di John M. Grondelski
Cosa voglio in un Papa
La stampa e la blogosfera cattolica sono piene di scrittori che pontificano su ciò che vorrebbero in un nuovo pontefice. Insieme alle riflessioni degli osservatori del conclave e dei (pseudo) sussurratori, si sente spesso parlare di “un uomo del Vangelo”, “un uomo di Dio”, “un uomo di preghiera”, “un uomo che serve i poveri”, “un uomo umile” e così via. Mi dispiace, ma trovo questi pensieri largamente inutili. Non è che non voglia un “uomo del Vangelo”. Ma volere un “uomo del Vangelo” come Papa è un po’ come i “titoli” di alcuni giornali diocesani: “Il vescovo esorta i fedeli a pregare!”. Non è uno scherzo. Non è una notizia. “Il vescovo dice ai fedeli di non pregare” sarebbe una notizia – e un motivo per indagare su quel vescovo.
Allo stesso modo, chiedersi se X sia “un uomo di Dio” o “un uomo di preghiera” è un’esigenza vitale ma non particolarmente elevata per un papa. Paragonerei la situazione al reclutatore che esamina i curriculum. Se devi assumere un contabile e X non ha mai studiato contabilità e Y ha lavorato come contabile l’ultima volta nel 2010, butti via i loro curriculum. Non passano nemmeno la prima selezione.
Questi criteri sono strumenti minimi di selezione. Un papa dovrebbe essere un “uomo del Vangelo” sia che venga eletto nel 2025, nel 1025 o nel 125. Di cosa ha bisogno la Chiesa in questo momento della sua vita? Ha bisogno di un vero riformatore di governo. Ha bisogno di un Papa che prenda a calci la Curia e forse anche alcuni dei suoi membri. Ha bisogno di un Papa che si impegni a ripulire – alla radice – lo scandalo degli abusi sessuali (e dei suoi insabbiatori) che è stato una zavorra scandalosa per oltre 20 anni. Ha bisogno di un papa che rimuova i truffatori grandi e piccoli dal processo decisionale e che agisca come se il denaro ecclesiastico e il suo uso/abuso meritassero una seria attenzione. Non sono interessato a un papa che costruisca “un nuovo cielo e una nuova terra”, come abbiamo sentito durante i Novemdiales. Fare pulizia in casa sarebbe un progetto di costruzione e ristrutturazione più utile e pratico.
Fare questo non significa confondersi nel mondano. L’autorità didattica della Chiesa è compromessa, soprattutto in materia di sesso, da oltre due decenni di corruzione sacerdotale. La capacità della Chiesa di pagare per ciò che deve fare è compromessa da dita sporche in cassa. Questi sono stati problemi ricorrenti, soluzione per la quale in parte Francesco è stato eletto, e per la quale il suo operato è stato, beh, niente di cui scrivere all’Argentina. Si può dire onestamente che la Chiesa del 2025 stia meglio di quella del 2013? Solo se si ignora l’elefante dello zio Teddy che si trova al centro del papato di Francesco.
Ho anche il sospetto che tutti i discorsi su “un uomo del Vangelo” non siano solo ingenua pietà. Penso anche che sia una deviazione deliberata, che cerca di rendere importante l’ovvio per ignorare ciò che dovrebbe essere ovvio; cerca di parlare di essere un uomo santo per evitare di parlare degli scandali sessuali e monetari che danneggiano la santità della Chiesa. Non caschiamoci!
[Come teologo morale, ho scritto anche su ciò che il prossimo Papa deve fare in questa disciplina. Ho specificato tre cose: recuperare la centralità della conversione, non dell’“accompagnamento”; ripristinare la centralità dell’ordine morale oggettivo (soprattutto contro le false idee di “coscienza”); e allontanarsi dalla sacralizzazione dell’“esperienza” che – senza un’ermeneutica che la interpreti – non è né buona né cattiva, ma è semplicemente tale. Per queste riflessioni, vedi qui].
E quello che non voglio
Il sommario della Congregazione generale dei cardinali del 5 maggio comprendeva questa sciocchezza: “Si è discusso del profilo del futuro Papa: una figura che deve essere presente, vicina, capace di essere un ponte e una guida, di favorire l’accesso alla comunione per un’umanità disorientata e segnata dalla crisi dell’ordine mondiale”. Leggete l’ultima metà del testo: è un cocktail di ambiguità e ignoranza. Sull’ambiguità: Cosa si intende per “accesso alla comunione”? L’appartenenza alla Chiesa? L’accesso eucaristico? Entrambi? Nessuno dei due? Sull’ignoranza: L’uomo moderno è “disorientato” dal peccato, non dalla “crisi dell’ordine mondiale”. Il problema fondamentale dell’uomo è il peccato; il suo bisogno fondamentale è la metanoia, “conversione”, che etimologicamente significa “cambiare idea” – anche sullo Zeitgeist e sull’“ordine mondiale”. Abbiamo bisogno di un sacerdote-papa che dica questo. Non abbiamo bisogno di un politico-papa dilettante che offra nostalgie sulla salvezza attraverso il reset globale.
