Foto: Comunione in chiesa

Foto: Comunione in chiesa

Nella Chiesa tedesca, quello che si paventava, cioè una grande confusione e la formazione delle prime crepe, si sta verificando a grande velocità.

Infatti, come riporta il Catholic Herald (qui), il vescovo Franz Jung ha comunicato ai coniugi di matrimoni “interconfessionali” (qui) che sarebbero stati i benvenuti “nell’unirsi alla mensa del Signore” durante le Messe che si svolgono il giovedì e il venerdì. Il vescovo Franz Jung, pur precisando che nei prossimi mesi i comitati diocesani discuteranno le raccomandazioni della Conferenza Episcopale Tedesca sulla comunione dei coniugi protestanti, ha detto: “Ma oggi rivolgo a tutte le coppie miste l’accorato invito ad unirsi alla mensa del Signore”.

L’invito del vescovo Franz Jung mette in atto uno strappo poiché il suo invito si pone ben oltre la posizione assunta dall’arcivescovo Hans-Josef Becker di Paderborn, che all’inizio di questa settimana aveva approvato la comunione per i coniugi protestanti “in casi individuali” dopo un periodo di discernimento. L’arcivescovo aveva anche sottolineato che l’invito non era da considerarsi un “permesso generale”.

In seguito, come riporta LifeSiteNews (qui), anche Mons. Gerhard Feige di Magdeburgo, Mons. Stefan Hesse di Amburgo e Mons. Franz-Josef Bode di Osnabrück (colui che ha proposto la benedizione delle coppie omosessuali) si erano uniti all’Arcivescovo Becker.

Mons. Becker, secondo una dichiarazione fatta a Catholic News Agency tedesca, vede la guida (il sussidio) pastorale come un “aiuto spirituale per la decisione di coscienza nei singoli casi di cura pastorale per le coppie che agiscono responsabilmente nella propria cura pastorale”.

Quando però Anian Wimmer di Catholic News Agency tedesca ha chiesto se ci sarebbe stata anche una ricaduta sugli altri Sacramenti, cioè se, per esempio, ci si sarebbe aspettati che questi coniugi protestanti di matrimoni misti (cattolici-protestanti) si sarebbero confessati prima di ricevere la Santa Comunione, la diocesi ha semplicemente detto che “nell’arcidiocesi di Paderborn si applicano le regole generali del diritto della Chiesa“. Questa, però, è di fatto una risposta diplomatica che non risponde chiaramente, e nel merito, alla domanda posta.

Nel frattempo, mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona, che è stato tra i sette vescovi a contestare il sussidio, ora chiamato “guida”, ha detto al Catholic News Agency che lui è ancora in attesa di chiarimenti da Roma.

Richiesto se lui avrebbe attuato la “guida”, mons. Rudolf Voderholzer fa notare che la lettera inviata da Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, “deve ancora essere intesa come il quadro interpretativo per la futura procedura”, e che Ladaria ha anche annunciato nella sua lettera che ci sarà “un’interpretazione autentica del canone 844 di Codice di Diritto Canonico (quello in cui si fa riferimento al ricevimento della Santa Comunione da parte di cristiani non cattolici nei casi di ‘grave necessità)’“, e che dunque, nell’attesa, nella sua diocesi saranno applicate le esistenti regole, e non il sussidio approvato a febbraio scorso dalla maggioranza dei vescovi tedeschi.  

Quello che si percepisce è che mentre il vescovo Rudolf Voderholzer, uno dei sette dissidenti, rimane in rispettosa attesa delle indicazioni del Vaticano, gli altri vescovi tedeschi vadano già, di fatto, per la loro strada in netto contrasto con la lettera di Ladaria che bocciava il sussidio.  

In generale i cattolici che disapprovano il sussidio pastorale, la “guida”, criticata anche a livello internazionale, si sono indignati per l’accelerazione imposta da vescovi tedeschi. Regina Einig, scrivendo per l’importante quotidiano cattolico Die Tagespost (qui), sottolinea che il cardinale Reinhard Marx, presidente dei vescovi tedeschi, ha parlato della questione con papa Francesco (durante la riunione del 11-13 giugno del Concilio dei Nove Cardinali, di cui Marx è membro) senza informare i suoi vescovi. Questa “decisione autoritaria del card. Marx” trasforma la questione in un “gioco di potere politico-ecclesiale“. Lo “spirito di fraternità“, sotto la guida di Marx, “si è trasformato in una farsa”, ha aggiunto. “Rimane aperta la domanda su chi papa Francesco voglia servire con il suo corso a zig zag che sembra così disorientato“.

