Il segretario della Conferenza Episcopale tedesca, il gesuita padre Hans Langendörfer, ha detto: “La novità (…) è che questa assemblea può arrivare anche a decisioni riguardanti il livello romano: non al livello di un concilio, ma a livello del Santo Padre e della sua Curia.”

Padre Hans Langendörfer, gesuita, segretario della Conferenza Episcopale Tedesca

Padre Hans Langendörfer, gesuita, segretario della Conferenza Episcopale Tedesca

 

 

di Alessandra Carboni Riehn

 

Il 27 gennaio scorso il gesuita Padre Hans Langendörfer, da 24 anni segretario della Conferenza episcopale tedesca, ha rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco “Bonner Generalanzeiger” in cui traspaiono interessanti dettagli sul Cammino Sinodale, il consesso di vescovi e laici tedeschi (a maggioranza laicale) che ha iniziato i suoi lavori ieri, 30 gennaio 2020, a Francoforte.

La vulgata che si legge sulla stampa tedesca, e che ricalca le argomentazioni trite e ritrite degli ultimi 30 anni in Germania contro il cattolicesimo ortodosso (il cosiddetto “cattolicesimo di ferro”) è che lo scandalo degli abusi sessuali scoppiato verso il 2010 nella Chiesa cattolica sia il risultato del mancato adeguamento della Chiesa allo “Zeitgeist”, lo spirito del tempo. Per tale motivo si sarebbe reso irrinunciabile un processo di rinnovamento della Chiesa in Germania, cui appunto mirerebbe il Cammino sinodale.

Padre Langendörfer ne parla così: “Dopo la pubblicazione dello studio sugli abusi abbiamo visto molto chiaramente che nella Chiesa cattolica in Germania esiste tutta una serie di blocchi [nel senso di “temi bloccati, incastrati” – N.d.T.], che secondo gli studiosi hanno favorito i casi di abuso: tra questi la morale sessuale, la figura del sacerdote e l’accesso al sacerdozio.”

Nonostante le rassicurazioni regolarmente date alla stampa dal Cardinal Marx e dal presidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, molti sono i dubbi sollevati sulle vere intenzioni del Cammino sinodale, anche perché si sono alzate le voci di due vescovi (Vorderholzer da Ratisbona e Woelki da Colonia) a rammentare ai fratelli nell’episcopato e a tutto il sinodo nazionale che i temi erano già bell’e pronti ben prima che iniziassero i lavori di preparazione al Cammino sinodale. Movimenti tedeschi cosiddetti “di base”, come “Wir sind Kirche” (“Noi siamo la Chiesa”), lanciano appelli per la liberalizzazione della morale sessuale, la fine del celibato e l’ordinazione femminile da decenni. Sicuramente io ne sento parlare dall’inizio degli anni 90 del secolo scorso. Quindi è del tutto legittimo pensare, se si è informati sulla realtà ecclesiale tedesca, che il Cammino non sia una pura reazione a casi di abuso scoperti 10 anni fa.

Ad ogni modo, Padre Langendörfer parla di una “nuova via” che non può essere percorsa solo da chierici e vescovi – ecco il perché della grande partecipazione dei laici, che sono in maggioranza nel Cammino sinodale e sarebbero rappresentati dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi, da sempre attestato su posizioni progressiste e fortemente politicizzate.

Interessante l’affermazione “Qui ci mettiamo in cammino su un percorso speciale, che non è noto in questa modalità al diritto canonico, il quale prevede determinate forme. Ci stiamo mettendo in cammino su un percorso nostro particolare, che riunisce laici e vescovi su un piano di parità” (…).

A dire di Padre Langendörfer, d’altronde, questo percorso condurrebbe non a uscire dalla Chiesa ma a entrarvi in profondità.

L’intervistatore domanda quanto sarebbero vincolanti i risultati del Cammino, e la risposta è singolare. Dopo aver affermato che saranno vincolanti i risultati dei forum tematici riguardanti la Chiesa particolare tedesca, applicabili dalle singole diocesi, Padre Langendörfer afferma che “La novità, però, è che questa assemblea può arrivare anche a decisioni riguardanti il livello romano: non al livello di un concilio, ma a livello del Santo Padre e della sua Curia.”. E aggiunge: “Riteniamo inaccettabile che, per tutti i temi su cui si decide ora e in futuro a Roma, le decisioni siano prese in gran parte senza partecipazione delle Chiese locali.”. Pur confermando che non ci si aspetta che Roma debba attuare quanto deciso in Germania, il segretario della Conferenza Episcopale tedesca non esita a dichiarare: “Ma vogliamo certamente definire intuizioni e convinzioni di cui ci aspettiamo che a Roma si tenga conto”.

Quanto al tema del sacerdozio femminile, alla domanda dell’intervistatore Padre Langendörfer risponde parlando di “gestione intelligente delle aspettative”: aspettarsi troppo non sarebbe intelligente, aspettarsi troppo poco (non cercando decisioni vincolanti) anche. Il Cammino sinodale necessiterebbe di un “discernimento degli spiriti” e dovrebbe “sempre partire dalle realtà. Deve sempre partire dalla situazione pastorale data, da un punto di vista tanto spirituale quanto teologico. Non è vietato parlare di sacerdozio femminile.”