A proposito dell’interregno
Uno dei compiti del camerlengo papale (il coinquilino di McCarrick Kevin Farrell) è distruggere l’anello del pescatore e sigillare le stanze papali. Non è per dimostrare la sua forza o la sua abilità nel fare bei fiocchi con i sigilli di cera. L’istituzione è nata per garantire che non venissero prodotti documenti falsi post mortem, rivendicando l’autorità papale. Quando gli occhi papali si chiudono nella morte, il pontificato è finito. Ecco perché devo dire che: Sebbene non sia un canonista, sono infastidito da ciò che ho visto nelle ultime due settimane. Nella controversia sulla possibilità del cardinale Becciu di entrare in conclave, il cardinale Parolin ha tirato fuori una lettera apparentemente inedita di “F” che esclude Becciu. Ciò corrisponde a quanto è stato detto sul recente pensiero di Francesco in materia, ma mi disturba comunque che su una questione così importante non ci sia stata una dichiarazione pubblica precedente. Stessa cosa nel corso della settimana: improvvisamente abbiamo trovato interviste papali e colloqui con i giovani. Qualcuno ha chiesto se esiste un equivalente dell’auto-penna papale? Fonti non vaticane potrebbero rendere pubbliche queste cose, ma lo scopo della sede vacante è quello di negare il valore ufficiale di tali atti, essendo l’ufficio più importante del titolare transitorio. Non si tratta di fare dei bei nastri con i sigilli di cera sulle porte.
E per le riforme future
Su X c’è un account “fan” del cardinale Matteo Zuppi (qui). Non lo attribuisco all’arcivescovo di Bologna, ma voglio notare un analogo nel processo politico americano. Esistono comitati di azione politica (PAC) che spendono denaro indipendentemente dal controllo o dall’appoggio dei candidati (purché abbiano una sorta di disclaimer). Sono “indipendenti” e di solito si concentrano su una particolare questione (ad esempio, l’aborto) o demografia (ad esempio, gli iscritti ai sindacati). La loro “indipendenza” permette di negare – in modo reale o plausibile – che questi “account dei fan” non siano uno sforzo del candidato per influenzare il voto. Detto questo, nel rivedere la legislazione sul conclave, il prossimo Papa potrebbe dover considerare l’impatto che i social media – controllati e non – possono avere sul processo elettorale papale. La Universi Dominici gregis non immagina le nostre realtà attuali.
La “novità” sinodale
Synod.va ha ammesso (qui) che il “cammino sinodale” è una “novità”, mentre cerca di aggrapparsi all’omelia del cardinale Baldo Reina durante i Novemdiales sul non cedere a presunte “pigrizie mentali e spirituali” che escludono “cambiamenti necessari”. Mi fa piacere che i sinodali ammettano la “novità”, perché: (i) un sinodo non è un Concilio (e, quindi, non dovrebbe essere dirottato come “attuazione” del Vaticano II); (ii) i sinodi di Francesco hanno avuto sempre meno somiglianza con ciò che i cattolici occidentali e soprattutto orientali sapevano essere un “sinodo”, in particolare quando i non vescovi ottengono (molti) voti; e (iii) l’appioppamento alla Chiesa da parte di Francesco, sul letto di morte, di una “assemblea ecclesiale” ha imposto una creatura del tutto nuova, scaturita ex nihilo dalla sua mente.
Ammetto il mio pregiudizio. Ho lavorato al Dipartimento di Stato per 26 anni. L’amministrazione Carter creò il “Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor” (DRL) come parte del suo tentativo di creare una “politica estera statunitense basata sui diritti”. In pratica, il DRL aveva un duplice scopo. Nelle amministrazioni democratiche, ha guidato gran parte della politica estera degli Stati Uniti; nelle amministrazioni repubblicane, è diventato un posto di lavoro in cui la sinistra si è insediata per minare le relazioni bilaterali in nome della “visione dei diritti” sostenuta dal suo staff. In altre parole, era una sede burocratica permanente per la politica liberale, indipendentemente da chi gli americani avessero eletto – l’istituzionalizzazione della “rivoluzione”. Temo un ruolo simile per il Sinodo perpetuo.
