Sacerdote

 

 

di Aurelio Porfiri

 

Io vorrei soffermarmi per questo articolo su una parola che credo sia importante per inquadrare il problema del clericalismo. Questa parola è in effetti uno degli antidoti allo stesso, un antidoto che per essere efficace dovrebbe essere messo in cima ad ogni documento come strada maestra per chi volesse seguire la chiamata al sacerdozio. Questa parola è servizio. Il sacerdozio è un servizio. Se si tenesse questo concetto al centro della riflessione costantemente ed efficacemente, certamente tutte le contraddizioni che vengono fuori dal clericalismo imperante sarebbero così forti che sarebbe impossibile notarle. Gesù stesso offre la chiave vera di interpretazione, dicendo di non essere venuto per essere servito ma per servire. Servitium è propriamente farsi servo, farsi prossimo a tutti per offrire se stessi. Il servitium puo’ essere retribuito e può essere dato gratutitamente: questo ultimo è l’autentico spirito cristiano. Certo questo non significa che chi offre un servizio non deve essere propriamente sostenuto e supportato anche economicamente, come è giusto che sia. Significa che il servizio non è mezzo per arricchirsi in primo luogo. Il servitium è proprio del servo. Anche l’etimologia di questa parola è interessante se si guarda alla parola servare, che significa conservare. Cosa conserva il sacerdote? Esso, quando informato dello spirito cristiano più autentico è veramente alter Christus, nel senso che fa vedere all’altro lo spirito più autentico del cristianesimo che è profondamente impregnato del concetto di servizio. Questo servire quindi, è anche e soprattutto un conservare, un tramandare, un farsi tradizione. È mostrare quel volto misericordioso che risale alla figura del Maestro e Fondatore, nostro Signore. Il sacerdote autentico è tradizione, tradizione che si rannoda al significato dato sopra alla parola servizio, conservare e trasmettere. È tradizione in un modo veramente efficace, in quanto in ogni nuovo sacerdote, quando veramente informato dello spirito cristiano, si perpetua il volto di Cristo. Certamente questa categoria di servizio non è propria soltanto del sacerdozio ma direi che gli è specifica. Senza la vera dedizione all’essere colui che serve si manca completamente la natura stessa di questo ministero dando il via alle deformazioni dello stesso di cui la più terribile è quella che da vita al clericalismo.

Cosa è infatti il clericalismo, se non uno spostamento evidente di significato? Esso non considera il servire come importante, quanto l’essere servito. Chi è dedito al clericalismo non serve la Chiesa ma si serve della Chiesa. Io credo che basterebbe riflettere sulla pregnanza di questa parola, servizio, per vedere come evidenti tutte le deformazioni che vengono date dalla deriva clericalista. Il clericalismo mette al centro se stessi, non l’altro e ovviamente decentra Cristo Signore. Potremmo definirlo come una decentrazione in atto dello spirito vero del cristianesimo. L’io divene d-io. Certamente tutti siamo imperfetti e peccatori a cominciare dallo scrivente. Quindi, tutti dovremmo riflettere sulla categoria del servizio. Spero che lo faranno anche tanti sacerdoti così da ritrovare lo spirito più autentico della propria vocazione e missione nel mondo. Una vocazione che, non dimentichiamolo, non è e non può essere centrata su se stessi e sulle proprie esigenze di fare carriera. Le tentazioni umane esistono per tutti, ma questa è una delle più forti contro cui lottare.

 

 

 

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