Domenica XXII del Tempo Ordinario (Anno B)
(Dt 4,1-2.6-8; Sal 14/15; Gc 1,17-18.21b-22.27; Mc 7,1-8.14-15.21-23)
di Alberto Strumia
La frase centrale contenuta nelle letture di questa domenica la troviamo nel Vangelo e, in particolare nelle parole che Gesù in persona pronuncia, formulando un “giudizio” che intende correggere uno degli errori più facili e frequenti nei quali quanti si professano “credenti” in Dio e soprattutto cristiani “incorrono”. Le parole di Gesù sono queste: «Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Quello che riguarda più da vicino la tendenza oggi “dominante” (“dominante” anche nel senso di essere oggi ai vertici) nella Chiesa e che queste parole giudicano come falsamente cristiana («Invano mi rendono culto») è quella di seguire la «tradizione degli uomini» e non la Tradizione di Dio. Coloro che si ritengono più avanzati (oggi si definiscono, con una parola ormai usurata, “progressisti”), sono in realtà degli arretrati (oggi si direbbero, con una parola altrettanto usurata, dei “tradizionalisti”), perché sono attaccati ad una posizione ideologica che, nella storia, ha dimostrato il suo fallimento nel rendere la convivenza “civile” e “umana”. È la tradizione umana del “materialismo” che guarda tutta la realtà solo “orizzontalmente”, solo socio-politicamente e mai si interroga sul suo modo di concepire l’uomo, la sua natura non solo materiale, ma anche spirituale. Non è cristiano pensare di risolvere i problemi del “corpo” dell’uomo, avendo smesso di preoccuparsi della salvezza della sua “anima”. La storia ha dimostrato abbondantemente che questo modo di procedere non funziona. In altre epoche della storia, (come il Medio Evo) – falsamente demonizzate in nome della «tradizione degli uomini» (le ideologie), la civiltà umana aveva raggiunto un maggiore equilibrio e una vivibilità complessiva, e si era in grado di attribuire il venir meno di questo equilibrio alla vera causa che è l’allontanamento dalla Tradizione di Dio, allontanamento che veniva chiamato “peccato”. Anche nel senso più popolare, ma non inesatto, si poteva dire: è un vero “peccato” avere sbagliato strada!
Il confronto tra il Vangelo e la prima lettura ci fa capire che il modo giusto di leggere la storia umana, compresa quella presente, che oggi ci riguarda direttamente, non è leggerla come scontro (per essere più alla moda si direbbe “dialettica”) tra “tradizione” e “progresso”, inquadrando tutti gli uomini e, in particolare, i credenti, i membri della Chiesa, o come “tradizionalisti” o come “progressisti”. Lo scontro e il confronto, ci dicono le letture di oggi è, piuttosto, tra due “tradizioni”: quella degli uomini e quella di Dio. Dove con la parola “tradizione” si deve intendere, letteralmente ciò che ci è stato “trasmesso” e ciò che “trasmettiamo” alle nuove generazioni: la concezione della vita e le conseguenti regole di comportamento.
– Da un lato c’è la «tradizione degli uomini», con le sue ideologie e la sua visione “orizzontale” (vivere come se Dio non esistesse).
– Dall’altro lato c’è la “Tradizione di Dio” che la Scrittura e, in particolare la dottrina di Cristo, tramandata fedelmente dalla Chiesa, ci hanno consegnato. Solo da poco tempo il nome della Chiesa è usato strumentalmente per scambiare le due “tradizioni”, con un’astuzia sufficientemente accurata per fare in modo che pochi si accorgano del capovolgimento. Ma le cose non stanno funzionando e non funzioneranno.
