cei conferenza episcopale italiana

 

 

di Luca Del Pozzo

 

Oltre al fatto, già ampiamente sottolineato, della assoluta inutilità di una legge ad hoc contro la cosiddetta omotransfobia con buona pace di chi, nientemeno che in ambito cattolico, continua a parlare di “buone intenzioni del legislatore” e di “obiettivi del tutto condivisibili” come si è letto anche di recente sul giornale dei vescovi (in questo caso gli aggettivi contano più dei sostantivi?), c’è un punto del progetto di legge Zan approvato l’altro giorno alla Camera con 265 voti a favore a 193 contrari (a proposito: l’opposizione può contare su 273 voti, degli 80 mancanti all’appello ben 74 erano assenti, 1 si è astenuto e addirittura 5 hanno votato a favore, ci siamo persi qualcosa?), un punto, dicevamo, che forse più di altri dice dell’impronta liberticida e, anzi, diciamo pure totalitaria del progetto in questione, naturalmente ben camuffato sotto le funamboliche insegne linguistiche del politicamente corretto. L’art. 6, comma 3 prevede infatti che “in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche e nelle scuole, comprese quelle elementari”. Avete letto bene: scuole elementari, cioè bambini. I quali, come dimostrano gli innumerevoli episodi già accaduti in svariate scuole d’Italia per non dire di recenti iniziative (per info citofonare comune di Torino) formalmente saranno accompagnati – com’è che si dice? – in un processo di crescita e formazione al rispetto dell’altro e della diversità, al contrasto al bullismo e via dicendo; nella sostanza saranno invece (ri)educati secondo i canoni dell’ideologia gender, magari a suon di letture tipo (occhio che si tratta di testi scolastici) “Perché hai due papà?” oppure “Piccola storia di una famiglia…perché hai due mamme?”, e molto altro ancora. Il tutto ovviamente con il gentile supporto  – udite udite  – dell’ineffabile Unar. Per chi non lo ricordasse l’Unar (che sta per Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale del Dipartimento Pari Opportunità, cioè Governo) è lo stesso organismo che nel 2013 aveva dato incarico all’Istituto Beck di produrre gli opuscoli “Educare alla diversità a scuola”, opuscoli che vennero poi diffusi alla chetichella a febbraio 2014 salvo poi essere ritirati in fretta e furia quando si scoprì che dietro c’erano, ma tu guarda il caso, ben 29 associazioni Lgbt. Ma che c’entra l’Unar col Dl Zan? C’entra perché anche stavolta come già nel 2013 l’Unar dovrà elaborare una opportuna “strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto alle discriminazioni”. A riprova di come il piano portato avanti dalle lobby che lavorano dietro le quinte sia esattamente lo stesso, solo è cambiato il treno legislativo (i cattolici imparassero come si fa lobby, dentro e fuori il parlamento; sempre che, ovviamente, sia abbia uno straccio di obiettivo da perseguire, ma qui il discorso ci porterebbe troppo lontano…). Non solo. A riprova della forzatura ideologica di tutta l’operazione vi è anche il riconoscimento del contestatissimo concetto di “identità di genere”, contro cui persino le femministe si sono opposte. Ovviamente al Senato la musica sarà ben diversa (sempre che, si spera, l’opposizione faccia il suo mestiere). Ma se anche alla fine il dl Zan non dovesse arrivare in porto, non si può non restare basiti nell’assistere ad un parlamento che mentre il Paese si trova a dover fronteggiare una crisi sanitaria ed economica senza precedenti, per tacere di tutto il resto (terrorismo, ecc.), non trova niente di meglio da fare che approvare in fretta e furia iniziative di legge inutili e liberticide, con l’aggravante di distrarre anche importanti risorse economiche, per l’esattezza 4 milioni all’anno, che in un momento come questo sarebbe molto più utili e saggio destinare altrove. Il tutto, manco a dirlo, nel più assordante silenzio dei vescovi italiani, che dopo la dura (e lodevole) presa di posizione iniziale della Cei sono praticamente scomparsi dai radar (e sarebbe interessante approfondire se e in che misura su tale atteggiamento abbia influito il recente endorsement papale alle unioni civili samesex). E’ tempo che chiunque ha a cuore la libertà, a prescindere dal credo religioso o politico, si alzi e si faccia sentire prima che sia troppo tardi.  Un conto è il rispetto dovuto a tutti indistintamente; altro conto è rischiare di finire in galera se uno dice che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma. Anche no, grazie

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