Come mai? Attraverso il continuo travisamento dell’idea di “sensus fidelium”, l’idea che i fedeli nel loro insieme non sbagliano nelle questioni di fede. La Chiesa ha sempre insistito sul fatto che il sensus fidelium NON è un sondaggio o un’indagine, ma questo non ha scoraggiato i suoi sostenitori. La Chiesa ha sempre notato anche che il sensus fidelium presuppone innanzitutto un sensus fidei, un senso di fede vissuta e praticata che non è coestensivo con “qualcuno mi ha spruzzato la testa con l’acqua quando avevo due settimane”. Il problema del sensus fidelium è come stabilire dove si trova, perché (a) ci sono cattolici nominali e (b) la storia sa che ci sono casi in cui la fedeltà alla fede era una posizione minoritaria. Il Sensus fidelium era in voga quando studiavo teologia negli anni ’80; è un altro (come la “Comunione per i divorziati” di Kasper) vecchiotto ammuffito che torna a essere riletto.
I vescovi statunitensi sono rimasti scioccati nel 2019 quando il sondaggio Pew ha mostrato che tre quarti dei cattolici non comprendevano la Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia – così scioccati che hanno fatto la cosa che sanno fare meglio: spendere un paio di milioni di dollari (invece di indagare sulla cattiva catechesi). La mia domanda: Quel 75% di “cattolici americani” è il sensus fidelium? La risposta sembra ovvia: no. Ma se non lo sono, come fate a saperlo? Quali sono i suoi criteri per stabilire (non solo per “discernere”) un vero e un falso sensus? Non ci viene mai detto (proprio come “cos’è la sinodalità”), ma dobbiamo istituzionalizzarla in qualche “struttura sinodale” ibrida e far sì che la Chiesa viva di un costante “dialogo” perpetuato in suo nome.
Già che siamo in Conclave…
-In difesa della “sinodalità”, la portavoce Paloma Garcia Ovejero ha paragonato le riforme del defunto Papa (che secondo lei richiederanno un paio di pontificati per essere attuate) a “porte del pronto soccorso che, una volta aperte, non possono essere chiuse dall’esterno” (vedi qui). Mi chiedevo se quelle fossero le porte del pronto soccorso da cui è uscito l’“ospedale da campo” di Francesco quando ha abbandonato il campo di battaglia per più di un anno nel bel mezzo del COVID.
-L’unità è ancora un segno della Chiesa? – Il New York Times suggerisce (qui) che gli appelli di alcuni cardinali per l’“unità” della Chiesa dopo Francesco sono in realtà fischietti per rifiutare la riforma e tornare indietro nel tempo. Il cardinale gesuita Michael Czerny lo vede come un “ritorno indietro” e un rifiuto dei benefici dell’“inclusività” e della DEI ecclesiale. Sembra che ad alcuni futuri cardinali non sia stato chiesto dai loro vescovi, prima della Cresima, quali sono i quattro segni della Chiesa (o che li abbiano successivamente dimenticati). Sono l’unità, la santità, la cattolicità e l’apostolicità, in quest’ordine. Non la diversità, l’umanità, l’universalità e la spiritualità-ma-non-troppo-religiosa (e sicuramente non il “proselitismo”).
-Padre Raymond De Souza ha pubblicato un eccellente articolo su The Catholic Thing (qui) su come Francesco abbia evitato fino alla fine la maggior parte dei titoli papali (compreso il fatto di lasciare “P.P.” dalla sua lapide), attenendosi a “Vescovo di Roma”. Come nota De Souza, Pietro era papa perché era Pietro e deteneva l’ufficio petrino, non perché era “vescovo di Roma”. Questo è stato un incidente storico. Pietro sarebbe stato Pietro anche se non avesse mai navigato verso la capitale imperiale. Questo minimalismo potrebbe forse entusiasmare alcuni professionisti dell’ecclesiologia e dei circoli ecumenici, ma fa un torto all’Ufficio petrino.
-Viste le proto-canonizzazioni di Francesco ascoltate da alcuni cardinali durante i Novemdiales, devo dire che lo scrittore cattolico americano J.F. Powers è stato preveggente. Mezzo secolo fa, nel suo racconto “Prince of Darkness”, un arcivescovo commentava i tempi: “Oggi ci sono pochi santi, meno peccatori, e tutti sono già salvi”.
-Il 3 maggio ricorreva il25° anniversario della morte di John Cardinal O’Connor, ex arcivescovo di New York. Era un leone di uomo che, nella sua carità, non ha esitato a proclamare la verità cattolica senza diluizioni. Di cardinali come lui non se ne fanno più tanti.
(L’articolo che il prof. John M. Grondelski ha inviato al blog dagli Stati Uniti è apparso in precedenza su New Oxford Review. La traduzione è a mia cura)
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