Prelates and other clergymen attend Mass March 6 during the opening of the annual meeting of Germany’s bishops at the cathedral in Cologne. (CNS photo/Sascha Steinbach, EPA)

 

INTERCOMUNIONE: UN PASTICCIO ED UN PASSO AVVENTATO DEI VESCOVI TEDESCHI

Ed Condon, in questo articolo, pubblicato ieri sul Catholic Herald (qui), solleva una grave preoccupazione.

Eccolo nella mia traduzione.

Alla costernazione e allo sgomento di molti cattolici, la Conferenza Episcopale Tedesca ha votato con un margine “schiacciante” di pubblicare una “guida” sul ricevimento della Comunione da parte dei coniugi protestanti sposati con coniugi cattolici. La notizia è in sé preoccupante – ma siamo chiari: non abbiamo a che fare con alcun tipo di documento canonicamente o dottrinalmente autorevole. Anche una volta scritto – al momento non esiste una tale guida – i vescovi tedeschi hanno ammesso che, come conferenza, non hanno la capacità di legiferare in materia e che spetterebbe ai vescovi applicare questa prossima guida alle singole diocesi.

Tuttavia, questo è – a dir poco – un passo avventato per una conferenza episcopale così influente. I vescovi hanno convenuto che, a seguito di un “serio esame di coscienza” guidato da un sacerdote o da un’ altra guida pastorale, una sposa protestante che “afferma la fede della Chiesa cattolica” e vuole porre fine al “grave disagio spirituale” e all'”anelito a soddisfare la fame dell’Eucaristia” dovrebbe essere in grado di ricevere la Comunione.

Queste linee guida sembrerebbero andare ben oltre il diritto canonico, che pone limiti molto precisi a chi può ricevere la Comunione e quando. Il “Pericolo di morte” o analoga “grave necessità” è ciò di cui parla il Codice di Diritto Canonico per i protestanti. E’ evidente che si tratta di un’occasione una tantum. Le intenzioni dei vescovi tedeschi sembrano andare ben oltre e prevedere una sorta di disposizione stabile – ricevere la Comunione settimana dopo settimana – che è completamente al di fuori di ciò che la Chiesa prevede.

Un requisito fondamentale del diritto canonico, che i vescovi tedeschi hanno incluso nelle proprie deliberazioni, è che un protestante “manifesta la fede cattolica nei confronti di questi sacramenti” (c. 844 §4). Ma credere veramente nell’Eucaristia non significa solo credere nella Presenza Reale; significa credere in ciò che ne deriva, compresa la realtà del sacerdozio sacramentale, la validità e l’efficacia del resto dei sacramenti e l’autorità della Chiesa su di essi. L’insegnamento sociale della Chiesa è spesso descritto come un “abito senza soluzione di continuità”, e questo è ancor più vero per i sacramenti.

Ora, se un coniuge protestante crede nelle asserzioni (verità, ndr) della Chiesa cattolica, e lo fa continuamente, ricevendo la Comunione settimana dopo settimana, di fatto si professa cattolica, e dovrebbe essere di conseguenza correttamente accolto nella Chiesa. Il piano dei vescovi tedeschi – tuttavia molto lo negano – suona molto simile a un modello di pseudo-conversioni: questi coniugi protestanti sarebbero essenzialmente cattolici nella fede ma non di nome. In Germania, i vescovi rivendicano il potere di negare ai cattolici i sacramenti, anche una sepoltura cristiana, se non pagano la tassa della Chiesa; ma apparentemente sono felici di distribuire gratuitamente i sacramenti ai protestanti.

Naturalmente, fino a quando non sarà pubblicato il testo degli orientamenti (la “guida”, ndr), è difficile indovinare quanto sia sbagliato il loro ragionamento. Anche allora, tale documento non avrebbe valore giuridico, anche se potrebbe rivelarsi un serio incentivo all’errore. Quello che possiamo dire è che la Conferenza Episcopale Tedesca si appresta a giocare in maniera veloce e libera dalla fonte ed il vertice della vita cristiana. Rischiano di considerare l’Eucaristia come una mera espressione di unità tra cattolici e protestanti – commettendo così il grave errore di porre la nostra comunione gli uni con gli altri davanti alla comunione con Dio e con la Chiesa.

 

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