Papa Francesco festeggia il compleanno del regista del docufilm "Francesco", Evgeny Afineevsky 22-ottobre-2020
Papa Francesco festeggia il compleanno del regista del docufilm “Francesco”, Evgeny Afineevsky 22-ottobre-2020

 

di Luca Del Pozzo

 

Nell’evidente tentativo di smorzarne l’impatto, in alcuni casi facendola passare quasi come una non notizia, la gran parte dei commenti all’endorsement papale alle unioni civili tra persone samesex ha inteso rassicurare che no, la dottrina non cambia, il magistero resta quello di sempre; che cioè un conto è la famiglia, quale unione tra un uomo e una donna, altro conto è tutto ciò che non può dirsi famiglia. Insomma niente di nuovo sotto il sole, se non una ulteriore conferma del fatto che ora l’accento, per così dire, è rivolto più all’ascolto delle esigenze concrete delle persone, alla loro accoglienza e al dialogo. Ma ragionare in questi termini significa puntare al dito per non vedere la luna. Perché qui a essere in gioco non è la dottrina sul matrimonio (non solo almeno), ma principalmente la dottrina sull’omosessualità. E allora si fa fatica a credere che il magistero della chiesa non sia, nei fatti, cambiato nel momento in cui il Pontefice si dice favorevole a che due persone samesex vivano stabilmente insieme, posto che – immaginiamo – tale convivenza comporta una unione non soltanto spirituale ma anche fisica, carnale. O ci siamo persi qualcosa? Non a caso Vito Mancuso, teologo insospettabile di qualsivoglia rigidità dottrinale o tacciabile di “tradizionalismo”, ieri su Repubblica metteva in relazione quanto detto dal Papa proprio con il paragrafo n. 2357 del Catechismo – che definisce gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”, e “contrari alla legge naturale” e che “in nessun caso possono essere approvati” – per sottolineare come “alla luce di questo testo penso sia chiara la novità esplosiva delle parole di Francesco secondo cui le persone omosessuali “hanno diritto a una famiglia”. Infatti, tutto chiaro. Resta da capire invece se sia stato puramente casuale che le parole del Pontefice, che era facile immaginare avrebbero avuto un’eco planetaria pur se contenute in un documentario (e come tali non vincolanti per i fedeli, laici e no), siano uscite nel bel mezzo degli scandali vaticani legati all’affaire Becciu e con il sinodo tedesco – le cui conclusioni com’è noto potrebbero riservare brutte sorprese per Roma – in dirittura d’arrivo. Ma quand’anche le frasi del Pontefice siano state utilizzate come mezzo di distrazione di massa e/o a mo’ di ramoscello d’ulivo nei confronti di una chiesa tedesca in forte fibrillazione, è tutto da dimostrare che la toppa non sia peggiore del buco (tanto più che i destini del cattolicesimo in Europa non sembrano essere in cima all’agenda dell’attuale pontificato). E senza dimenticare le potenziali ricadute ad esempio nel rapporto con le altre religioni, in primis l’islam che ha una visione, come dire, piuttosto “rigida” su omosessualità e dintorni. Visione che anche di recente è stata ribadita dal grande imam di Al Azhar, Ahmed Al Tayyeb (sì proprio lui, quello che firmò con Francesco il documento di Abu Dhabi) che in un’intervista sulla Lettura del 1° marzo scorso ha detto senza mezzi termini: “L’islam è contro chi mina i valori etici. Se la legge dell’uomo permette l’omosessualità, questo non è accettabile per l’islam”. In una fase già di suo turbolenta e problematica della vita della chiesa (per tacere del contesto esterno) di tutto i fedeli hanno bisogno tranne che di ulteriore confusione.

(lettera inviata e pubblicata su Il Foglio)

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