Come abbiamo detto nell’articolo di ieri (qui) il 3 maggio scorso si è tenuto in Vaticano l’atteso incontro presso la Congregazione per la Dottrina della Fede per discutere la questione dell’intercomunione, la proposta pastorale dei vescovi tedeschi, molto controversa, di consentire in alcuni casi ai coniugi protestanti di ricevere la Santa Comunione. La parte sostenitrice della proposta era capeggiata dal card. Marx, presidente dei vescovi tedeschi, nonché stretto collaboratore di Papa Francesco, e dall’altra il Card. Woelki, di Colonia. Al centro mons. Ladaria, prefetto della CDF ed il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Della questione della intercomunione abbiamo riferito anche qui (Muller), qui (Brandmuller), qui, qui e qui.

Riporto ora ampi stralci di un interessante articolo di Edward Pentin (qui) che ha scritto ieri sul National Catholic Register.

Eccoli nella mia traduzione.

Foto: card. Gerhard Müller

L’incontro cruciale di ieri è stato più rapido del previsto, durato poco più di due ore, ma l’esito non è piaciuto a nessuno dei partecipanti, e avrà conseguenze di vasta portata per la Chiesa, fonti vicine ai colloqui hanno riferito al National Catholic Register.

IL PREFETTO (della CDF) POSTINO

Dopo che entrambe le parti si sono espresse, l’arcivescovo Luis Ladaria, prefetto della CDF, ha riferito ai partecipanti che papa Francesco «apprezza l’impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e chiede loro di trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime».

Nei commenti al National Catholic Register del 4 maggio, il cardinale Gerhard Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, ha espresso il suo disappunto per il risultato, dicendo che la dichiarazione era “molto povera” perché non conteneva “alcuna risposta alla domanda centrale, essenziale”. Non è possibile, ha sottolineato, essere in “comunione sacramentale senza comunione ecclesiale”.

Per il bene della Chiesa, ha aggiunto, è necessaria una “chiara espressione della fede cattolica“, perché il Papa “affermi la fede, in particolare il “pilastro della nostra fede, l’Eucaristia”. Il Papa e la CDF, ha proseguito, dovrebbero “dare un orientamento molto chiaro” non attraverso “l’opinione personale ma secondo la fede rivelata.

Una fonte vicina ai due vescovi contrari alla proposta ha detto al National Catholic Register il 4 maggio che la “risposta ufficiale è che non c’è risposta“. Il Santo Padre, ha detto, “è venuto meno al suo obbligo di papa su una questione di dogma su cui il suo ufficio deve decidere“.

Il Papasi è rifiutatodi prendere una posizione, ha sottolineato, “e la CDF è stata lasciata agire come postino, non per affermare la fede, ma per annunciare questa informazione“. I dicasteri (vaticani, ndr), ha detto, “sono inutili” se tutto quello su cui si dovrà decidere sarà affidato alle Conferenze episcopali. Essa (la fonte, ndr) ha riconosciuto che il termine “unanimità” non è adeguatamente definito in questo contesto, ma si aspetta che il cardinale Marx cerchi in qualche modo di ridurre il numero dei vescovi contrari alla proposta, al fine di raggiungere il requisito di unanimità in modo che si prosegua.

Il nostro compito ora è quello di rafforzare i sette vescovi, di rafforzare i nostri sacerdoti nell’argomentazione“, ha detto la fonte. “Sarà una lotta lunga e nei prossimi sei mesi ci dedicheremo a questo”.  

Ma anche il cardinale Marx e la Conferenza episcopale tedesca si dice che sono stati delusi. L’incontro si è tenuto nella Congregazione per la Dottrina della Fede, indicando che il Vaticano considera questo un argomento dottrinale, non semplicemente una questione di pratica pastorale come il cardinale Marx ha cercato di sostenere (ha insistito nel mese di febbraio che si trattava di una “dispensa pastorale” e che non intendeva “cambiare qualsiasi dottrina”).

