foto: card. Walter Brandmüller

INTERCOMUNIONE, CARD. BRANDMÜLLER: “UN IMBARAZZANTE MELODRAMMATICO IMBROGLIO”

 

Dura, molto dura, questa presa di posizione del card. Walter Brandmüller sulla proposta dei vescovi tedeschi di poter concedere la possibilità ai coniugi protestanti di ricevere la comunione, anche se valutata caso per caso. Il card. Brandmüller è uno dei quattro cardinali dei Dubia.

Riprendo alcuni stralci dalla intervista (qui) rilasciata dal cardinale Brandmüller a Armin Schwibach di Kath.net, così come tradotti da Maike Hickson di OnePeterFive il 6 marzo scorso.

Eccoli nella mia traduzione.

Il cardinale Brandmüller prima afferma che è importante discernere cosa si intenda quando parliamo della “Chiesa”. È questa “un’azienda per aiutare a migliorare il mondo? Una ONG per aiutare le persone nella vita”? Rispondendo a queste domande egli stesso, dice che “la ‘Chiesa’ è una realtà” che non pensa in questi termini. “La Chiesa è opera di Dio, è la forma visibile e vissuta in cui Cristo risorto continua la sua opera salvifica nel mondo”. Dopo aver definito la parola “Chiesa”, il cardinale tedesco definisce anche la parola “ultima cena” o “comunione”: alcuni potrebbero pensare a un pasto, all’ospitalità e molto altro. Tuttavia, “Eucaristia, Comunione in senso cattolico e ortodosso significa qualcosa di completamente diverso”. Qui il cardinale Brandmüller ci ricorda la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Si tratta di “Cristo veramente presente nella forma visibile del pane e del vino”, spiega.

Così, la santa Comunione in questo senso significa “che l’uomo redento si unisce a Cristo presente in questo mistero”. Per questo, dice Brandmüller, è importante tenere a mente l’avvertimento di San Paolo di non mangiare e bere il corpo e il sangue di Cristo che porti alla propria dannazione. “Questo deve essere tenuto a mente quando si parla di un’ammissione (più lasca) caso per caso alla Comunione”.

Il cardinale Brandmüller chiarisce poi molto bene cosa pensa del nuovo documento dei vescovi tedeschi che spiega il loro nuovo approccio alla Comunione per gli sposi protestanti: “Se ora il documento dei vescovi tedeschi parla di singoli casi in cui ciò può essere possibile, allora questo è di per sé solo un passo tattico verso l’intercomunione generale con i non cattolici”. Il cardinale tedesco aggiunge: “Questo approccio si chiama anche ‘tattica del salame’. E: il gocciolamento costante che rompe la pietra. Si tratta di una manovra del tutto disonesta, per arrivare al vero obiettivo”.

Il cardinale Brandmüller respinge anche l’affermazione dei vescovi tedeschi secondo cui i coniugi protestanti dovrebbero avere accesso alla Santa Comunione a causa della loro “fame eucaristica”. Egli chiama questa espressione “un caso che viene interpretato con un certo sforzo”, ed è “un imbarazzante melodrammatico imbroglio”, sì, semplicemente “sob-stuff” (non traduco, ndr). Egli commenta, dicendo: “Un cristiano che anela veramente alla Santa Comunione e sa che non c’è Eucaristia senza la Chiesa e nessuna Chiesa senza Eucaristia, chiederà l’ammissione nella Chiesa cattolica. Qualsiasi altra cosa sarebbe dubbia e disonesta”. La Chiesa, aggiunge, non è un “negozio self-service” dove si può scegliere e prendere secondo i propri desideri. Qui si tratta di tutto o niente”! esclama il cardinale.

Il cardinale Brandmüller parla anche del riferimento dei vescovi tedeschi al Codice di Diritto Canonico 844 § 3 e 4 che parla di situazioni di emergenza, in cui un cattolico ortodosso (§ 3) o un cristiano di altre confessioni (§ 4) può ricorrere ai sacramenti della Chiesa quando vi è un pericolo imminente di morte o di detenzione, e solo nel caso in cui il singolo cristiano “sia disposto nel modo giusto”, il che significa “essere libero dal peccato mortale e avere l’onesto desiderio di ricevere il sacramento”, secondo il cardinale. Ribadisce anche la sua domanda sul perché tale persona “che soddisfa tali condizioni, e che non si trova in una situazione di emergenza, non dovrebbe semplicemente chiedere di essere ammessa alla Chiesa”.

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