San Benedetto
San Benedetto

 

 

di Cinzia Notaro

 

Seguendo la regola di San Benedetto ogni famiglia, ogni comunità, ogni singola persona scegliendo Gesù Cristo può diventare luce in un mondo sempre più scristianizzato e schiavo del peccato che genera insoddisfazione, violenza, spingendo alla disperazione. Costruire e seminare la pace, lottare contro il pensiero unico dominante e la dilagante immoralità propagandata dai mass media, che miete numerosissime vittime soprattutto tra i giovani, tra gli scopi di “Europa Benedettina”, con sede a Modugno, in provincia di Bari. 

Ne discutiamo con il presidente dell’Associazione, Enzo Fortunato, oblato benedettino, coniugato, papà di 4 figli.

D. I membri dell’Associazione sono oblati  chiamati ad essere missionari nelle varie occupazioni mondane? 

R. L’associazione nasce nel 2011 da una intuizione: l’esperienza benedettina  non è una teoria, una filosofia, una ideologia ma è VITA VISSUTA che si svolge in monastero da oltre 1500 anni e si può adattare allo stile di vita domestica del nostro tempo.  L’associazione rappresenta  uno strumento per  far  conoscere teoricamente e praticamente tale “NOVITA’” alle famiglie e ai giovani di oggi. 

D. Occorre fare un percorso formativo per farne parte?

R. No. Occorre, da parte di coloro che si avvicinano al Mondo Benedettino, tanta curiosità, voglia di conoscenza, desiderio di FELICITA’ e di PACE, disponibilità a mettersi in gioco, a socializzare e a RITROVARE SE STESSI ALLA PRESENZA DI DIO. 

D. L’uomo così ritroverebbe l’armonia con il creato e le  creature. Ma di cosa si occupa essenzialmente?

R. Forma i giovani, promuove la dignità del lavoro, il rispetto della natura e soprattutto della vita umana, l’umanizzazione delle condizioni sociali, lo sviluppo dello spirito missionario  attraverso comunità reali e lo svolgimento di varie attività. 

D. Tra gli obiettivi che si prefigge “annunciare la speranza e stimolare il cambiamento”. Di quale cambiamento e di quale annuncio di speranza si parla? 

R. L’attenzione primaria va all’integrità della fede CRISTIANA seguita dalla preghiera e dalla spiritualità nutrite dalla Sacra Scrittura e dalla liturgia della Chiesa; dalla  salvaguardia e dalla divulgazione  del canto gregoriano come autentico tesoro della preghiera della Chiesa; dalla piena sottomissione e fedeltà alla Tradizione e al Magistero della Chiesa, dal rispetto filiale e amorevole per il Santo Padre; dai valori cristiani della famiglia, dall’educazione dei giovani, dall’approfondimento della cultura, per dare una nuova SPERANZA  all’UMANITA’ SOFFERENTE dilaniata da piccole e grandi GUERRE. 

D . Con quali mezzi intende conseguire le finalita’ contemplate nello Statuto ?

R. Non abbiamo grandi mezzi. Ci affidiamo alla PROVVIDENZA. Naturalmente per conoscere lo spirito che anima la nostra associazione basta  frequentare un monastero benedettino e successivamente contattarci.

D. “Ora et labora”, il motto benedettino. Quale abbazia vi offre assistenza spirituale?

R. Siamo nati all’ombra dell’Abbazia Madonna della Scala di Noci, in provincia di Bari, ma facciamo riferimento a diverse abbazie e monasteri diffusi sul territorio italiano ed oltre. Alcuni dei nostri aderenti sono OBLATI BENEDETTINI (una forma di vita cristiana caratterizzata dal legame tra il laico e il monastero che nell’oblazione trasfonde la spiritualità benedettina nella vita quotidiana). 

D. L’Associazione ha come  stemma la medaglia di San Benedetto. Vuole ricordarne il significato ? 

R. La medaglia di san Benedetto è un sacramentale, un’arma per la buona battaglia. Presenta la raffigurazione di una croce greca, sormontata dalla scritta Pax, il motto dell’ordine benedettino. Sulle braccia della croce troviamo l’acronimo di un’antica preghiera latina: Crux sacra sit mihi lux! Nunquam draco sit mihi dux! (Possa la Santa Croce essere la mia luce! Che il drago non sia mai la mia guida!). Nei quattro angoli della croce, le lettere CSPB stanno ad indicare: Crux Sancti Patris Benedicti (La Croce del Santo Padre Benedetto). A margine della medaglia vi sono collocate, a mo’ di cornice, le seguenti iscrizioni: VRSNSMV – SMQLIVB,  le lettere iniziali di una preghiera latina di esorcismo contro il maligno: Vade retro Satana! Nunquam suade mihi vana! Sunt mala quae libas. Ipse venena bibas! (Vai indietro Satana! Non tentarmi mai con le tue vanità! Quello che mi offri è malvagio. Bevi tu stesso il veleno!). Arma potente contro il demonio, la medaglia di san Benedetto. Un’arma per rimanere sicuri nella fede e combattere la buona battaglia ogni giorno, fiduciosi che le forze del male «non praevalebunt». Segno forte, importante, che nella memoria di ognuno richiama il dono della fede e ricorda il santo di Norcia, patrono d’Europa assoluto protagonista del monachesimo.

