All’inizio di agosto, gli Stati Uniti hanno inviato una lettera con parole forti a diversi organi dell’ONU, respingendo come “bizarra” ogni allusione che vi sia un diritto all’aborto.

Se ne parla nell’articolo scritto dallo staff del Catholic News Agency che vi presentiamo nella traduzione di Elisa Brighenti.

 

Palazzo dell'ONU
Palazzo dell’ONU a New York

 

All’inizio di agosto, gli Stati Uniti hanno inviato una lettera con parole forti a diversi organi dell’ONU, respingendo come “bizarra” ogni allusione che vi sia un diritto all’aborto.

La lettera è stata inviata l’11 agosto 2020 a diversi uffici delle Nazioni Unite, tra cui i seguenti: il Gruppo di lavoro sulla discriminazione contro le donne e le ragazze; il Relatore speciale sul diritto di tutti al godimento del più alto livello di salute fisica e mentale raggiungibile; e il Relatore speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e le sue conseguenze. È stata pubblicata online il 25 agosto.

La lettera è stata emanata dalla Missione degli Stati Uniti alle Nazioni Unite a Ginevra. Andrew Bremberg è l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali a Ginevra.

“Abbiamo ricevuto la vostra bizzarra e inspiegabile lettera del 22 maggio 2020, riguardante presunte indebite ‘restrizioni prese nel contesto della pandemia COVID-19 che impediscono l’accesso ai servizi di aborto’ negli Stati Uniti”, ha detto Bremberg, riferendosi alle critiche che gli Stati Uniti hanno ricevuto dopo che alcuni Stati si sono mossi per limitare le procedure mediche non essenziali per fermare la diffusione del coronavirus.

“Come titolari di un mandato delle Nazioni Unite per i diritti umani, siete senza dubbio consapevoli del fatto che la legge internazionale sui diritti umani non riconosce alcun ‘diritto all’aborto'”, ha scritto.

“Gli Stati Uniti sono amareggiati da e rifiutano categoricamente questo evidente tentativo di approfittare della pandemia COVID-19 per affermare l’esistenza di tale diritto”. Questa è una perversione del sistema dei diritti umani e dei principi fondanti delle Nazioni Unite”, ha detto l’ambasciatore.

Nel documento si osserva che il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha dichiarato, in una lettera del 1° giugno all’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, che “le Nazioni Unite non intervengono in questioni che sono essenzialmente di competenza interna di qualsiasi Stato”. Pertanto, l’assistenza sanitaria è garantita nel pieno rispetto delle leggi nazionali. Questa non promuove l’aborto, né tanto meno lo impone ad alcuno, o né intende farlo”.

Gli Stati Uniti sono amareggiati per il fatto che abbiate scelto di sprecare il tempo e le risorse limitate dei vostri mandati in accuse così false, piuttosto che concentrare le vostre energie nei settori in cui il vostro coinvolgimento sarebbe più appropriato e garantito”, si è espresso Bremberg nella lettera di agosto.

La lettera citava le “violazioni effettive dei diritti umani” che si verificano nella provincia cinese dello Xinjiang, indicandole come fatto del quale il comitato avrebbe dovuto preferibilmente occuparsi, invece di dedicarsi alle politiche statunitensi sull’aborto.

Il governo cinese detiene attualmente più di un milione di uiguri e altre minoranze etniche e religiose in campi di concentramento, ed esistono gruppi per i diritti umani che denunciano costantemente casi di tortura, indottrinamento antireligioso, lavori forzati, aborti forzati e sterilizzazioni.

“Eppure il sistema delle Nazioni Unite – tra cui il Segretario Generale, il Consiglio per i diritti umani e l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani – è stato particolarmente silenzioso su questo argomento, mentre ha trovato ampie opportunità di opinare su questioni di politica interna americana”, ha espresso.

Secondo la lettera, gli Stati Uniti e gli altri Stati “vedono come sempre più spesso il sistema dei diritti umani dell’Onu risulti completamente violato”, a causa del suo status di “paladino autonominatosi, per etichettare alcune preferenze politiche come “diritti””.

“Allo stesso tempo, vediamo violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali su vasta scala, che provocano pochi commenti, o nessuno, da parte di questi stessi paladini”, ha detto Bremberg.

Lunedì, durante un incontro virtuale con le organizzazioni della società civile femminile, a Guterres è stato chiesto cosa si può fare per garantire che i “diritti critici” – che si riferiscono alla salute riproduttiva (leggasi l’aborto, ndr)- siano protetti durante la pandemia.

“E’ chiaro che stiamo assistendo ad un attacco molto forte”, sui termini della Dichiarazione di Pechino, in apparente riferimento alle obiezioni degli Stati Uniti e di altri Paesi. La Dichiarazione e la Piattaforma d’azione di Pechino sono documenti del 1995 che “segnalavano 12 aree chiave in cui era necessaria un’azione urgente che garantisse maggiori uguaglianza e opportunità per donne e uomini, ragazze e ragazzi”, compresa la salute riproduttiva.

Guterres ha dichiarato che l’ONU sta lavorando per garantire che “i governi non approfittino della COVID-19 per minare i diritti della salute sessuale e riproduttiva” e che tali servizi saranno ancora disponibili.

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