A Palestinian carries a wounded boy rescued from the rubble after an Israeli airstrike on Gaza City, on October 9, 2023. (Photo by Sameh Rahmi/NurPhoto via Getty Images)
A Palestinian carries a wounded boy rescued from the rubble after an Israeli airstrike on Gaza City, on October 9, 2023. (Photo by Sameh Rahmi/NurPhoto via Getty Images)

 

 

di Mattia Spanò

 

“Potrei darvi un dispiacere, ma Navalny è davvero morto per un coagulo di sangue”. Questa dichiarazione di Kyrylo Budanov, capo del SBU – il servizio segreto ucraino – ha freddato con un chirurgico colpo alla nuca dieci giorni di certezze granitiche circa la morte di Alexey Navalny, “assassinato da Putin”.

La notizia, uscita in sordina la settimana scorsa, avrebbe dovuto aprire tutti i media. Budanov potrebbe mentire, o proporre una verità conveniente. Qualcuno suggerisce che Budanov odierebbe Navalny (un nazionalista russo di madre ucraina ideologicamente più duro di Putin) quanto se non più di Putin stesso.

L’argomento zoppica. Ci fanno credere, complice l’enorme grumo subdurale del gossip, che ad alto livello le persone abbiano sentimenti e pensieri di una lavandaia, il che può essere vero in paesi minati nel profondo dal pettegolezzo come quelli occidentali, non certo altrove.

Penso che Budanov dica la verità con uno scopo preciso: concedere uno spazio politico alla Russia, costituire una piccola dote negoziale tenendosi lontano dalla demonizzazione ad oltranza dell’avversario. Col demonio, in effetti, non si tratta. Una personalità del livello di Budanov lo sa, o ne prende atto strada facendo. Budanov sta preparando il terreno per il dopo-Zelensky. Nulla di strano: esistono sempre strutture parallele che lavorano all’ipotesi del vuoto di potere. In Ucraina, in Russia, negli Stati Uniti, nella Chiesa Cattolica.

L’aspetto più rilevante – e grottesco – di questa ennesima falla nel wishful thinking occidentale (Putin ha ucciso Navalny perché egli è il “male assoluto” slogan da Pugno Perugina sempre buono) è il fragoroso fallimento della “narrazione”. Non è il primo infortunio, basti pensare a quanto emerso nel sabotaggio dei due gasdotti russi denunciato dal premio Pulitzer Seymour Hersch: dopo settimane a gridare all’autosabotaggio russo – Putin avrebbe fatto saltare i gasdotti costati miliardi ai russi – ed ecco che salta fuori che si è trattato di un’operazione terroristica angloamericana.

Gli esempi si sprecano, basti guardare agli argomenti (debolissimi) portati a sostegno dell’operazione di macelleria africana portata avanti da Israele a Gaza. In questo caso il ritornello “c’è un aggredito e un aggressore, e noi stiamo sempre dalla parte dell’aggredito”, validissimo in conto ai russi, è stato sostituito da un mutismo selettivo singolare, o tutt’al più rimpiazzato dallo slogan sul “diritto di Israele alla difesa” nel caso del genocidio di Gaza (sono tra quelli che pensano che Israele stia perpetrando un genocidio).

Il massacro che dai palestinesi assiepati intorno ai camion del cibo e mitragliati dall’esercito israeliano è solo l’ultimo esempio del circo di menzogne sempre meno credibili messe in pista dalla propaganda. “Uno sfortunato incidente”, lo ha definito l’IDF. È particolarmente offensivo dell’intelligenza che un giornale come Avvenire attribuisca la carneficina alla calca, accettando bovinamente la versione israeliana.

In questo breve estratto pubblicato da RadioRadio, il professor Contri espone un paio di pietre miliari dell’informazione: prima di tutto, il fatto che da molto tempo in ormai tutte le sezioni dell’agenda setting passano articoli a pagamento. In secondo luogo, l’omertà che seppellisce tutti i fatti e le opinioni che contraddicono la propaganda. È la distorsione confermativa: le persone cercano ormai notizie – senza interrogarsi sul come vengano confezionate – che le confermino nelle proprie tesi, tesi a loro volta fornire in abbondanza dalla pubblicità.

Di per sé, la questione in ballo non è la guerra contro i mulini a vento della propaganda. Il fatto che dovrebbe allarmare è la sostituzione dell’interpretazione della realtà con la realtà dell’interpretazione. In termini meno alati: Stati deboli ostaggio di interessi rapaci mentono spudoratamente su tutto ai popoli. E, cosa più grave, i fatti smentiscono puntualmente queste bugie.

Dobbiamo rassegnarci all’idea che l’informazione che a sua volta informa decisioni di burocrati corrotti sia tutta e soltanto propaganda omicida, dai vaccini al cibo alla guerra? Probabilmente no, tuttavia questi pochi esempi degli innumerevoli che si potrebbero fare sono il segno di una grave sofferenza spirituale della ragione occidentale, ormai incapace di qualsiasi analisi obiettiva e pienamente occupata nell’ agglutinare consenso intorno ad allucinate bellurie senza capo né coda.

La realtà cruda è che il raffinatissimo meccanismo che unisce finanza, informazione e politica è giunto allo stadio terminale: siamo in pieno delirio agonico. Conviene allora farsi una domanda: cosa accadrà dopo, quando istituzioni sfiduciate dovranno rimettere insieme i cocci di una civiltà defunta? Non potranno farlo, non sapranno farlo. E un dopo arriva sempre.

 


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