Dio creatore del mondo

 

 

di Alberto Strumia

 

II domenica di Natale

(Sir 24,1-4.12-16; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18)

Questa seconda domenica di Natale, che si colloca, quasi di nascosto, tra le grandi solennità della santissima Madre di Dio e dell’Epifania, fa pensare agli anni dell’infanzia di Gesù, e ai trent’anni della sua vita domestica tutti dedicati esclusivamente – per quanto ne sappiamo dai Vangeli, a parte la comparsa pubblica del Dodicenne tra i dottori del Tempio – a Maria Sua madre e, almeno per un certo numero di anni, che lo videro in vita, al Suo “padre legale”, Giuseppe al quale è dedicato un “anno speciale”, appena iniziato lo scorso 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. La quasi totalità della vita di Gesù fu trascorsa esclusivamente con loro, come per offrire ad essi un “Paradiso anticipato” che li doveva – per un dovere di giustizia che coincide con la carità, con l’amore di Dio – ricompensare da subito per avere accettato la loro unica straordinaria missione.

Le letture di oggi, sono un invito liturgico, a tutti noi, ad inserirci in punta di piedi in questa delicatezza di Dio, in questa squisita sensibilità della Trinità nei loro confronti. E attraverso di loro anche nei nostri confronti; noi che, nella Chiesa, abbiamo accettato di compiere la nostra missione. Anche a noi, in questa liturgia, viene anticipato un po’ di Paradiso, attraverso delle letture che descrivono la realtà della vita e del mondo creato e redento, così come ci sarà dato di vederlo nell’Eternità, con il riflesso della Gloria di Dio.

– La prima lettura è un “canto di gloria” della Sapienza di Dio che «in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria». Il canto degli Angeli che nella notte di Natale è arrivato ad avvolgere la grotta di Betlemme: «Gloria a Dio nell’alto del Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!» (con buona pace degli odierni traduttori che sembrano disconoscere la parte della volontà dell’uomo nell’atto di fede), è anticipatamente reso accessibile a chi, come noi, lo vuole fare entrare nella sua anima, nella sua intelligenza, nella sua affettività, nella sua esistenza.

– La seconda lettura con l’inno cristologico del primo capitolo della Lettera agli Efesini ci mette sulle labbra la giusta, la vera, la bella risposta che ogni uomo «di buona volontà», tutti «gli uomini di buona volontà» non possono non dare all’Annuncio della nascita del Salvatore, allo spalancarsi alla vista della mente di tanta gloriosa Sapienza e Bellezza.

Dopo tanta bruttezza del nostro mondo, prodotto di un’umanità devastata e disumanizzata dal cedimento all’azione distruttrice di Satana, finalmente si respira vedendo la realtà in ciò che essa è veramente, ricevendo “per grazia” un po’ dello sguardo di Dio sugli esseri da Lui creati. Oggi, questa liturgia, ci fa percepire, come nostra, l’antropologia, la psicologia, lo stato esistenziale che dovette vivere san Paolo quando si azzardò a dire: «Noi abbiamo il pensiero di Cristo» (1Cor 2,16).

– Il Vangelo riproponendoci il “prologo” del Vangelo di san Giovanni, già presente nella Messa del giorno di Natale, sembra volerci dire che le parole del Natale non erano un sogno, ma la verità.

Questo prologo ripercorre tutto ciò che rende comprensibile il senso della realtà delle cose create e increate.

– L’eternità di Dio nella relazione tra le Persone del Padre e del Figlio: «in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio».

– La Creazione a misura del Verbo, Sapienza di Dio, che fa essere dal nulla tutti gli esseri che esistono distinti da Dio: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».

– La creazione degli uomini che partecipano della Vita di Dio mediante il Verbo: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini».

– L’ombra del “peccato originale” che ha oscurato deliberatamente l’intelletto e la volontà umane: «la luce splende nelle tenebre».

– La vittoria del Salvatore, prevista dall’eternità: «le tenebre non l’hanno vinta».

– Il tempo che scandisce la storia, come pedagogia (Giovanni Battista, che riassume in sé tutta Legge e i Profeti) a Cristo Salvatore: «Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui».

– La non ambiguità di Giovanni che insegna agli uomini di Chiesa a non presumere di essere loro i salvatori del mondo («Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce»), ma a mettere al centro Cristo, unico Salvatore: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo».

– La libertà degli uomini

= che possono scegliere tra il non riconoscere il Salvatore, preferendo la presunzione in se stessi e il conseguente asservimento al mondo, a Satana: «Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto»

= e il riconoscerlo e seguirlo, ricevendo la trasfigurazione della loro stessa umanità: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio».

– L’incarnazione del Verbo, compresa alla luce di tutto il piano di Dio che va dalla Creazione al riepilogo di tutto nella Gloria di Dio partecipata alle Sue creature, agli uomini («Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia») e con essi agli angeli: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità».

In Maria, la Madre di Dio, questa Incarnazione del Verbo, questa glorificazione dell’uomo si è materializzata per opera dello Spirito Santo: a lei chiediamo di far crescere anche noi, nella Chiesa, come membra del Corpo del suo Figlio, il Figlio di Dio.

Bologna, 3 gennaio 2021

 

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email