Più significativamente, i sostenitori della proposta non hanno ottenuto l’approvazione del Papa. Invece, coerentemente con il suo desiderio espresso nella sua prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Francesco insiste nei suoi sforzi di decentrare il governo della Chiesa dando più “autorità dottrinale” alle conferenze episcopali. Rilancia quindi la palla nel campo dei vescovi tedeschi.

In un certo senso si tratta di un rifiuto [della proposta]“, ha detto il vaticanista tedesco, Mathias von Gersdorf. “Suona così: Lei [il cardinale Marx] ha creato un problema enorme. Guardi da se stesso di cercare di uscire da questo problema. E se questo non porta all’unanimità, il problema è risolto“.

LA BATTAGLIA PERDUTA DI MARX

Anche deludente per il partito del cardinale Marx è stata l’opposizione incontrata durante l’incontro da parte del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il porporato svizzero, al quale la proposta non era stata notificata prima o dopo la votazione, si è mostrato solidale con le preoccupazioni dei sette vescovi (che si oppongono alla proposta della maggioranza dei vescovi tedeschi).

La delusione della Conferenza episcopale tedesca è stata evidente anche quando, dopo l’incontro, il suo portavoce, Matthias Kopp, ha dichiarato che non avrebbe tenuto alcuna conferenza stampa, né rilasciato dichiarazioni o interviste. “È stata una battaglia persa per loro, anche se non una guerra persa“, ha detto la fonte vicino ai colloqui. “Kopp non vuole parlare di una battaglia perduta“.

Ma i sette vescovi e i loro alleati hanno le maggiori preoccupazioni. Pur ritenendo che l’incontro avrebbe potuto essere “molto peggiore“, secondo la fonte vicina alle conferenze, e la proposta (approvata dai vescovi tedeschi, ndr) non possa essere pubblicata come sussidio come intendeva la Conferenza episcopale tedesca, la considerano una “rivoluzione ecclesiologica”.

“Il vero problema non è la questione in sé, ma il rifiuto del Papa di adempiere al suo obbligo di Pietro, e questo potrebbe avere pesanti conseguenze”, ha detto la fonte. “Pietro non è più la roccia che era, ma il pastore che dice alle pecore: ‘Andate a cercare voi stessi qualcosa da mangiare'”.   

Prevedeva che un simile processo sarebbe stato adottato per introdurre novità come i preti sposati, e che la deriva generale verso il decentramento della dottrina avrebbe reso la Chiesa più simile alla Comunione anglicana.

Il cardinale Müller, riferendosi alla Lumen gentium, ha ricordato che le conferenze episcopali hanno una “importanza secondaria” rispetto al Papa, e non è possibile per loro votare all’unanimità su una questione di dottrina che contraddica gli “elementi fondamentali” della Chiesa.Dobbiamo resistere a questo“, ha detto, e ha avvertito che se il principio di identità cattolica che consiste nella comunione sacramentale ed ecclesiale viene distrutto, “allora la Chiesa cattolica viene distrutta. La Chiesa, ha sottolineato, “non è un attore politico“.

“Spero che altri vescovi alzino la voce e facciano il loro dovere”, ha detto il cardinale Müller. “Ogni cardinale ha il dovere di spiegare, difendere, promuovere la fede cattolica, non secondo i sentimenti personali, o le oscillazioni dell’opinione pubblica, ma leggendo il Vangelo, la Bibbia, la Sacra Scrittura, i padri della Chiesa e di conoscerli. Anche i concili, per studiare i grandi teologi del passato, e poter spiegare e difendere la fede cattolica, non con argomenti sofistici per compiacere tutte le parti, per essere beniamini di tutti“.

Andando avanti, il cardinale Müller con rammarico ha previsto che la questione “continuerà senza la chiara necessità di una dichiarazione sulla fede cattolica.

Ha detto che i vescovi devonocontinuare a spiegare la fede” e ha auspicato che la Congregazione per la Dottrina della Fede svolga il suo ruolo non solo come mediatore dei diversi gruppi, ma anche di guida del magistero del Papa.

Bisogna spingere ad una maggiore chiarezza e coraggio“, ha detto.  

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