Ieri si è concluso il vertice in Vaticano con i responsabili della Dottrina della fede e dell’Ecumenismo. Francesco «apprezza l’impegno ecumenico» e spinge per «un risultato possibilmente unanime».

Foto: in lontananza campanile cattedrale Monaco di Baviera (Germania)

Foto: in lontananza campanile cattedrale Monaco di Baviera (Germania)

Dopo una discussione durata 4 ore e finita alle ore 19.00 avvenuta ieri tra fautori della intercomunione (qui) e (qui) rappresentati dal card. Marx, i contrari, rappresentati dal card. Woelki, ed i responsabili vaticani, rappresentati, tra l’altro, da mons. Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il risultato è stata una sorpresa. Infatti, mons. Ladaria ha comunicato che Papa Francesco «apprezza l’impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e chiede loro di trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime» in merito alla controversia della «ospitalità eucaristica», ovvero se concedere o meno ad un protestante di accedere alla comunione mentre assiste alla messa insieme al coniuge cattolico.

Per certi versi è un risultato che assomiglia alla risposta che Papa Francesco, in visita alla comunità luterana di Roma, dette alla sig.ra luterana, sposata con un cattolico, che chiedeva come fare per risolvere il problema di avvicinarsi alla Comunione. La risposta di Papa Francesco, tra l’altro, fu: «Mi domando – e non so come rispondere, ma la sua domanda la faccio mia – io mi domando: condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi, a quelli che capiscono (…)».

Ad ogni modo, dal punto di vista concreto ed operativo, non è chiaro il significato della frase: “trovare (…) un risultato possibilmente unanime”.

Ho già parlato di questo tema in questi articoli (qui, qui, qui e qui), il più importante ed articolato dei quali è certamente quello del. card. Müller (qui). Data però l’importanza della materia, mi sembra opportuno presentarvi questo illuminante  articolo (qui) di John Allen, pubblicato su Crux Now il primo maggio scorso.

Eccolo nella mia traduzione.   

Non è raro che un incontro Vaticano riesca a catturare tre grandi ironie sullo stato della situazione nel cattolicesimo, ma questo sembrerebbe essere il caso di un vertice che coinvolge funzionari vaticani e prelati tedeschi questo giovedì prossimo (ieri, ndr) sul tema della comunione per i coniugi protestanti dei cattolici nei matrimoni misti.

In un modo o nell’altro, la sessione riflette queste treargomenti:

1) Anche quando un papa o una gestione vaticana sono veramente impegnati per il decentramento, è difficile per Roma in un villaggio globale stare ad osservare le cose per molto tempo.

 

2) Alcune questioni nella Chiesa hanno un’enorme importanza simbolica in una parte del mondo, ma potrebbero avere il loro maggiore impatto in un’altra.

 

3) Papa Francesco è il primo papa del sud del mondo, ma gran parte del dramma ad intra del suo papato ruota intorno al primo mondo per eccellenza – la ricca e teologicamente infiammabile Chiesa cattolica tedesca.

 

L’impulso per l’incontro di giovedì è venuto da una sessione di fine febbraio della Conferenza episcopale tedesca, che ha adottato linee guida che consentono ai coniugi protestanti di ricevere la Comunione a certe condizioni, in particolare per coloro che “condividono la fede  cattolica” nell’Eucaristia.

Ciò ha portato un gruppo di sette vescovi tedeschi, tra cui il cardinale Rainer Maria Woelki di Colonia, a scrivere al Vaticano chiedendo chiarimenti sul fatto che si tratti di qualcosa che possa essere decisa da una conferenza episcopale locale, o se sia necessaria una “decisione della Chiesa universale”.

La lettera fu scritta a insaputa del cardinale Reinhard Marx di Monaco, presidente della Conferenza episcopale tedesca e membro del consiglio “C9” dei cardinali consiglieri del papa (per la riforma dellaChiesa, ndr). In una risposta del 4 aprile, Marx si è detto sorpreso perché il testo discusso a febbraio, ha detto, è solo una bozza e può ancora essere modificato.

Da parte tedesca, Marx e Woelki parteciperanno (cioè hanno partecipato, ndr) all’incontro di giovedì, affiancati dall’arcivescovo italiano Luis Ladaria, capo della Congregazione per la dottrina della fede del Vaticano, e dal cardinale svizzero Kurt Koch, che dirige il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

In tutta onestà, questa può essere una decisione che Francesco non vuole veramente prendere. Quando in passato ha parlato di inter-comunione, per esempio durante una visita del 2015 alla comunità luterana tedesca di Roma e nella sua esortazione apostolica del 2016 Amoris Laetitia, l’ha definita una questione di coscienza da determinare caso per caso.

In altre parole, Francesco potrebbe accontentarsi di lasciare che i vescovi locali trovino una soluzione da soli, ma qui alcuni di quegli stessi vescovi stanno insistendo sul fatto che bisogna che Roma dia una direzione.


