Ludovine de La Rochère e Albéric Dumont, presidente de La Manif Pour Tous

Ludovine de La Rochère e Albéric Dumont, presidente de La Manif Pour Tous

 

 

di Silvio Brachetta

 

Inutilmente Ludovine de La Rochère e Albéric Dumont, presidente e vicepresidente de La Manif Pour Tous, sono stati ascoltati in audizione presso la Commissione speciale dell’Assemblea nazionale francese. “Ascoltati”, in questo caso, è un eufemismo: sono andati ad esprimere una profonda preoccupazione circa i progetti relativi alla famiglia e alla genitorialità – in particolare la Procreazione medicalmente assistita (PMA) senza padre e la Maternità surrogata (GPA, Gestation pour autrui) – ma non hanno ottenuto alcuna risposta da parte dei deputati. Lo riferisce Le Salon Beige in due recenti articoli (qui e qui).

Emmanuel Macron e il suo esecutivo hanno in progetto di estendere la PMA alle donne single, lesbiche e transgender. Il che potrebbe spalancare le porte alla pratica della GPA, specialmente se la possibilità fosse estesa agli uomini. Si tratterebbe, insomma, della completa mercificazione dei feti e, dunque, delle persone, per compiacere il capriccio di un certo femminismo e del progressismo laicista.

L’esecutivo, a parole, si smarca e dice di opporsi alla GPA. Ma pochi credono a questa, che ha tutta l’aria di essere una semplice strategia per zittire l’opposizione. Il disegno di legge, più volte respinto, è ultimamente stato presentato al gabinetto il 24 luglio scorso. Il governo conta alla promulgazione della legge entro il primo trimestre 2020, dopo l’esame dell’Assemblea nazionale e del Senato.

La Rochère e Dumont hanno posto, all’Assemblea, «domande molto concrete sul ruolo del padre nei confronti del bambino, sulla tecnicizzazione del concepimento delle persone (che sono in linea di principio fertili), sull’uso della medicina per scopi non medici, sulla libertà delle donne di avere un figlio quando lo desiderano – senza alcuna pressione da parte del datore di lavoro o della società di cui fanno parte, mediante l’autoconservazione degli ovociti –, sulla riduzione in schiavitù delle donne nel mondo per mezzo della GPA, sulle limitazioni giuridiche da porre in termini di concepimento e filiazione, sul fatto che, tutto ciò che è possibile fare, non sia necessariamente desiderabile».

Qual è stata, dunque, la reazione dell’Assemblea nazionale alle domande della delegazione La Rochère-Dumont? Alcuni deputati – dice La Rochère – «si sono lamentati, altri ci hanno contestato apertamente». Non solo – continua –, ma invece di rispondere ai nostri quesiti, «alcuni avevano preparato un piccolo discorso, quasi volessero farci una lezione»! I delegati della Manif sono stati trattati con estrema arroganza e accusati di volere reintrodurre un modello di famiglia patriarcale e autoritario.

Eppure – dice La Rochère – «abbiamo cercato di entrare nella loro logica», dovendo però ammettere, in seguito, che essa «è piena di contraddizioni e totalmente sganciata dalla realtà». Sembra quasi, per loro, che «tutto ciò che conta sia il desiderio dell’adulto»: non hanno avuto alcun interesse a commentare le «numerose testimonianze di bambini privati di un padre», che abbiamo loro portato. I deputati sono completamente fermi al «concetto» teorico e alla «pura costruzione intellettuale», avulsa dai fatti.

La Rochère è rimasta impressionata dalla mentalità chiusa con cui ha dovuto confrontarsi. Secondo questo modello falsato di pensiero, «è la volontà che dovrebbe modellare tutto» e il legame adulto-bambino fondarsi «solo sul gusto». Sono arrivati al punto che, nella loro logica, «non esiste più nemmeno un padre e una madre» e che «la biologia non conta più nulla».

Le cose stanno, invece, assai diversamente e non per opinione, ma perché c’è una verità oggettiva, che non può essere eliminata. Tutti sanno bene – osserva La Rochère – «che la cosa migliore per un bambino è di essere desiderato e accolto, poi cresciuto con amore da suo padre e sua madre. Questo, fortunatamente, avviene per oltre il 75% dei bambini. Dobbiamo avere dell’ambizione per i nostri figli, che rappresentano le generazioni a venire». Se, al contrario, «il disegno di legge [sulla PMA, ndr] fosse approvato così com’è, come potranno i deputati giustificare, in venti, trenta o cinquant’anni, di avere costretto i bambini a essere deliberatamente privati di un padre per tutta la vita, privati dell’amore paterno, privati dell’esperienza e della ricchezza del legame con un padre? Come giustificheranno una tale violenza fatta sul bambino?»

Consentire la PMA a donne lesbiche e transgender, inoltre, provocherebbe con tutta probabilità un’analoga richiesta da parte degli uomini, che altrimenti si sentirebbero discriminati. Nessuno potrebbe, così, garantire che le coppie gay non ricorrerebbero alla GPA, che è l’unico modo, per un uomo, di ottenere un bambino.

 

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