Raccomanda il Signore, attraverso Mosè: «Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo». Oggi, invece, si cambia il Catechismo e si apre la strada per arrivare a corrodere, a piccoli passi indolori per quasi tutti, la sostanza della dottrina della fede, realizzando così lo “scambio delle tradizioni”. La conseguenza è già predetta dalla Scrittura e sarà il venir meno del “vivere bene”, dello stesso “vivere”. La Tradizione di Dio, infatti è stata insegnata per la vita degli uomini («ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate»). E la “Tradizione di Dio” non evolve con la storia («presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento», come dice la seconda lettura), perché non ne ha bisogno, perché coglie già così com’è la “natura” dell’uomo.
L’Apostolo Giacomo, raccomanda ai suoi fedeli di allora e, con essi, anche a noi, oggi: «Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla Salvezza». Diversamente la Salvezza, andrà perduta. Le opere che gli uomini faranno potranno essere “opere di carità” («visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze») solo come frutto di questa fedeltà al Signore evitando di cadere nella trappola dello scambio tra le due “tradizioni” («non lasciarsi contaminare da questo mondo»).
Come sempre affidiamoci all’intercessione potente della Madre di Dio, perché ci ottenga una saggezza e un’intelligenza di fede sempre più vigilante per imboccare la strada giusta e mantenere la giusta direzione: «quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli».
Bologna, 1 settembre 2024
(Ho riproposto in questa domenica una mia riflessione della domenica 2 settembre 2018 che trovo del tutto pertinente anche oggi, e non era ancora apparsa su questo blog)




















La Chiesa di Cristo, la vera Chiesa non può essere ideologica. Giammai, e in alcun punto.
Eppure, per seppellire il progressismo, oggi si erge un tradizionalismo più subdolo e pericoloso del male che vorrebbe eliminare. A idolo, si sostituisce idolo. A tradizione d’uomini si sostituisce tradizione d’uomini. Il Falsario sa il fatto suo! L’unica salvezza è perseguire la Traditio; la Tradizione di Dio non fa chiasso, non è elitaria, non è una setta che schifa il mondo e da una torre d’avorio lancia anatemi alla cassiera che ti dice “buon ferragosto” anzichè “buona festa dell’Assunzione” o che ti dice “buon albero” anzichè “buona festa dell’Immacolata”!!! Tradizione di Dio è andare in croce. I martàr non sono mica martiri! I martàr vanno in croce annegati nella loro superbia e nei liquami del loro ego ipertrofico, semplicemente.
La vera Chiesa è solo quella che mette Cristo al centro. Quando Cristo sarà posto al centro – cioè intronizzato – torneremo all’unità. L’unità o le preghiere per la pace sono un’utopia fintanto che la chiesa ambisce e si vanta delle sue ideologie e persegue tradizioni d’uomini mettendo le proprie convinzioni al posto che spetta a Cristo. Il primo. Sempre.
Spero don Alberto prosegua con queste sue riflessioni, così necessarie e attuali, ancora e ancora.
Vero, ma solo in parte. Evitiamo di generalizzare, altrimenti si cade nella trappola del “Falsario” che, guarda caso, odia la tradizione perchè è portatrice di verità.
La tradizione della Chiesa ha un pregio incalcolabile, rispetto alla novità: visti i due millenni di storia, è immutabile, è incorruttibile, almeno dall’uomo “moderno”.
Ecco perchè San Pio X si è prodigato nel ricordarci che il modernismo è “la radice di tutte le eresie” ma non ha mai spedo una parola sul fatto che la tradizione può (rectius: potrebbe) essere un male altrettanto grave.
Ecco perchè affermare: “….la Tradizione di Dio non fa chiasso, non è elitaria, non è una setta che schifa il mondo e da una torre d’avorio lancia anatemi….. Tradizione di Dio è andare in croce…. ” significa proprio che si riconosce ai “tradizionalisti” (dei quali non mi considero minimamente parte nè il tradizionalismo è un movimento che esiste nella realtà) che sono loro, e solo loro, a rendere testimonianza di fede in tutti i luoghi in cui si trovano. I “modernisti”, invece, lo considerano vergognosamente “non inclusivo”.