In particolare, il Vaticano non ha chiesto questo incontro, e non c’è alcuna indicazione particolare che sia desideroso di essere coinvolto. Eppure, in un mondo saturo di social media come quello del XXI secolo, la distinzione tra “locale” e “universale” è, in una certa misura, un anacronismo. Tutti sappiamo tutto ciò che accade immediatamente ovunque, e le pressioni esercitate su Roma affinché reagisca, sia a livello di base che di gerarchia, rendono spesso inevitabile una qualche forma di intervento.

In altre parole, l’ironia n.1 deriva dal fatto che Francesco si sforza di essere un papa che vuole decentralizzare in un’epoca che altamente centralizza.

In secondo luogo, la risposta di Marx alla lettera dei sette suoi confratelli relati è stata particolarmente eloquente quando ha detto, in sostanza, che non riesce a capire di che cosa si tratta, dal momento che permettere ai coniugi protestanti di ricevere la comunione quando condividono la fede cattolica sull’Eucaristia e hanno parlato con un pastore è già una pratica consolidata in Germania, sulla base della legislazione vigente della Chiesa e l’insegnamento papale.

I vescovi tedeschi (sostenitori dell’intercomunione a certe condizioni, ndr) citano spesso il documento del 2003 di San Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucaristia, che diceva che oltre a permettere l’intercomunione nei casi di “grave necessità”, come il rischio di morte, può anche accadere quando c’è un “grave bisogno spirituale”.

Coloro che conoscono la realtà del cattolicesimo tedesco in linea generale si può dire le cose si possono sintetizzare in questo modo: la maggior parte dei cattolici e dei protestanti nei matrimoni misti non vanno comunque in chiesa regolarmente, quindi il problema dell’intercomunione non si pone. Per coloro che partecipano a messa, e quando il partner protestante desidera ricevere la Comunione, oramai è da molto tempo che hanno trovato un pastore che comprende e tranquillamente partecipano al sacramento della Comunione. Gli osservatori dicono che i numeri di coloro che desiderano ricevere la Comunione, ma che, per un motivo o per l’altro, sono bloccati dall’accostarsi, sono relativamente piccoli.

Certo, data l’eredità della Riforma e l’imperativo evangelico della ricerca dell’unità dei cristiani, questa è una questione culturalmente e teologicamente importante, ma qualunque cosa accada giovedì (cioè ieri, ndr)  non può avere molto significato in termini di ciò che già avviene in Germania.

Dove questa cosa potrebbe avere più significato è in altre parti del mondo, specialmente dove i matrimoni misti sono più comuni. C’è ovviamente una differenza tra dire “i tedeschi fanno x” e “i tedeschi ora hanno l’autorizzazione papale a fare x”, rendendo difficile spiegare perché altre chiese locali non dovrebbero avere la stessa tolleranza. Così l’ironia n.2: un accomodamento giustificato da esigenze tedesche potrebbe, se concesso, avere il massimo impatto altrove.

In terzo luogo, è sorprendente che ancora una volta, il cattolicesimo di lingua tedesca sta agendo come motore di primo piano nei dibattiti ecclesiastici interni nell’epoca di papa Francesco.

È il caso del fermento che ha riguardato Amoris Laetitia e del tema della Comunione per i cattolici che divorziano e si risposano fuori della Chiesa, dove il cardinale tedesco Walter Kasper è l’architetto intellettuale della proposta e il cardinale austriaco Christoph Schönborn uno dei suoi più articolati interpreti. È stato anche il caso del documento Magnum Principium del papa del settembre 2017, che ha trasferito la responsabilità principale della traduzione liturgica in molti casi ai vescovi locali. Il card. Marx è stato uno dei più entusiasti sostenitori di quella mossa, dopo che i vescovi tedeschi e austriaci si erano fermamente rifiutati per quattro anni di adottare una nuova traduzione della Messa approvata dalla curia romana.

Ora, ancora una volta, l’agenda teologica e pastorale della Chiesa di lingua tedesca sta ponendo i termini del dibattito sul papato di Francesco, in questo caso sull’intercomunione.

Gli ammiratori diranno che alcune delle più belle riflessioni teologiche nel cattolicesimo degli ultimi secoli sono uscite dall’ambiente di lingua tedesca, ed è assolutamente appropriato che i frutti di quella tradizione sono nella fase della raccolta. I critici generalmente guardano con sospetto, chiedendosi perché il crollo delle vocazioni e dei tassi di partecipazione alla Messa qualifichino la Germania ad insegnare al resto del mondo cattolico.

Qualunque punto di vista si adotti, ecco l’ironia n.3: Anche sotto un papa del “terzo mondo”, il primo mondo non è irrilevante. In buona fede cattolica sia e / o di moda, la realtà della Chiesa del 21 ° secolo non è a sud invece che a nord, ma piuttosto a sud e a nord.

Questi tre punti, tra l’altro, non dipendono affatto da quello che succederà quando i pastori tedeschi e i pesi massimi vaticani si riuniranno giovedì (ieri, ndr). Per questo, dovremo solo aspettare e vedere!

di Sabino Paciolla

 

 

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