Con questa affermazione sembra di vedere negata a priori la verità del magistero proclamato nel 1994 da Giovanni Paolo II, così come la ricerca di un ammorbidimento della posizione della Chiesa quanto a contraccezione, convivenza prematrimoniale, indissolubilità del matrimonio, pratiche autoerotiche e omosessualità. Una tale posizione sembrerebbe rifiutare in toto il Catechismo della Chiesa Cattolica e tutto l’insegnamento di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

L’intervista si conclude come era iniziata, con frasi sempre ben sfumate e mai interpretabili in maniera univoca: “Vorrei che i temi su cui stiamo lavorando, che non saranno certamente discussi senza fatica, non continuassero ad avere un effetto bloccante. Sarei felice se la fede vissuta e la possibilità di conquistare più persone per la fede potessero fare ulteriori progressi grazie al ‘Cammino sinodale’.”

Quello che lascia perplessi in tutto il processo di preparazione di questo “Cammino sinodale” è la sensazione di déjà vu che si prova a leggere i singoli interventi, le interviste di vescovi più o meno progressisti, gli instrumenta laboris preparati per il Cammino stesso e le frasi ben tarate di laici, vescovi e cardinali relativamente a questo fenomeno nuovo nella storia recente della Chiesa, che ha già più volte fatto sorgere il sospetto di uno scisma a venire.

Desidero dare qui la mia testimonianza: vivo in Germania dal 1994 e nei blocchi tematici di cui il Cammino sinodale intende occuparsi nei prossimi due anni non trovo nulla di nuovo. Sono richieste più o meno ripetutamente sentite già da un quarto di secolo almeno. Mi pare di capire che l’interpretazione forzata dei casi di abuso come una conseguenza di “clericalismo”, sessualità repressa, mancata modernità e chiusura su se stessi di alcuni ambienti, sia strumentale al tentativo di saltare sul carro della modernità e finalmente trasformare la chiesa cattolica tedesca in una chiesa protestante. Col che non si porrebbe più il problema dell’ecumenismo: due chiese equivalenti non avrebbero più problema a celebrare insieme l’eucaristia. Lo stesso modus operandi del Sinodo sull’Amazzonia, in cui si è usata la situazione di pochissime comunità sperdute nella giungla per aprire al sacerdozio uxorato, sarà usato per aprire uno spiraglio che consenta di applicare l’abolizione del celibato sacerdotale anche nelle giungle urbane di città europee ormai scristianizzate…

Che cosa vedo io da tempo, e sempre più spesso?

Ancora nel 1999 guidavo un gruppo di cresimandi e restai allibita e rattristata al sentire i giovani e meno giovani più impegnati della parrocchia parlare di non voler “essere succubi di Roma”, ridacchiare e prendersi beffe di Giovanni Paolo II, allora già gravemente malato. Da quando vivo in Germania trovo difficoltà enormi a trovare un prete “ortodosso”: ovvero che non dia la comunione ai protestanti a lui noti in chiesa, né ai divorziati di cui conosce la storia, che parli apertamente contro l’aborto, che faccia una pastorale giovanile degna di questo nome e non kitsch o inutilmente modernista. A questo si aggiunge, negli ultimi tempi, la crescente usanza di benedire coppie omosessuali ad hoc in cerimonie “semimatrimoniali” con famiglia, amici e parenti. Tutto questo è già standard. Mia figlia va al liceo in una scuola benedettina e si è dovuta sorbire a 15 anni un’intera mattinata di educazione sessuale organizzata dall’Ufficio della sanità comunale della mia città, in cui si dettagliava in lungo e in largo l’uso dei contraccettivi, ivi inclusi come extrema ratio la pillola del giorno dopo e l’aborto. Quanti genitori cattolici hanno protestato? Nessuno tranne me, che ho scritto all’abate e sono andata a parlargli.

Le chiese tedesche sono vuote da decenni ormai, e sempre meno persone partecipano alla vita comunitaria. I seminari sono deserti. Gli abbandoni (formali o di fatto) dei fedeli sono ormai un salasso annuale angosciante (anche se la Chiesa Cattolica sembra preoccuparsi più degli abbandoni ufficiali, perché significano un calo delle entrate da tributo ecclesiastico, e dal 2012 scomunica chi smetta di pagare tale tributo). Questo non succede solo dal 2010. Certo la crisi degli abusi ha dato a molti la spinta finale per lasciare una chiesa ormai trasformata in una ONG ben nutrita, ridotta a espletare normali e interscambiabili funzioni di partito politico o di assistenza sociale, in cui si è perso ogni riferimento a Dio, alla trascendenza, ai sacramenti (in particolare al sacramento della Penitenza).

La crisi viene da lontano. Tuttavia, a sentire parlare certi sedicenti cattolici, ci si domanda davvero che cosa ancora li spinga a impegnarsi in una Chiesa che è diventata incunabolo di lotte di potere, cattiverie e mezze verità.

 

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