Il cardinale Gerhard Müller, l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (CDF) ha appena pubblicato un nuovo libro in inglese. Il suo titolo, Roman Encounters, già indica il suo tema principale: gli incontri del cardinale con persone a Roma.

Ne parla Maike Hickson su Lifesitenews nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

Il cardinale Gerhard Müller, l’ex prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (CDF) ha appena pubblicato un nuovo libro in inglese. Il suo titolo, Roman Encounters, già indica il suo tema principale: gli incontri del cardinale con persone a Roma. Questi incontri – ad esempio una discussione con chierici ed altri ad un ricevimento all’Ambasciata tedesca, una lezione ad un’università pontificia, una conversazione con giornalisti – sono usati per menzionare temi consequenziali del nostro tempo e per riflettere su di essi alla luce della fede.

Così, il cardinale Müller prova a presentare modi con i quali noi cattolici possiamo provare a convincere la gente della verità della fede cattolica, dell’esistenza di Dio, come dell’insegnamento morale della Chiesa. Qui, un cardinale presenta modi con cui la Chiesa cattolica può ancora essere un testimone convincente alla fede nei tempi moderni, mentre allo stesso tempo espone gli errori del mondo contemporaneo che pensa di poter vivere liberamente senza Dio.

Allo stesso tempo, il presule tedesco – che fu prima un professore di dogmatica, poi un vescovo, e per ultimo la guida di un dicastero romano – tocca problemi che stanno sorgendo nella Chiesa cattolica. È qui che, per esempio, parla di matrimonio e della sua indissolubilità, anche alla luce di Amoris Laetitia.

 

Vescovi tedeschi liberal: siamo importanti finanziariamente per il Vaticano

Ma è qui che un cardinale, forse per la prima volta, solleva questioni sugli scopi e il posto del gruppo di San Gallo citando altri che li lodano per averci dato papa Francesco. Durante un ricevimento all’ambasciata tedesca a Roma, il cardinale – che non scrive in prima persona, ma, invece, si presenta come “il cardinale” – ricorda i commenti di un impiegato della conferenza episcopale tedesca che spera a favore di una “nuova flessibilità” riguardo l’insegnamento della Chiesa, affermando che “il dogmatismo non aiuta nessuno” in un mondo secolarizzato. “È la pastorale dell’aiuto individuale e non le dottrine astratte ciò di cui la gente ha bisogno oggi in tutta la loro fragilità”.

Continua l’impiegato liberal della Chiesa tedesca: “La migliore cosa del pontificato di Benedetto è stata la sua abdicazione. Così adesso Francesco può ridurre gli arretrati delle riforme. L’obiettivo del gruppo di San Gallo, ossia, avere un Papa liberal sulla Cattedra di Pietro, è stato finalmente raggiunto. Il cardinale Daneels di Bruxelles, che ha difeso senza paura lo spirito del Concilio contro il pensiero preconciliare, ha lui stesso confermato ciò. Possiamo finalmente ripartire da dove le riforme del Vaticano II sono state bloccate”.

Il progressista continua, dicendo che “non ci sarà mai alcuna ri-evangelizzazione finché finalmente non avremo – e per quanto mi interessa, il sinodo pan-amazzonico può partire da qui – preti sposati, diaconi donna, così finalmente le donne si sentiranno valutate, e finché non ci saranno barriere per il matrimonio per tutti”. Va ancora avanti affermando che la Comunione per i divorziati risposati così come per i protestanti è lo stesso necessaria, specialmente perché “i sacramenti sono solo segni di qualcosa che è già successo comunque”, così possibilmente da rendere i sacramenti insignificanti per quanto riguarda la salvezza.

Sulla stessa linea, il cardinale Müller cita un vescovo che era presenta a questo ricevimento dicendo: “un cambio di paradigma è urgentemente necessario”. Lodando il ruolo dei vescovi tedeschi, questo vescovo tedesco spiega: “Siamo molto ben piazzato in paesi in via di sviluppo con le nostre organizzazioni caritatevoli internazionali di Misereor, Adveniat, Missio e Renovabis. Siamo anche così importanti per l’intera Chiesa, e finanziariamente per il Vaticano, che possiamo rivendicare di avere una sorta di pioneristico ruolo nella Chiesa universale con la nostra brillante teologia”. È nel contesto del largo ruolo finanziario dei vescovi tedeschi che questo prelato dice semplicemente: “Sai come si dice: chi paga il pifferaio sceglie la musica”.

“Gli altri dovrebbero sapere cosa succede qui [in Germania]”, continua il vescovo, “e anche cosa sarebbe buono per loro”.

Continuando a presentarci questa prospettiva di teologia tedesca moderna, il cardinale Müller cita un professore di teologia tedesco che afferma che “l’affermazione della verità assoluta” dei cristiani può portare “a tentazioni di intolleranza”. Così si mostra contento che, dall’illuminismo, “abbiamo imparato a relativizzare le nostre verità” e così siamo diventati “più tolleranti”.

“Tutte le verità della fede sono solo simboli che puntano allo sconosciuto mistero oltre l’essere”, afferma quest’uomo.