Associazione Europa benedettina

D. Quali sono le sei cose da cambiare se nella vita familiare si applicasse la Regola di San Benedetto ? 

R. 1) Cambiamenti nel lavoro: come in un monastero (con il suo “ora et labora“), tutti collaborerebbero ai lavori domestici, si accetterebbe il sacrificio di sé stessi al servizio degli altri. Chiaramente  la vita lavorativa non dev’essere privilegiata rispetto alla vita familiare, ovvero  la carriera lavorativa non deve assolutamente danneggiare l’equilibrio familiare;

2) cambiamenti nel riposo: condivisione di film e  giochi evitando l’isolamento; momenti di ricreazione in comune dopo la cena familiare,  per ritrovarsi e riposare : “Il riposo è un tempo di comunione di gioia con Dio e le anime”;

 3) cambiamenti nei pasti: si pregherebbe prima dei pasti, e i membri della famiglia mangerebbero insieme, non ad orari diversi in stanze distinte per conversare e condividere idee ed esperienze.  Secondo i benedettini mangiare insieme aiuta le famiglie così come è stato dimostrato da  numerosi studi sociologici. Quindi i telefonini andrebbero spenti e/o silenziati;

4) cambiamenti nelle abitudini di consumo: una famiglia di “stile benedettino” eviterà il lusso e la superficialità. Non riempirà le stanze dei bambini di cose e giochi. Si stabilirà una grande sobrietà nell’uso di dispositivi elettronici, sia tra i genitori che tra i bambini (limitazione di televisione, telefonini e computers, orari stabiliti per spegnerli…): si cercherà di far sì che il loro utilizzo  sia comunitario … meglio vedere un film insieme che dividersi per andare a giocare da soli scegliendo il proprio gioco usando il proprio cellulare. In tal modo si ridurrebbe al minimo il tempo trascorso davanti agli schermi  a beneficio della  lettura e della conversazione;

5) cambiamenti nella vita di preghiera: riservare una stanza e un tempo per pregare, se possibile con un piccolo altare familiare per la preghiera in comune adottando la SALMOTERAPIA. Si bloccherebbe  l’“invasione mondana” creando un clima in cui genitori e figli possano incontrare Dio ogni giorno;

6) cambiamenti nella carità e nella solidarietà. La famiglia cercherà di evitare di concentrarsi o di chiudersi in sé stessa. Sarà accogliente, cercherà di alleviare per quanto possibile le sofferenze altrui e metterà i figli a contatto con i più bisognosi. Le famiglie di oggi sono chiamate ad essere isole luminose di fede, educazione e culture nei  quartieri in cui vivono. A scuola, al parco, con gli amici… L’obiettivo è cercare di  seguire Dio, come hanno fatto i figli spirituali di San Benedetto. 

D. A chi è rivolta la “Grande scommessa” di “Europa Benedettina” e in che consiste?

R. Seguendo le indicazioni del Maestro GESU’ CRISTO, si rivolge a tutti. Oggi il vivere quotidiano è inquinato da una molteplicità di messaggi iniqui. Senza un ambiente e un costume sociale che la sostengono nella pratica giornaliera, la vita del singolo non può realizzarsi secondo un ideale di rettitudine umano e cristiano. Ciò significa che non basta evangelizzare il singolo con belle catechesi e non basta neanche evangelizzare il cuore, la volontà e le opere del singolo con la pratica delle virtù evangeliche: è necessario creare ambienti sociali regolati  da costumi  condivisi, rettamente ispirati dalla saggezza umana e cristiana. E’ altrettanto auspicabile che nascano comunità di famiglie che “Nulla antepongano all’Amore di Cristo”. 

D. L’uomo e la donna del terzo millennio sono pronti per questo salto che necessita di una grande fede? 

R. “Il piano di Satana si è già realizzato … nel mondo regna la falsa religione dell’uomo che si è sostituito a Dio. La Madonna ha un piano per salvare l’umanità. Questo è il tempo del combattimento spirituale che prepara il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Accadranno cose terribili, ognuno dovrà decidere se affidarsi a Dio o no, in gioco c’è la salvezza eterna” ( Padre Livio Fanzaga). 

La vita della Chiesa non dipende dalle nostre bravure, dal nostro girare intorno – anche gli israeliti infedeli danzavano attorno al vitello d’oro, eppure non davano certo gloria a Dio – ma da una forza intrinseca che, come nel seme, non viene da noi. Per cui, sì, lavoriamo e con passione, per la Santa Chiesa, ma non scordiamo mai che essa va avanti perché è Dio che la guida, per cui non potrà mai fallire; possiamo fallire noi, non la Chiesa. S. Ambrogio dice che la Chiesa è come la luna: cresce e poi decresce sino a sparire, ma in realtà non perde mai la propria intera consistenza. Difatti poi riappare. Poi Gesù paragona la Chiesa al più piccolo dei semi, quello di senape, che fruttificando dà vita ad un grande albero. Spesso noi evangelizzatori ci sentiamo scoraggiati dalle poche persone, dal fatto che la comunità cristiana è esigua, non ha i mezzi che altre congregazioni o gruppi  posseggono, non sa alzare la voce… Ma Gesù ha previsto tutto, non ci ha promesso una Chiesa super corazzata, folle oceaniche – quelle appartengono ad altre realtà! – bensì una Chiesa piccolo seme, che poi, quando vuole il Signore, diventa un grande albero. Coraggio, dunque, adesso siamo nell’epoca della semina, e ciò per noi dev’essere motivo di gioia e onore, anche se poi altri raccoglieranno. Siamo piccoli strumenti nelle mani di Dio, ma per grazia di DIO possiamo compiere opere grandi.

P.S. Alcuni testi di spiritualita’ benedettina consigliati a chi volesse adottarla come stile di vita nel contesto in cui vive

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