La giornalista è irritata perché la nuova dispensa tedesca se da una parte conferma ufficialmente l’insegnamento della Chiesa sulla connessione tra l’unità eucaristica e quella ecclesiale, dall’altra “questo principio viene, de facto, allo stesso tempo omesso nella pratica”, spiega Einig.

Paul Badde, un rispettato corrispondente tedesco di Roma per l’EWTN, ha detto:

Anche se non sono qui più papale del Papa: se la Chiesa cattolica in Germania, per amore del suo riavvicinamento alle Chiese protestanti, vuole dividersi ancora una volta in questo modo, come avviene ora con la Conferenza episcopale tedesca, allora rimango felice con la minoranza che segue la linea guida di San Vincenzo di Lerins (d. 450) a cui dobbiamo il motto: “Prestare attenzione nella Chiesa cattolica, con la massima cura, a ciò che si è creduto dappertutto, sempre e da tutti”. Che (dice S. Vincenzo di Lerins) è realmente e veramente cattolico.

Peter Winnemöller, commentando per il notiziario austriaco Kath.net (qui), dice a proposito dell’improvvisa svolta papale e della sua firma “F” (ha messo la sua sigla, ndr) sotto una nota che il card. Marx gli aveva sottoposto che confermava il suo permesso alla pubblicazione dell’opuscolo pastorale (o “guida”, come si dice ora): “Il Papa […] ha dato la sua ‘F.’ La roccia trema!”Si può davvero dire – aggiunge il commentatore – che il Papa è terribilmente vacillante quando si tratta di un’azione coerente“.

Winnemöller, infine, sottolinea che il cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato profondamente umiliato da papa Francesco e dal cardinale Marx con la loro improvvisa decisione del 12 giugno di pubblicare la controversa dispensa tedesca per l’intercomunione, in netto contrasto con quanto lo stesso Ladaria aveva scritto solo qualche settimana prima.

Sempre LifeSiteNews, in un’altro articolo del 4 luglio scorso, ci informa che la base comincia a prendere posizione. Infatti, un gruppo di sacerdoti locali dell’arcidiocesi tedesca di Paderborn, sotto il nome di Communio veritatis, ha pubblicato ieri una dichiarazione in cui critica la recente decisione del loro arcivescovo di attuare la controversa guida all’intercomunione. Nella loro critica riportano quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC n.291), la Ecclesia de Eucharistia, n 46, di papa Giovanni Paolo II, il Canone di Diritto Canonico al n. 844 §4, ed affermano che: “Fa parte dell’essenza del protestantesimo non condividere la piena fede cattolica nella Santa Eucaristia”.

Infine, il gruppo sacerdotale afferma: “Il gruppo dei sacerdoti Communio veritatis rimane determinato a servire fedelmente Gesù Cristo in ogni cosa, anche, di conseguenza, il magistero continuo della Chiesa cattolica – per la salvezza delle anime”.

In conclusione, da quello che abbiamo riportato non possiamo non notare che quanto si è verificato con la Amoris Laetitia, cioè la presenza di diverse e contrastanti interpretazioni su questioni fondamentali, segnatamente su tre sacramenti quali la Confessione, il Matrimonio e la Comunione, si sta verificando anche per l’intercomunione. Ciò che vale in una diocesi, non vale necessariamente in un’altra. Se in una diocesi è concesso ai divorziati e risposati di ricevere la Santa Comunione, in un’altra questo è vietato. Allo stesso modo, se in una diocesi è concesso ai coniugi protestanti di sposi cattolici di ricevere la comunione, in un altra ciò è vietato.

Questa situazione è simile a quanto avviene nelle diverse denominazioni protestanti. Infatti, ciò che vale in una denominazione non necessariamente è valido in un’altra.

Non è un caso che in una importante intervista apparsa su The Catholic World Report, che noi abbiamo ripreso qui, il card. Gerhard L. Muller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, così si è espresso:

“Per molti vescovi, la verità della rivelazione e della professione di fede cattolica è solo un’altra variabile della politica di potere intraecclesiale. Alcuni di loro citano accordi individuali con papa Francesco e pensano che le sue dichiarazioni in interviste a giornalisti e personaggi pubblici lontani dal cattolicesimo offrano una giustificazione anche per “annacquare” verità di fede definite e infallibili (= dogmi). Nel complesso, ci troviamo di fronte a un palese processo di protestantizzazione”.

di Sabino Paciolla    

 

 

 

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