezza dell’esistenza e scuotendomi dal mio vittimismo. La Chiesa mi ha reso un uomo, nel senso più profondo del termine: non perché eterosessuale, ma perché di nuovo protagonista della mia vita.

Io ero degno di attenzione e rispetto quanto gli altri, ma non di più.”

(tratto da: Lettera di un omosessuale per la libertà)

 

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