Manfred Hauke, Intorno a questo altare. Le insidie della concelebrazione diffusa (Chorabooks 2023)

 

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La concelebrazione dello stesso Sacrificio eucaristico da parte di diversi sacerdoti fu introdotta dal Vaticano II come eccezione per situazioni particolari, ad esempio per incontri con un numero stragrande di sacerdoti e per il Giovedì Santo. Nel frattempo, la concelebrazione è diventata una prassi molto diffusa che porta con sé spesso una pressione sui sacerdoti di rinunciare alla celebrazione individuale. La diminuzione delle Sante Messe porta anche ad una possibilità minore dei fedeli di partecipare al Sacrificio eucaristico. La diffusione oltre misura della concelebrazione è avvenuta senza l’approfondimento dottrinale sistematico che avrebbe dovuto accompagnare la riforma liturgica. Già nella fase preparatoria del Concilio, l’arcivescovo francese Paul-Pierre Philippe OP (nominato poi nel 1967 segretario del S. Ufficio e Cardinale nel 1973), aveva osservato criticamente: «Il frutto oggettivo del Sacrificio della Messa, i.e., dell’espiazione e della supplica per i vivi e per i morti, è il frutto principale che in una Messa concelebrata non esiste allo stesso modo che in varie Messe celebrate da vari sacerdoti. Se l’uso della concelebrazione si diffonderà con maggiore frequenza, ci sarà da temere che l’autentica dottrina sarà oscurata sicché i fedeli non si cureranno più del fatto che molte Messe sono celebrate per i vivi e per i morti».

Questo libro presenta in una maniera sintetica la discussione dogmatica sulla concelebrazione dal Vaticano II al presente, tenendo conto anche dello sviluppo storico e delle discussioni precedenti. In particolare, si tratta dei frutti sacramentali della celebrazione: c’è una differenza tra la Santa Messa concelebrata da un sacerdote e quella celebrata individualmente? Poi c’è anche la domanda: C’è differenza tra un sacerdote che concelebra e uno che partecipa alla celebrazione eucaristica allo stesso modo dei laici?

L’introduzione menziona i chiarimenti dottrinali di Pio XII: l’importanza delle parole del Signore e la differenza tra una Messa celebrata o soltanto assistita da un sacerdote. Segue una parte storica sullo sviluppo della concelebrazione dai suoi inizi fino alla soglia del Vaticano II. È analizzato il tema della concelebrazione nel Concilio Vaticano II, anche con i suoi nodi irrisolti, e nel magistero postconciliare fino ad oggi. La parte principale dello studio presenta la discussione sistematica sui frutti sacramentali della concelebrazione dopo l’ultimo Concilio. Troviamo tre correnti: 1) la scuola di Karl Rahner nega la differenza tra celebrazione, concelebrazione e assistenza per quanto riguarda i frutti sacramentali; 2) la spiegazione tomista di Joseph de Sainte Marie OCD e altri sottolinea che la Messa concelebrata è un unico sacrificio; perciò c’è una differenza tra celebrazione e concelebrazione; 3) secondo la posizione di Paul Tirot OSB e altri non c’è alcuna differenza nei frutti sacramentali tra celebrazione e concelebrazione perché la Messa concelebrata porterebbe in sé una pluralità di Messe. Dopo questa rassegna critica, l’autore offre una valutazione sistematica: nella concelebrazione vi è un unico sacrificio; quando la causa è moltiplicata (la ripresentazione del Sacrificio di Cristo), anche l’effetto è moltiplicato; la questione dello stipendio da sola non basta per risolvere la discussione sistematica.

Alcune cose che troverete in questo libro:

 

  • Che cosa è “concelebrazione”?
  • A che cosa si riferisce la frase di Pio XII del 1954: “nell’offerta del Sacrificio eucaristico ‘ci sono tante azioni di Cristo Sommo sacerdote quanti sono i sacerdoti celebranti’”?
  • Qual è la differenza tra concelebrazione “cerimoniale” e “sacramentale”?
  • Quando avveniva una concelebrazione eucaristica prima del Vaticano II?
  • Già Pio VI (1794) condanna la deriva teologica dello pseudo-Sinodo di Pistoia a proposito della concelebrazione.
  • C’è qualche errore storico sulla Chiesa antica che ha favorito il desiderio di estendere la pratica della concelebrazione.
  • Contro la teoria che nella concelebrazione ci sono tanti sacrifici quanti sono i sacerdoti, la Congregazione dei Riti nel suo decreto sulla concelebrazione del 1965 sottolinea l’unicità del sacrificio eucaristico.
  • Quali sono i vizi della teoria soggettivista di Karl Rahner?
  • Come si presenta la differenza tra celebrazione e concelebrazione in un’ottica tomista?
  • È vero che la concelebrazione è “attualmente unica e virtualmente multipla”?
  • Quali sono le disposizioni ufficiali al tempo di Benedetto XVI e di Francesco per limitare una deriva delle concelebrazioni?
  • Come disporre la prassi della celebrazione individuale e della concelebrazione in un monastero?

 

    Avendo analizzato le diverse posizioni sistematiche, Manfred Hauke sostiene la differenza tra il frutto sacramentale delle Messe individuali e delle Messe concelebrate. Nelle Messe concelebrate vi è, comunque, un’attualizzazione del sacerdozio ministeriale che supera una semplice assistenza. Ogni Messa ha un valore infinito, ma vi è un’applicazione dell’evento redentivo durante la storia in cui conta ogni ripresentazione sacramentale della Croce. Non si può fare un conteggio “matematico” della grazia, ma vi una differenza nella “grazia creata” comunicata nell’evento sacramentale. La conseguenza pratica delle considerazioni è la preferenza, nella maggior parte dei casi, della celebrazione individuale raccomandata dal Vaticano II per tutti i giorni, anche quando non ci fosse partecipazione dei fedeli.

 

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Manfred Hauke, nato nel 1956 a Hannover (Germania), sin dal 1993 è Professore di Dogmatica presso la Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera), affiliata adesso all’Università della Svizzera Italiana. Un Curriculum vitae più dettagliato e una presentazione delle sue pubblicazioni scientifiche si trova nei siti www.manfred-hauke.de e www.teologialugano.ch.

 

 


 

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