Martedì scorso si è tenuto a Roma un incontro privato per discutere del prossimo Sinodo amazzonico, con la partecipazione di prelati ed esperti di lingua tedesca.

Di seguito un articolo di Edward Pentin nella mia traduzione.

Card. Walter Kasper

Card. Walter Kasper

 

Martedì scorso si è tenuto a Roma un incontro privato per discutere del prossimo Sinodo amazzonico, con la partecipazione di prelati ed esperti di lingua tedesca.

Secondo il portavoce della Santa Sede Alessandro Gisotti, il meeting è stato un “incontro di studio” della Rete ecclesiale pan-amazzonica (REPAM).

All’inizio della giornata, un funzionario del Sinodo dei vescovi ha negato ogni conoscenza dell’incontro quando gli è stata chiesta [informazione]. 

La Rete ecclesiale pan-amazzonica (REPAM) è stata istituita nel 2014 dalle nove Chiese della regione amazzonica, Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana francese, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela, per “portare all’attenzione del mondo la fragile situazione delle popolazioni indigene dell’Amazzonia e l’importanza critica del bioma amazzonico per il pianeta – la nostra casa comune”.

Gisotti ha detto al Register che l’incontro di martedì si è tenuto con “autorità ecclesiali, esperti e rappresentanti del territorio in vista del Sinodo in Amazzonia”. 

Ma ha detto di non essere in grado di fornire i dettagli dei partecipanti. “È una riunione di studio, non per il pubblico”, ha detto, aggiungendo: “Ce ne saranno altri prima del Sinodo”. 

Le fonti, tuttavia, hanno detto al Register che c’erano 30 partecipanti invitati all’incontro di studio, alcuni dei quali erano italiani. Si è svolto in un convento e centro di ritiro alla periferia di Roma gestito dalla Congregazione delle Ancelle di Christo Re, e comprendeva il cardinale brasiliano Claudio Hummes, relatore generale del Sinodo e presidente della REPAM.

Altri erano il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, e il cardinale Walter Kasper, consigliere teologico vicino a papa Francesco.

Era presente anche il vescovo emerito austriaco Erwin Kräutler della Prelatura territoriale di Xingu in Brasile, che Papa Francesco ha nominato come consulente esperto del Sinodo. 

Mons. Kräutler ha sostenuto l’ordinazione di uomini sposati in Amazzonia e ha espresso il suo sostegno alle donne sacerdote. Si pensa che abbia aiutato a scrivere il controverso documento di lavoro del Sinodo pubblicato la scorsa settimana. 

 

“Punto di non ritorno”

 

Tra gli altri partecipanti c’era anche il vescovo Franz-Josef Overbeck di Essen, in Germania, capo della commissione vescovile tedesca per l’America Latina, che attraverso la sua organizzazione umanitaria Adveniat fornisce un significativo sostegno finanziario e pastorale all’America Latina. 

Il mese scorso, il vescovo Overbeck ha detto che il Sinodo porterà la Chiesa ad un “punto di non ritorno” e, successivamente, “nulla sarà più come prima”. 

Il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, è stato invitato all’incontro ma non ha potuto partecipare a causa di un intervento chirurgico per il cancro alla prostata, ha detto al Register il suo portavoce della stampa, Michael Prüller. 

Intitolato “Amazzonia, nuovi percorsi per la Chiesa e per un’ecologia integrale”, il Sinodo del 6-27 ottobre sarà un momento di “riflessione pastorale, aperto al riconoscimento della diversità” e “all’ascolto della realtà amazzonica con tutte le sue sfaccettature culturali ed ecclesiali”, ha detto il cardinale Baldisseri ai giornalisti la settimana scorsa. 

Il Cardinale Baldisseri ha parlato al lancio del controverso Instrumentum laboris (documento di lavoro) del Sinodo, che si è concentrato su temi come l’inculturazione, la “conversione ecologica” e la sinodalità.

Ma il documento di lavoro è stato criticato per quella che alcuni vedono come eccessiva enfasi sull’ascolto delle culture amazzoniche e sulla “conversione ecologica”. È al servizio di un’agenda pagana, hanno detto i critici, invece di prendere come punto di partenza la Rivelazione, la Parola di Dio e la conversione a Cristo. 

