Foto: Cardinal Pietro Parolin. Credit: Daniel Ibanez/CNA

Foto: Cardinal Pietro Parolin. Credit: Daniel Ibanez/CNA

Inizia oggi a Torino l’annuale riunione della Bilderberg Conference, dove si riuniranno politici, businessmen delle più grosse multinazionali industriali, commerciali e finanziarie, oltre che di personaggi dell’informazione e dello spettacolo. La conclusione è prevista per il 10 giugno.

A questo incontro parteciperà per la prima volta nella storia di questi incontri il segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin. Il suo nome lo si ritrova sul sito della Conferenza Bilderberg insieme agli altri 130 partecipanti, e non è stato ufficialmente comunicato dal Vaticano.

Il primo incontro si svolse nel 1954 su invito del principe Bernhard di Lippe-Biesterfeld. Co-fondatori dell’incontro sono stati il politico polacco Jozef Retinger, l’ex primo ministro belga Paul van Zeeland e Paul Rijkens, allora a capo di Unilever.

L’obiettivo originario della riunione era quello di rafforzare le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa. In seguito si è allargato a svariati temi.


Quest’anno si discuterà di populismo in Europa, delle sfide della disuguaglianza, del futuro del lavoro, di intelligenza artificiale, di elezioni a medio termine degli Stati Uniti, di libero scambio, della leadership globale degli Stati Uniti, di Russia, del calcolo quantico, di Arabia Saudita e Iran, del mondo post-verità, e altri eventi attuali.

Solo qualche nota su alcuni temi di quest’anno. È curioso che il tema del “populismo in Europa” venga discusso proprio in una nazione, l’Italia, che vede il suo primo governo definito da alcune forze politico-culturali come “populista”. Inoltre, riguardo ai temi della “post-verità” e delle “fake-news”, bisogna stare attenti al fatto che per “fake-news” non si intendano quelea “verità” che non fanno comodo a chi ha il potere, a chi gestisce le informazioni e, dunque, a coloro che possono in qualche modo influenzare l’orientamento del popolo.

Il sito ufficiale della riunione di Bilderberg sottolinea che le discussioni sono private, che non viene redatto alcun verbale né alcuna relazione.


Le riunioni si svolgono secondo il cosiddetto “regolamento di Chatham House”, un accordo tipico delle riunioni non ufficiali tra accademici o leader politici.

Lo scopo di questa regola è offrire la possibilità, a chi partecipa a una riunione, di parlare liberamente, potendo beneficiare della garanzia che le opinioni che esprimeranno non saranno riportate all’esterno come provenienti da loro. In questo modo, i relatori potranno esprimere le loro opinioni, senza doversi preoccupare delle possibili ricadute sulla loro reputazione e in relazione agli obblighi nascenti dalle cariche ricoperte.


Questi incontri suscitano sempre un coro di proteste perché da molti vengono visti come una sorta di “governo ombra globale”, a volte non senza ragione.

Infatti, Paul Joseph Watson (qui), di Infowars, scrive:

“Anche se i media mainstream abitualmente definiscono Bilderberg come un semplice “talking shop” senza potere reale, ci sono innumerevoli esempi di come il gruppo eserciti la sua influenza sugli affari mondiali.

Nel 2010, l’ex Segretario Generale della NATO e membro di Bilderberg, Willy Claes, ha ammesso (qui) che i partecipanti Bilderberg sono incaricati di attuare le decisioni che sono formulate durante la conferenza annuale dei mediatori di potere.  Se così fosse, si violerebbero le leggi di molti paesi che vietano ai politici di essere influenzati in segreto da agenti stranieri.

Nel 2009 la presidente di Bilderberg, Étienne Davignon (qui), si era addirittura vantato di come la moneta unica dell’euro sia nata da un’idea del gruppo Bilderberg.”

Come scrive Andrea Gagliarducci sul Catholic News Agency (qui), “la partecipazione del cardinale Parolin può essere espressione della ‘cultura dell’incontro’ incoraggiata da papa Francesco. Il papa ha spesso chiesto ai funzionari di avviare un dialogo con il mondo.

Ricevendo il Premio Carlo Magno il 6 maggio 2016, Papa Francesco ha sottolineato che ‘oggi abbiamo urgente bisogno di coinvolgere tutti i membri della società nella costruzione di ‘una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro’ e nella creazione di ‘uno strumento per costruire consenso e accordo, cercando nel contempo l’obiettivo di una società giusta, reattiva e inclusiva’.

La partecipazione del cardinale al Gruppo Bilderberg potrebbe far parte di una strategia di dialogo che la Santa Sede sta portando avanti con un gruppo di ristrette élite influenti.

Da segnalare che lo scorso anno il cardinale Pietro Parolin ha partecipato al Forum Economico Mondiale di Davos, dove ha tenuto il 19 gennaio un discorso in cui ha elencato le finalità della diplomazia pontificia”.

di Sabino Paciolla

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