Ma non lo farebbero mai, perchè Gesù non fa chiasso. Anzi, porta unione e pace, amore e fratellanza, a dispetto della “spada”.
Quanto alle etichette “movimento d’elite” oppure “associazione di notai ed avvocati”, insomma la classificazione quale movimento innamorato della sola estetica e correttezza giuridica e teoretica dei principi pre-conciliari, è anche questa una etichetta appiccicata addosso alla tradizione da un gruppo di “hooligans” progressisti con a capo i teologi “aperti” e non certo generata dai fatti, visti i numeri risibili.
Prova ne è che proprio coloro che danno lezioni di “unità” della chiesa (di fronte alla liturgia) agevolano, poi, movimenti umani vagamente ispirati alla fede cristica (non Cristiana o Cattolica) ove Gesù è passato dall’essere un ottimo “mental coach” ad “influencer”, ad “un grande uomo”.
E lo lodano di conseguenza.
La sua visione, a me pare parcellare e soprattutto partitica, non riconosce NEI FATTI il primato di Cristo: un’esemplificazione, forse inconsapevole, del becero tradizionalismo di facciata oggi tanto in voga, incapace di considerare che Satana non teme il latinorum nè l’amitto…ma i santi!
Dopo San Pio X, le ricordo, ci sono stati altri papi degni di nota: San Giovanni Paolo II, per esempio. O l’ “insopportabile” Benedetto XVI, tanto vituperato e incompreso sia dai guelfi che dai ghibellini… Eppure, una larga maggioranza di pseudocattolici si è fermata a San Pio X o, tutt’al più, a Papa Pio XII. Mi auguro non faccia parte del numero. Nel caso, la invito con fraterno affetto a rientrare nell’Ovile Santo, magari seguendo regolarmente le riflessioni di don Alberto, fino ad oggi una perla rara di equilibrio e buon senso nella vera Traditio della Chiesa, ove Cristo soltanto è posto al centro di tutto, senza partitismi, senza compromessi, senza obnubilamenti di comodo!
Una buona e santa prima settimana del mese!
PS: Tradizione e tradizionalismo non sono sinonimi!!!!!!!!
C’è molto livore e ben poca carità nella critica ai “tradizionalisti” di “occhi aperti!”.
Non frequento le “Messe in latino”, ma quei tradizionalisti (pochi purtroppo) che io conosco personalmente, non lanciano anatemi pur essendo costretti a sopportare giorno dopo giorno il crescente disprezzo e l’ostracismo che è stato inflitto loro dopo l’abdicazione di Benedetto XVI – quel Grande Papa incompreso che, con sprezzo del pericolo (e difatti!), ha tentato di far risorgere “il latinorum”, “l’Amitto” e molto altro… –
Ma forse le “orecchie aperte” di qualcun’altro hanno sentito distintamente, alla cassa del supermercato sotto casa, qualche gentiluomo tradizionalista (appena uscito dall’ascensore dalla sua torre d’avorio) maledire la povera cassiera che il 13 o 14 agosto aveva osato non augurargli “buona festa dell’Assunta”… chissà.
I messaggi come il suo aiutano a comprendere la gravità della situazione e, soprattutto, a metterla in luce. Spero se ne aggiungano altri. Rivelatori.
Le auguro una buona e santa giornata, in Corde Matris.
Davvero eccellente questo articolo di Alberto Strumia.
La “tradizione degli uomini”, vale a dire l’insistere nell’ideologia tradizionale fallimentare che si preoccupa della salvezza del corpo – o del “pianeta” – (volontà umana, materialismo/progressismo), si sta via via sostituendo alla “tradizione di Dio” che si preoccupa prioritariamente della salvezza dell’anima (volontà di Dio, comandamenti, catechismo, trasmessi di generazione in generazione).
E il riferimento al tanto vituperato “medioevo” è esemplare per capire quanto la situazione si sia deteriorata.