Propone anche in maniera controversa lo studio dell’ordinazione degli anziani (possibilmente uomini sposati) con le famiglie per aiutare a portare i sacramenti in zone amazzoniche remote, un “ministero ufficiale” per le donne, e invita le conferenze episcopali ad un “sano decentramento” per “adattare il rituale eucaristico alle loro culture”.

Secondo il biografo papale Austen Ivereigh, uno degli scopi dell’incontro di martedì era quello di preparare per il Sinodo “un briefing sulle implicazioni teologiche dell’ordinazione di anziani sposati”. 

Nessuno dei partecipanti visti nella lista di partecipanti alla riunione odierna è noto per la sua ortodossia. Tra questi, padre Hubert Wolf, teologo e storico della Chiesa, che, ha detto una fonte informata, è “teoricamente e praticamente contro il celibato clericale”. Alumnus dell’Università di Tubinga, è stato ordinato sacerdote nella sua diocesi natale di Rottenburg-Stoccarda negli anni ’90, quando il cardinale Kasper era vescovo diocesano. 

Considerato un teologo moderato durante il pontificato di papa Benedetto XVI, è diventato molto più eterodosso sotto la guida di papa Francesco e insegna all’Università di Münster, la quinta università più grande della Germania, uno dei principali centri della vita intellettuale tedesca, e che una fonte vicina alla Chiesa tedesca ha descritto al Register essere come un “focolaio di eterodossia”. 

 

Il Reno che scorre nell’Amazzonia?

 

Un altro partecipante è stato Josef Sayer. Conosciuto negli ambienti umanitari cattolici, Sayer ha servito dal 1997 al 2012 come amministratore delegato dell’organizzazione umanitaria cattolica tedesca Misereor, una delle più influenti organizzazioni caritative cattoliche al mondo.

Sayer, 77 anni, “ha costruito vaste reti di influenza e promosso i progetti che voleva”, ha detto al Register la fonte vicina alla Chiesa in Germania. Era conosciuto come un appassionato combattente per i diritti umani e contro l’ingiustizia, la povertà e il cambiamento climatico e, secondo una fonte vaticana informata, era un fervente difensore della teologia indiana amazzonica, che figura in maniera molto importante nel documento di lavoro sinodale e che alcuni critici chiamano un “riciclaggio culturale della teologia della liberazione”. 

All’incontro ha partecipato anche la professoressa Myriam Wijlens, teologa dell’Università di Erfurt, Germania, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori. 

La fonte vicina alla Chiesa in Germania ha detto che il prossimo sinodo riguarda “non il ripensamento delle cose” come alcuni hanno voluto ritrarre, ma la situazione in cui gran parte dei teologi tedeschi “attivano vecchio materiale”. Gli organizzatori, ha detto, “stanno estraendo vecchie cartelle dall’armadio e stanno cercando di implementare il pensiero degli anni Settanta al loro interno”.  

E nonostante la forte enfasi sull’ascolto della “voce dell’Amazzonia” nel documento di lavoro, un fattore significativo e comune a questo incontro è il gran numero di prelati e teologi europei e in particolare tedeschi che vi prendono parte, e le voci amazzoniche apparentemente poche o assenti. 

Il forte contributo dei prelati e dei teologi di lingua tedesca ha indotto gli osservatori preoccupati a credere che il Sinodo sia un mezzo per imporre e attuare la propria agenda ideologica – specialmente mistificante per alcuni, dato lo stato non molto brillante della Chiesa cattolica nei Paesi di lingua tedesca e in altre Chiese in Europa.

Riferendosi al Concilio Vaticano II, il sacerdote americano Ralph Witgen scrisse il famoso libro “Il Reno fluisce nel Tevere”, che registrava l’influenza della Chiesa tedesca su quell’incontro. Alla domanda se il 21 giugno il Reno scorra ora in Amazzonia, il cardinale tedesco Gerhard Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della fede, ha detto al Register: “Vediamo che non è una buona influenza perché la Chiesa sta crollando in Germania”. 

“Loro [i responsabili della Chiesa tedesca] non sono consapevoli dei problemi reali [nella Chiesa di oggi] e parlano di morale sessuale, celibato e sacerdoti donne”, ha detto, “ma non parlano di Dio, di Gesù Cristo, della grazia, dei sacramenti, della fede, della speranza e dell’amore, delle virtù teologali”. 

 

Fonte: National Catholic Register

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