Come diventa chiaro già da qui, il cardinale Müller è esposto in molte disturbanti idee in circoli che si professano cattolici a Roma. Ma presentandoli a noi, ci avverte anche di quanto la teologia cattolica sia già stata indebolita. Dice un altro teologo progressista: “Papa Francesco sta andando bene: invece di ripetere antiquati dogmi, fa gesti gentili. Puro genio – e 20 milioni di followers confermano che la nuova politica vaticana dei media è in buona forma. Non arrivi ai giovani con libri o noiosi sermoni ma con annunci pubblicitari e tweet, se serve anche con youtube”.

Fortunatamente il cardinale Müller ci presenta anche alcuni opposti giudizi di un giornalista cattolico presente al ricevimento all’ambasciata tedesca: “La Chiesa non combatte più ‘la buona battaglia della fede’ (1 Tim 6,12) provando a convincere ogni essere umano su Gesù Cristo, il Salvatore del mondo”. Citando ancora questo giornalista, il cardinale tedesco punta di nuovo al gruppo di San Gallo. Parlando dei riformatori, il giornalista afferma che essi “hanno anche unito le forze con gruppi anticlericali” in modo da far avanzare la loro agenda, dopo aver “neutralizzato o silenziato gli altri”. C’è una certa “desolidarizzazione” che prende luogo nella Chiesa cattolica, continua il giornalista, il cui apice è stato raggiunto “quando il gruppo di San Gallo sfacciatamente vanta di aver messo uno di loro gradimento come Papa al conclave perché sta lavorando in un’agenda liberal e così abbattere un punto morto nella riforma”.

Comunque, come il giornalista ci ricorda, la riforma originariamente “è stata sempre fatta per combattere la secolarizzazione della Chiesa”, come può essere visto, per esempio, nella riforma gregoriana. Ma oggi, continua il giornalista, “sotto l’influenza dell’ideologia dell’autoredenzione dell’uomo, che rende l’uomo, invece di Dio, la propria origine, misura e obiettivo, la funzione di una riforma ecclesiastica si sposta ad essere di adattamento al mondo”. Qui, riforma non significa più “conformità a Cristo” ma, piuttosto, “conformismo col mondo”. che punta ancora a conservare la Chiesa come istituzione, ma non a rinnovarla “nello Spirito di Cristo”.

Il cardinale in persona risponde a queste belle parole del giornalista cattolico spiegando cosa è andato male con la compiacenza verso Jean-Jacques Rousseau e “i suoi seguaci giacobini”. Parlando della negazione del peccato originale da parte di Rousseau, il cardinale vede che la sua conseguenza principale è “che nega la Grazia come condizione necessaria della natura che raggiunge la sua perfezione nel suo obiettivo soprannaturale”, che è, ovviamente, la salvezza eterna. Mentre parla del libero arbitrio dell’uomo e dei suoi peccati personali, il cardinale ci ricorda che “non può né ricreare sé stesso né redimersi con le sue sole forze”. Ma è la Grazia di Dio e l’amore in Cristo che “redime, solleva e libera l’uomo, dandogli una nuova identità nella sequela con Dio e gli altri esseri umani”.

Ancora confrontandosi con alcune false idee che si trovano nel mondo moderno, il cardinale afferma, “diversamente dalle antropologie liberali e socialiste dall’illuminismo, l’uomo non è l’insieme delle condizioni biologiche e sociali della sua esistenza ma invece una persona. Né la società è da incolpare per tutto, né la migliore società può redimere l’uomo”.

Tornando all’importanza della Grazia nella vita dell’uomo, il cardinale spiega che “in uno stato di grazia, le condizioni non schiavizzano più l’uomo lasciandolo alla mercé di una cieca evoluzione del mondo animato o depersonalizzandolo come un esemplare di una classe sociale”

 

Le ideologie moderne ci rendono miserabili

Guardando alla Chiesa e al mondo di oggi, il cardinale si mostra preoccupato. “Nonostante parlino molto in teoria di persone di oggi felici e contente senza Dio, in pratica l’opposto è vero. Quanti giovani chiedono a sé stessi in tutta serietà che senso c’è nella vita?”

Il cardinale continua nel descrivere il fato dell’uomo moderno: “Se l’uomo è ridotto ad un prodotto di materia che gioca con sé stessa o ad una costruzione sociale o se è importante solo come partecipante nei social network o per pagare le pensioni, allora è privato del suo essere un soggetto, della sua personalità”. Qui, l’uomo è “strumentalizzato come un mezzo di produzione industriale, forza politica o materia biologica per ricerca”.

Il cardinale conclude il suo libro svelando il vero volto delle moderne ideologie che pretendono che l’uomo liberato da Dio sta costruendo un mondo migliore: “Dietro la facciata lucente di un brave new world, l’intera estensione della miseria si manifesta: solitudine, isolamento, malattie mentali, aumento della violenza e della brutalità, auto-centramento, soddisfacimento ego-maniacale e guardare per primo al proprio vantaggio, il rifiuto di comunicazioni primarie dentro le famiglie”.

