Phil Lawler, scrittore e giornalista, recensisce il nuovo libro di Joseph Sciambra, un omosessuale convertito che conosce molto bene gli ambienti della sottocultura omosessuale. L’articolo è pubblicato su Catholic Culture

Eccolo nella mia traduzione. 

Joseph Sciambra

Joseph Sciambra è un uomo arrabbiato. Ha scandagliato le profondità della sottocultura omosessuale. Ha sofferto per il suo coinvolgimento nella promiscuità, nella pornografia, nell’abuso di droghe e nell’autolesionismo. Ne sta pagando ancora il prezzo, nella sofferenza fisica e psicologica. Ha visto un amico dopo l’altro morire di AIDS. Ora, avendo riscoperto la sua fede cattolica e riformato la sua vita, osserva frustrato come i preti cattolici incoraggiano i giovani uomini ad esplorare la stessa strada che lo ha quasi portato alla rovina, e come i vescovi cattolici si rifiutano di intervenire.

Nel suo libro Disordinato [Amazon porta solo la versione Kindle; copie cartacee sono disponibili sul sito web dell’autore], Sciambra racconta come si è immerso nella vita spericolata del famigerato quartiere di Castro di San Francisco. In alcuni dettagli espliciti descrive le degradanti pratiche sessuali che lì vengono accettate, pratiche che sono state guidate dalla disperazione emotiva. (Questo libro rimarrà su uno scaffale alto; non vorrei che i giovani impressionabili scoprissero questo tipo di squallore morale). In piena confessione, Sciambra non si risparmia, ma descrive i suoi peccati. Allo stesso tempo riesce a dare al lettore un forte senso di quanto fosse orribilmente infelice. Questo libro illustra vividamente come il peccato grave porta a una vita di desolazione.

Finalmente questo giovane autodistruttivo raggiunge un punto di non ritorno. La sua salute si deteriora completamente; è vicino alla morte, e non è molto interessato a rimanere in vita. Ma chiede aiuto, la madre risponde, e inizia il lungo cammino verso il recupero fisico e il ravvedimento morale.

Per questo lettore, la conversione spirituale è arrivata appena in tempo; non avrei potuto sopportare molto di più il tour che fa venire il volta stomaco attraverso un mondo di perversione e sfruttamento senza gioia. Ma la storia di Sciambra non è finita affatto.

Per prima cosa c’è la storia della conversione stessa. È sempre affascinante vedere come il “Segugio del Cielo” insegua un’anima errante. Nel caso di Sciambra, c’è la graduale realizzazione che per tutta la sua vita ha desiderato un rapporto intimo con un uomo da poter ammirare e di cui potersi fidare, fino a quando finalmente incontra il Dio-Uomo che solo Lui può riempire quel bisogno doloroso.

Ma c’è di più, purtroppo. Sciambra non può dimenticare che quando ha iniziato a esplorare la vita omosessuale, è stato incoraggiato dai sacerdoti cattolici.

Non dimenticherò mai come, durante un intervento fallito di una cena organizzata dai miei genitori, il prete abitualmente felice che avevano invitato per mettere il figlio ribelle sulla retta via mi dette una pacca sulla schiena e mi dice che stavo facendo proprio bene; appartenevo a Castro [quartiere gay di San Francisco] con coloro che mi capivano.

Non è stato un incidente isolato. In diverse occasioni, i sacerdoti a cui il giovane Sciambra si rivolse per un consiglio gli diedero lo stesso tipo di consiglio: abbracciare la sua omosessualità, continuare a fare le stesse cose che stavano torturando e corrompendo la sua anima.

Triste a dirsi, la stessa modalità continuò dopo la sua esperienza di conversione. Recuperando la sua fede, la sua salute e la sua sanità mentale, si fermò per un po’ di tempo presso una comunità religiosa – e lì scoprì la sottocultura omosessuale. Quando riferì il problema ai funzionari della Chiesa, aspettandosi una risposta rapida, rimase molto deluso.

Nella migliore delle ipotesi, la risposta che ho ricevuto è stata quella di un freddo sospetto… Nella comunità omosessuale maschile, non sono riuscito a trovare un solo uomo; nella gerarchia maschile della Chiesa cattolica, ho scoperto lo stesso dilemma. Per un minuto ho pensato di andarmene. Non ne vale la pena. Ma, dove potrei andare? L’angoscia che ho sopportato nella Chiesa cattolica ha superato quella che ho vissuto a Castro.

E continua ancora oggi. Spinto dallo zelo di un convertito e dal ricordo di amici morti miseramente per malattie autoinflitte, Sciambra si assume la responsabilità di agire come missionario verso gli omosessuali. Torna a Castro, distribuendo grani di rosario. Va alle sfilate del Gay Pride e dice ai partecipanti che Gesù li ama. Cerca, nei suoi modi non convenzionali, di diffondere il messaggio di guarigione del Vangelo. E si arrabbia, perché non riceve alcun aiuto dalla Chiesa che ama.

Peggio ancora: incontra l’opposizione, non solo occasionalmente ma costantemente. I vescovi che appoggiano il messaggio sovversivo di padre James Martin, naturalmente, non avranno tempo di parlare con Sciambra. Ma anche altri vescovi – quelli che hanno la reputazione di essere ortodossi – lo evitano. È un paria.

Così Sciambra ha portato la sua causa su Internet. Con una presenza molto attiva sui social media, denuncia la sottocultura gay all’interno della Chiesa e la negligenza della gerarchia che permette a questa sottocultura di prosperare. Non tira pugni.

Prima che iniziassi questa campagna di sensibilizzazione, pensavo che la mia lotta sarebbe stata con la comunità gay laica. No, quello non è stato il fronte di battaglia. C’è una guerra civile gay nella Chiesa. Quelli che si battono per la verità sono pochi e mal equipaggiati; non abbiamo quasi nessun sostegno da parte della gerarchia. Nel frattempo la parte che sostiene la cultura gay controlla intere parrocchie e ministeri LGBT in quasi tutte le principali arcidiocesi… e decide anche chi deve parlare al più grande raduno di cattolici degli Stati Uniti: il Congresso dell’Educazione Religiosa di Los Angeles.

Disordinato è un libro strano che, ad essere sinceri, avrebbe potuto beneficiare del lavoro di un buon editore. Ci sono alcuni errori sintattici, alcuni passaggi ripetitivi, e alcuni problemi generali di organizzazione del materiale. Ma anche la presentazione grezza a volte trasmette un senso di urgenza che aumenta la potenza della presentazione.

Dopo aver raccontato la sua storia di vita, Sciambra aggiunge una serie di saggi, tutti riguardanti le sfide dell’affrontare l’omosessualità. Alla fine, il messaggio dell’autore è abbondantemente chiaro. Ma il saggio finale del libro è un altro resoconto autobiografico, di natura molto diversa. Sciambra racconta come lui e suo padre hanno evitato per un pelo la morte in un incendio nel bosco. Il racconto della sua frenetica, ultima disperata fuga – letteralmente guidare attraverso le fiamme – conclude il libro in modo emozionante, e rappresenta una metafora appropriata per la vita di Sciambra.

 

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