Della spinosissima questione della Intercomunione (Comunione al protestante sposato con un cattolico) approvata da una larga maggioranza dei vescovi tedeschi abbiamo parlato qui. Come noto, sette vescovi tedeschi, con a capo il card. Woelki, respingendo tale approvazione, hanno chiesto l’intervento del Vaticano per chiarire la situazione. Il 3 maggio scorso c’è stato un incontro in Vaticano tra i vescovi tedeschi favorevoli e contrari alla proposta, ma, a sorpresa, Ladaria, prefetto della CDF, ha comunicato il volere del papa, che recitava: papa Francesco «apprezza l’impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e chiede loro di trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime». Stando a tale comunicazione, papa Francesco non avrebbe preso una posizione chiara.

Questa soluzione ha suscitato forti perplessità in alcune personalità di spicco della Chiesa, come quella del card. Müller (qui), già prefetto della CDF fino a giugno scorso.

Ora interviene il card. Eijk, di Utrecht, Olanda, con una lettera molto netta e dura pubblicata sul National Catholic Register (qui), della quale riporto un ampio stralcio.

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: card. Willem Jacobus Eijk

Foto: card. Willem Jacobus Eijk

(…)
La risposta del Santo Padre, data attraverso il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede alla delegazione della Conferenza tedesca, cioè che la Conferenza dovrebbe discutere di nuovo le bozze e cercare di raggiungere un risultato unanime, se possibile, è completamente incomprensibile. La dottrina e la prassi della Chiesa riguardo all’amministrazione del sacramento dell’Eucaristia ai protestanti è perfettamente chiara. Il Codice di diritto canonico ne parla:

“Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti.”. C.I.C./1983, can. 844 § 4 (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) n. 1400).

Ciò vale quindi solo per le emergenze, soprattutto in caso di pericolo di morte.

L’intercomunione è, in linea di principio, possibile solo con i cristiani ortodossi, perché le Chiese orientali, pur non essendo in piena comunione con la Chiesa cattolica, hanno veri sacramenti e soprattutto, in virtù della loro successione apostolica, un sacerdozio e un’Eucaristia validi (CCC n. 1400, C.I.C./1983 can. 844, § 3). La loro fede nel sacerdozio, nell’Eucaristia e anche nel sacramento della Penitenza è uguale a quella della Chiesa cattolica.

Tuttavia, i protestanti non condividono la fede nel sacerdozio e nell’Eucaristia. La maggior parte dei protestanti tedeschi sono luterani. I luterani credono nella consustanziazione, che implica la convinzione che, oltre al Corpo o Sangue di Cristo, anche il pane e il vino sono presenti quando qualcuno li riceve. Se qualcuno riceve il pane e il vino senza crederci, il Corpo e il Sangue di Cristo non sono realmente presenti. Al di fuori di questo momento di accoglienza rimane solo il pane e il vino e il corpo e il sangue di Cristo non sono presenti.

Ovviamente, la dottrina luterana della consustanziazione differisce essenzialmente dalla dottrina cattolica della transustanziazione, che implica la fede che ciò che viene ricevuto sotto le forme del pane e del vino, anche se somministrato a chi non crede nella transustanziazione e anche fuori dal momento della somministrazione, rimane il Corpo o Sangue di Cristo e che non è più la sostanza del pane e del vino.

A causa di queste differenze essenziali, la comunione non deve essere amministrata ad un protestante, anche se sposato con un cattolico, perché il protestante non vive in piena comunione con la Chiesa cattolica e, pertanto, non condivide esplicitamente la fede nella sua Eucaristia. Le differenze tra la fede nella consustanziazione e quella nella transustanziazione sono così grandi che bisogna veramente esigere che chi vuole ricevere la Comunione entri esplicitamente e formalmente in piena comunione con la Chiesa cattolica (salvo in caso di pericolo di morte) e così confermi esplicitamente la sua accettazione della fede della Chiesa cattolica, compresa l’Eucaristia. Un esame di coscienza privato con un sacerdote o con un’altra persona con responsabilità pastorale non dà sufficienti garanzie che la persona coinvolta accetti realmente la fede della Chiesa. Accettandola [l’Eucaristia], però, la persona può fare una sola cosa: entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica.

La bozza di direttiva della Conferenza episcopale tedesca suggerisce che ci sono solo pochi casi di protestanti, sposati con cattolici, che vorrebbero ricevere la Comunione facendo uso di queste direttive. Tuttavia, l’esperienza dimostra che in pratica questi numeri sono destinati ad aumentare. I protestanti che sono sposati con cattolici e vedono altri protestanti sposati con cattolici che ricevono la Comunione penseranno di poter fare lo stesso. E alla fine anche i protestanti non sposati con i cattolici vorranno riceverlo. L’esperienza generale di questo tipo di adeguamento dimostra che i criteri vengono rapidamente estesi.

Ora il Santo Padre ha informato la delegazione della Conferenza episcopale tedesca che deve ridiscutere le bozze di proposta di un documento pastorale, tra l’altro sull’amministrazione della Comunione, e cercare di trovare l’unanimità. L’unanimità su cosa? Supponendo che tutti i membri della Conferenza episcopale tedesca, dopo averli nuovamente discussi, decidano all’unanimità che la comunione possa essere amministrata ai protestanti sposati con un cattolico (cosa che non accadrà), ciò – pur essendo contrario a quanto affermano il Codice di Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica a questo proposito – diventerà la nuova pratica nella Chiesa Cattolica in Germania? La prassi della Chiesa cattolica, basata sulla sua fede, non è determinata e non cambia statisticamente quando la maggioranza di una conferenza episcopale vota a favore, nemmeno se all’unanimità.

Ciò che il Codice di Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica dicono avrebbe dovuto essere la reazione del Santo Padre, che è, come Successore di san Pietro, “il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità sia dei Vescovi che dei fedeli” (Lumen Gentium n. 23). Il Santo Padre avrebbe dovuto dare alla delegazione della Conferenza episcopale tedesca direttive chiare, basate sulla chiara dottrina e pratica della Chiesa. Su questa base avrebbe dovuto rispondere anche alla donna luterana che il 15 novembre 2015 gli chiese se poteva ricevere la Comunione con lo sposo cattolico, dicendo che ciò non era accettabile, invece di suggerirle di ricevere la Comunione sulla base del suo battesimo e in conformità con la sua coscienza. Non facendo chiarezza si crea grande confusione tra i fedeli e si mette in pericolo l’unità della Chiesa. Lo stesso vale per i cardinali che pubblicamente propongono di benedire le relazioni omosessuali, cosa diametralmente opposta alla dottrina della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura, secondo la quale il matrimonio, secondo l’ordine della creazione, esiste solo tra un uomo e una donna.

Osservando che i vescovi e, soprattutto, il Successore di Pietro non mantengono e trasmettono fedelmente e in unità il deposito della fede contenuto nella Sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, non posso fare a meno di pensare all’articolo 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica:

“La prova finale della Chiesa

Prima della seconda venuta di Cristo la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuota la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il ‘mistero dell’iniquità’ sotto forma di inganno religioso offrendo agli uomini un’apparente soluzione ai loro problemi a prezzo dell’apostasia dalla verità”.

 

+Willem Jacobus Cardinale Eijk

Arcivescovo di Utrecht, Paesi Bassi

Utrecht, 5 maggio 2018

 

 

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