Quanto vera è questa risposta, in effetti, quando consideriamo l’alto numero di divorzi, usi di droga, criminalità adolescenziale, suicidi e aborti.

Commenta il presule tedesco: “La Chiesa può avere un contributo essenziale nell’umanizzazione dell’umanità”. Intende nel diffondere il “messaggio della redenzione [dell’umanità] in Cristo, il Figlio di Dio”.

“Una società senza alcun orientamento spirituale”, spiega, “o senza fondamento etico, è condannata a fallire”.

“Non conosco un solo caso di etica puramente secolare che abbia avuto successo”, conclude Müller.

 

‘Il lavoro di Dio per la redenzione non fallirà’

Quando rivolge l’attenzione ai dibattiti nella Chiesa Cattolica, il cardinale Müller non si vergogna di contraddire affermazioni fatte da papa Francesco quando vede che sono incorrette. Per esempio, in un capitolo riguardo l’incontro con giornalisti, un giornalista cita il Papa che afferma che “dentro la Santa Trinità litigano tutti dietro le porte, nonostante al di fuori presentino un quadro di unità”.

“L’unità interiore dell’Unitrino Dio è solo una facciata?”

Risponde il cardinale Müller: “Le tre Persone Divine non sono, come nella sfera umana, tre personalità che sono in armonia o dibattono tra loro. L’unità delle tre Persone Divine non è una comunità morale che può anche essere distrutta, ma piuttosto una unità di essenza come triade di amore”.

In un altro punto, il cardinale non concorda con il Papa. Un giornalista gli chiede: “Il Papa ha chiamato i cattolici ad andare in moschea e pregare con i musulmani i venerdì. È saggio questo invito?” Il cardinale risponde: “Nessuna autorità ecclesiastica può invitarci o chiederci di visitare la casa di preghiera di un’altra religione. Inoltre, non possiamo condividere la preghiera coni musulmani, sia in un edificio o all’aria aperta. Noi preghiamo attraverso Cristo nello Spirito Santo a Dio nostro Padre”.

“Non crediamo nello stesso Dio rivelato”, dice dei cattolici e dei musulmani.

Riguardo al documento di papa Francesco Amoris Laetitia, il cardinale Müller dice: “La mia coscienza non può mai dispensarmi dal compiere i comandamenti divini, perché Dio non ci nega la grazia necessaria per conoscerli e compierli se la chiediamo onestamente”. Continua dicendo, “non posso giustificarmi in coscienza se agisco contro ciò che percepisco essere volontà di Dio” ed invece “faccio dei miei interessi il mio metro di paragone”.

Continuando a criticare i correnti sviluppi nella Chiesa, il presule tedesco afferma che “ciò che è attualmente compreso dalle riforme che si ritengono necessario è più che altro una secolarizzazione della Chiesa”. I comandamenti divini che sono difficili da vivere per qualcuno, spiega, sono ora “ridotti ad ideali che ognuno può, ma non deve a tutti i costi, cercare di ottenere”. In questo modo, la Chiesa diventa una mera “agenzia di sviluppo sociale”.

Il prelato tedesco contraddice anche la comune idea tra diversi teologi specialmente sotto questo pontificato che Dio perdona sempre. “Diventa solo molto male se la misericordia e la giustizia divine sono giocate una contro l’altra nella Chiesa in un tentativo di guadagnare popolarità tra la gente”. E aggiunge: “Peccare nella speranza della misericordia divina non è altro che prendere in giro Dio accusandoLo di essere incapace di tutto tranne perdonare”.

Per ultimo, il cardinale Müller si oppone direttamente agli oppositori di un’unica religione mondiale. Dice che i “proponenti della costruzione di una religione unificata per il mondo intero usano ogni mezzo di propaganda e ogni trucco psicologico per combattere la finalità della rivelazione di Cristo e l’unicità della Sua mediazione salvifica”. Cristo non ci ha portato “evoluzione immanente”, sostiene, ma, piuttosto, “perfezione nel sollevare la natura attraverso la Grazia e dandole un fondamento nella trascendenza di Dio. Non riguarda il miglioramento umano del mondo quanto la redenzione finale del mondo da Dio e la Sua grazia”.

Così, nel mezzo di tali questioni controverse e correnti sviluppi nella Chiesa e nella società, il cardinale Müller non ha perso speranza. Prima di tutto, sa che “il lavoro divino della redenzione non fallirà” per via della promessa divina “che le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa”. E accanto a questa promessa divina, il cardinale ci ricorda che “la speranza è una virtù teologale che è infusa nei nostri cuori da Dio”. Punta anche ad alcuni segni di speranza tra gli uomini: “vedo segni di speranza nei preti e nei laici che accettano la fede in Gesù Cristo e sono preparati a camminare la via della Croce con Lui verso la Resurrezione”. In ultimo, Müller ci ricorda che la Speranza non ci viene “dall’accettazione mediatica della Chiesa”, ma, invece, da Gesù Cristo, “il profeta e perfezionatore della nostra fede”.

Possa questo libro essere d’aiuto a molti cattolici per difendere la fede, e possa anche portare molti dei suoi lettori non cattolici nella Chiesa cattolica

 

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